Sabato 20 novembre un menù speciale alle mense Caritas

”Ma che cos’e’? Una patata?”. Non tutti gli ospiti della mensa della Caritas di Colle Oppio sanno precisamente cosa sia un tartufo bianco, la ‘pepita’ da un chilo che troneggia sul buffet. Il regalo del Papa, arrivato a sorpresa in un uggioso sabato di novembre, li ha colti alla sprovvista. Riempiendoli di gratitudine e meraviglia. Il maxi-tartufo proviene dalle Langhe ed e’ stato, a sua volta, regalato a Benedetto XVI da Antonio Bertolotto, un imprenditore cuneese impegnato nella green economy.
In fila, tra le centinaia di persone in attesa del pasto, c’e’ chi conosce bene la rara delizia, oggi servita insieme al riso bianco e chi non l’ha mai assaggiata in vita sua. ”La verità? Non me lo aspettavo – confida Massimo, un sessantacinquenne romano venuto alla Caritas accompagnato da sua moglie – Io conosco bene il tartufo bianco e lo apprezzo molto. Non siamo stati sempre ‘poveri’ – racconta -, veniamo qui solo da un mese, in attesa che mi arrivi la pensione… E’ un brutto periodo, ma questo dono oggi ha reso speciale la nostra giornata, una giornata da re”.

Lo stesso tartufo, fa sapere il direttore della Caritas diocesana di Roma, Monsignor Enrico Feroci, questa sera sarà servito a cena alla mensa di via Marsala. ”Bastera’ per tutti – dice Feroci – perche’ e’ davvero enorme. Sappiamo che e’ stato battuto ad un’asta di beneficienza per 100 mila euro, ed e’ un regalo grandissimo per noi. Soprattutto per coloro che non lo avevano mai assaggiato. Quando il Papa ci venne a trovare, lo scorso febbraio a via Marsala – aggiunge -, gli si inumidirono gli occhi nell’ascoltare le parole dei nostri ospiti. Beh, oggi vorrei che fosse qui, per poter vedere di persona la felicita’ che ha portato negli occhi di quelle stesse persone”. Assan e’ un giovane somalo arrivato a mensa insieme ad un gruppo di suoi connazionali. Lui, come la maggior parte degli immigrati che frequentano la mensa (il 60% del totale), non conosce nemmeno il significato della parola tartufo. Ma ne apprezza il gusto. ”Buono! Buono!”, dice nel suo italiano stentato mentre affonda la forchetta nel piatto di riso ‘aromatizzato’. Eppure, tra i suoi compagni, non tutti si lasciano convincere dal profumo intenso: annusano e preferiscono non osare, ripiegando su pietanze piu’ ordinarie come pasta al forno, fagioli, insalata e arrosto. ”Alcuni lo hanno scambiato per un dolce, altri per una patata dolce – racconta la responsabile della mensa Maria Teresa Conti -. Gli immigrati, soprattutto gli africani non lo conoscevano, ma anche chi non lo ha assaggiato ha apprezzato il pensiero dolcissimo che oggi il Santo Padre ha avuto per noi”. (tratto dall’Ansa del 20 novembre)