Iniziato durante la Quaresima, il corso vede la partecipazione di oltre 200 operatori

«Gesù si è fatto povero per arricchirci della sua povertà, ha dato tutto se stesso per noi. Per fede noi lo riconosciamo nel povero, ed è per il suo stesso amore che lo soccorriamo nei poveri, negli ultimi, negli emarginati». È questo, come ha spiegato il direttore monsignor Enrico Feroci, il tema che gli operatori dei servizi della Caritas diocesana di Roma approfondiscono in un corso di formazione della durata di tre mesi che ha preso il via durante la Quaresima.

Nell’illustrarlo, in una lettera inviata personalmente ad ognuno di loro, monsignor Feroci, ha sottolineato come «nell’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI, il corso è un’occasione propizia per approfondire i contenuti della nostra fede e anche per intensificare la testimonianza della carità».

Oltre 200 operatori Caritas, che lavorano nei 36 centri diocesani, sono guidati nella riflessione da due parroci romani, don Giampiero Palmieri e don Paolo Salvini, che proporranno durante i diversi incontri una riflessione sulla Lettera di Giacomo offrendo alcune linee guida per una lettura personale ed attualizzata del testo.

In questa riflessione, don Palmieri, parroco di San Frumenzio, si è soffermato sull’invocazione alla Sapienza che con cui Giacomo apre la sua lettera. Un’invocazione che nelle Sacre Scritture avviene nei momenti di difficoltà «quando si cerca “la sapienza che viene dall’alto” come punto di vista nuovo sulla sofferenza, è il punto di vista della Croce». Una Sapienza che, secondo il sacerdote “fa la differenza”, perché «apre alla fede, intesa come profonda relazione con Dio e fiducia nella sua Parola che ci rinnova, ci libera dai nostri grovigli interiori, dal peccato e ci restituisce la nostra dignità di figli. La Parola di Dio in noi è come la parola della creazione; ci rigenera, ci rende capaci di amare veramente, non solo per superare o colmare i nostri bisogni». Il relatore ha poi continuato spiegando che la fede «ci dispone ad accogliere la Parola di Dio nella sua integrità, a ricomporre le nostre scissioni, a superare le nostre paure di cambiare, a vincere lo spirito di contesa e le gelosie che negano la carità e svuotano di senso il nostro agire».

La Parola di Dio, secondo l’altro relatore, don Paolo Salvini parroco di San Fulgenzio, «non è un monologo, aspetta la nostra risposta». Per questo, «accettandola, come un’offerta amorosa, costruiamo un’alleanza con un dialogo, nel quale noi diventiamo figli e permettiamo a Dio di diventare padre. Cresce una relazione, che non è stabile e perenne, ma che, come una partita a scacchi, cambia alla mossa successiva, con scenari diversi di volta in volta».

Il corso, dopo il primo modulo “La Caritas e la sua missione”, proseguirà con altri due “Il Vangelo della carità” e “Un’opera di condivisione”. La formazione è impostata su una metodologia pastorale peculiare ai temi della carità, approfondendo sia gli aspetti teologico-pastorali che le tematiche sociali con cui gli operatori vengono in contatto durante il servizio.

Per il direttore monsignor Feroci, il corso è anche un’occasione in cui gli operatori, molti dei quali giovani, «condividono il lavoro che quotidianamente svolgono nei servizi, non senza difficoltà e sacrificio, per intessere relazioni e prendere coscienza della loro opera».