“Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”. Con questo passo dei Salmi, il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, presenta in due interviste – a Repubblica e al Corriere della Sera – la “Preghiera per Roma” che lunedì 22 dicembre, alle 19, vedrà riunita la comunità cristiana davanti l’icona della Salus Populi Romani a Santa Maria Maggiore.

Pubblichiamo un estratto di entrambe, rivedendole parzialmente e integrandole.

image2Monsignor Feroci, le preghiere possono fermare mafia, malaffare e sfruttamento dei poveri, i grandi mali che hanno colpito Roma?
Il primo pensiero che mi viene in mente sono le parole del Salmo “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”. Per noi uomini di fede è imprescindibile invocare la presenza del Signore affinché converta i nostri cuori e perché ci apra alla speranza di una nuova stagione di legalità e di serenità. In un contesto in cui gli “ultimi” della nostra città – poveri, rifugiati, rom, minori non accompagnati ed ex detenuti – sono le prime vittime di una crisi etica e morale le cui ripercussioni sono ben lungi dall’essere note, ritengo importante che si elevi alla Vergine Maria la preghiera di tutti i romani e soprattutto di coloro che operano a favore dei fratelli poveri. Una preghiera di supplica, affinché la straordinaria opera di carità della Chiesa di Roma sia sempre più patrimonio condiviso per il bene comune della nostra città.

Roma, il centro universale della cristianità, sporcata, umiliata e vilipesa da mafiosi ed esponenti della mala vita organizzata. Perché è potuto succedere tutto questo?
Ritengo che sia proprio questo il danno maggiore che sta subendo la nostra città, in termini spirituali, di immagine e quindi anche economici. Diamo per scontati i valori etici – che noi cristiani riconosciamo anche come valori evangelici – fino al punto di non sentire più l’esigenza di incarnarli nella nostra quotidianità e di proclamarli. Solo se sapremo coniugare il benessere con il lavoro, l’educazione con la morale, gli affari con l’etica, i piaceri con la coscienza, la politica con i principi, la scienza con la responsabilità, la società con la famiglia, e la fede con i sacrifici, troveremo la strada che ci salverà.

Papa Francesco, vescovo di Roma, si unirà in preghiera con la veglia della basilica di Santa Maria Maggiore?
La veglia si svolgerà davanti all’icona della Salus Populi Romani alla quale papa Francesco è particolarmente legato. Il Santo Padre è sempre molto attento alla città di Roma e abbiamo la certezza della vicinanza nella preghiera alla sua Diocesi.

image3Le istituzioni laiche (Campidoglio, Provincia, Regione) avrebbero dovuto vigilare di più. Ma la Chiesa non poteva fare forse di più per prevenire gli scandali di questi giorni?
Credo che la crisi attuale sia soprattutto dovuta alla mancanza della politica. A Roma sono anni che non si programma, che non si fanno politiche sociali, che le istituzioni non dialogano tra loro, che i partiti sono dominati da gruppi di potere. Anche nel linguaggio che usa la stampa si evince come manchi del tutto la programmazione: “emergenza profughi”, “emergenza rifiuti”, “emergenza criminalità” e tante altre emergenze. Quando le politiche lasciano il passo a queste situazioni, con decisioni frettolose, deroghe e scorciatoie, ecco che il malaffare trova spazio e interessi. Credo, purtroppo, che fenomeni di questo tipo siano molto più diffusi di quelli emersi.
La Chiesa, attraverso la Caritas e molte altre realtà associative e movimenti, ha denunciato questo stato di cose per molti anni, ha sopperito a molte mancanze formando generazioni di romani alla solidarietà. Ma la Chiesa non è solo quella “istituzionale”. Ogni cristiano, attraverso la sua testimonianza di vita e quindi anche in politica, può e deve impegnarsi per il bene comune arginando il malaffare.

Le mele marce possono trovarsi in qualsiasi ambiente. La Caritas diocesana non si è mai accorta che tra alcune cooperative ed esponenti della malavita potevano nascere “alleanze” perverse e pericolose?
Non conoscevamo nel dettaglio quanto emerso, le tangenti e nemmeno l’appartenenza di alcuni personaggi alla malavita organizzata. Certamente conoscevamo la gestione dell’accoglienza che veniva fatta in alcuni centri e più volte l’abbiamo denunciata. L’ultima il giorno stesso della “rivolta” di Tor Sapienza, quando in un comunicato stampa parlavamo di “cooperative senza scrupoli che poco hanno a cuore la sorte delle persone che gli sono affidate”.
Per altri episodi abbiamo espresso perplessità, non comprendendo le scelte politiche e denunciando le gravi violazioni subite dai poveri: alcune modalità di accoglienza per gli immigrati e i senza dimora, lo sgombero del campo rom a Tor de’ Cenci e la gestione di alcuni campi previsti dal Piano nomadi della passata amministrazione.

La cooperativa 29 Giugno era nata con lo scopo di dare la possibilità ai detenuti tornati in libertà possibilità di lavoro. Scopo encomiabile e necessario che però dopo è stato tradito. Perché è successo?
Alla costituzione di questa cooperativa ha contribuito anche il fondatore della Caritas, don Luigi Di Liegro, insieme a molti uomini di cultura e della politica. Sono sicuro che in essa ancora vi sono tante oneste persone che grazie a questo lavoro si sono reinserite nella società. Lunedì pregheremo anche per loro.
La cooperazione rimane la forma più valida del privato sociale laddove non tradisca la propria storia e i propri valori, rifiutando la logica del profitto e della speculazione e mettendo al centro le persone che vengono assistite con i loro bisogni, svincolandosi da logiche di potere politico. Le assicuro che assistere un rifugiato o un rom non è un business se fatto con etica e onestà.

Cosa potranno chiedere i tanti romani onesti che si raduneranno in preghiera davanti alla veneratissima immagine della Madonna?
Come ci ha detto il cardinale Agostino Vallini, chiederemo che il Signore tocchi i cuori di tutti, susciti un rinnovato impegno per costruire una città dal volto umano, dove la dignità inviolabile di ogni persona, la giustizia e la solidarietà siano valori condivisi e praticati.