Più di 150 giornalisti hanno partecipato all’incontro di formazione della Caritas di Roma

Carità, emarginazione e informazioneDalla carità secondo Papa Francesco alle sue declinazioni concrete: il rapporto con i malati e i disabili, gli immigrati e i carcerati. È stato questo il filo conduttore della giornata di formazione per giornalisti organizzata dalla Caritas di Roma giovedì 27 novembre. Il corso, intitolato “Carità, emarginazione e informazione”, si è tenuto nel teatro della Case famiglia di Villa Glori.

Ad aprire i lavori è stato il direttore della Caritas monsignor Enrico Feroci che ha parlato, nel primo panel dedicato alla figura di Papa Francesco in relazione alla carità, dell’umanità di un pontefice «concretamente vicino agli uomini, oltre che a Dio». Sono stati diversi gli spunti di riflessione su mondi che vivono nell’ombra o vengono mal rappresentati: quello dei malati, delle persone disabili, quello degli immigrati e quello dei carcerati. Diversi relatori – tra cui il vice assistente nazionale Unitalsi don Danilo Priori, don Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, Angiolo Marroni, garante dei detenuti del Lazio, e Salvatore Geraci, responsabile dell’Area sanitaria della Caritas di Roma, hanno sottolineato l’importanza di vivere esperienze concrete vicino alle persone emarginate. Respirare una malattia accanto al letto di un sofferente, passare del tempo con un carcerato, vivere vicino a un migrante aiuta a inquadrare correttamente una realtà e a descriverla senza pregiudizi e frasi fatte.

No quindi a “costretto in carrozzina” per una persona disabile, no alla “sindrome di Salgari” che ingenera una paura abnorme e del tutto immotivata su ipotetiche malattie tropicali che porterebbero i migranti dai loro Paesi di origine, no a un’immagine sterotipata del carcerato: ognuno ha la sua storia e la sua specificità, e «non saperlo evidenziare vuol dire far male due volte, in un contesto che in realtà rade al suolo le storie personali».

Caritas_informazione2Spazio è stato dedicato anche a Tor Sapienza e alla sua difficile realtà con gli interventi di Lorenzo Chialastri e Caterina Boca dell’Area Immigrati della Caritas di Roma. Alla conclusione dei lavori, tenuta dal cardinale vicario Agostino Vallini, lui stesso ha ricordato: «Roma ha una vocazione inclusiva e questa va alimentata a livello urbanistico, sociale, culturale, valoriale e religioso. Quello che è successo a Tor Sapienza è l’esperienza della fatica di vita in questa epoca storica. Non è un fatto isolato e indecifrabile di lotta fra poveri ma il simbolo della fatica di vivere in epoca moderna nelle grandi città metropolitane». Da ultimo, un auspicio: «Ci vorrebbe una intelligente e lungimirante programmazione del futuro delle città».