Messaggio del Santo Padre Francesco
in occasione dello spettacolo teatrale “Se non fosse per te”

Fratelli e sorelle, buonasera!

Qualcuno mi ha fatto sapere che questa sera, nell’importante teatro Brancaccio, voi ospiti dei centri di accoglienza della Caritas della nostra Chiesa di Roma sarete attori nella rappresentazione dal titolo “Se non fosse per te”, che racconta esperienze vere, difficili, di abbandono ed emarginazione da voi stessi vissute. Questa iniziativa teatrale parla del vostro amore per i figli, per i genitori, per la vita, per Dio. Sono contento di essere in questo modo tra voi, per compiacermi del vostro coraggio, per dirvi di non perdere la fiducia e la speranza. Dio ci vuole bene a tutti. La modalità con cui parlate alla città la reputo un’occasione di dialogo e di scambio significativo. Voi in cattedra, mettendo in mostra le capacità nascoste, aiutati da professionisti esperti che hanno saputo guidare voi-attori per far affiorare le risorse e le potenzialità di ciascuno di voi; e gli altri in ascolto, e – sono sicuro – meravigliati per le ricchezze che sono offerte. Chi mai pensa che un senza dimora sia una persona da cui imparare? Chi pensa che possa essere un santo?

Invece questa sera sarete voi a fare del palcoscenico un luogo da cui trasmetterci preziosi insegnamenti sull’amore, sul bisogno dell’altro, sulla solidarietà, sul come nelle difficoltà si trova l’amore del Padre.

La povertà è il grande insegnamento che ci ha dato Gesù quando scese nelle acque del Giordano per essere battezzato da Giovanni il Battista. Non lo ha fatto per bisogno di penitenza, di conversione; lo ha fatto per mettersi in mezzo alla gente, la gente bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. È questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. Il Buon Samaritano che raccoglie noi, malmenati dai briganti.
Scriveva san Gregorio di Nissa, un grande teologo dell’antichità: “Considerate bene chi sono i poveri nel Vangelo e scoprirete la loro dignità: essi hanno rivestito il volto del Signore. Nella sua misericordia egli ha donato loro il suo proprio volto”E sant’Agostino, diceva: “Sulla terra Cristo è indigente nella persona dei suoi poveri. Bisogna dunque temere il Cristo del cielo e riconoscerlo sulla terra: nella terra egli è povero, in cielo è ricco. Nella sua stessa umanità è salito al cielo in quanto ricco, ma rimane ancora qui tra noi nel povero che soffre”.

Anche io desidero unirmi a queste parole. Voi per noi non siete un peso. Siete la ricchezza senza la quale i nostri tentativi di scoprire il volto del Signore sono vani. Pochi giorni dopo la mia elezione, ho ricevuto da voi un lettera di auguri e di offerta di preghiere. Ricordo di avervi immediatamente risposto dicendovi che vi porto nel cuore e che sono a vostra disposizione. Confermo quelle parole. In quell’occasione vi avevo chiesto di pregare per me. Rinnovo la richiesta. Ne ho veramente bisogno.

Ringrazio anche tutti gli operatori della nostra Caritas. Li sento come le mie mani – le mani del Vescovo – nel toccare il corpo di Cristo. Ringrazio anche i tanti volontari, provenienti dalle parrocchie di Roma e da altre parti dell’Italia. Scoprono così un mondo che chiede attenzione e solidarietà: uomini e donne che cercano affetto, relazione, dignità e insieme alle quail tutti possiamo sperimentare la carità imparando ad accogliere, ascoltare e a donarsi.

Quanto vorrei che questa città costellata in ogni tempo di persone impregnate di amore di Dio – pensiamo a san Lorenzo, i suoi gioielli erano i poveri; san Pammachio, senatore romano, convertito, dedicatosi completamente al servizio degli ultimi; santa Fabiola, la prima che a “Porto” ha costruito un ostello per i poveri; san Filippo Neri; il beato Angelo Paoli; san Giuseppe Labre, uomo della strada; fino a don Luigi Di Liegro, il fondatore della nostra Caritas di Roma – dicevo, quanto vorrei che Roma potesse brillare di “pietas” per i sofferenti, di accoglienza per chi fugge da guerra e da morte, di disponibilità, di sorriso e magnanimità per chi ha perduto la speranza. Quanto vorrei che la Chiesa di Roma si manifestasse sempre più madre attenta e premurosa verso i deboli. Tutti abbiamo debolezze, tutti ne abbiamo.
Quanto vorrei che le comunità parrocchiali in preghiera, all’ingresso di un povero in chiesa, si inginocchiassero in venerazione allo stesso modo come quando entra il Signore! Quanto vorrei questo, che si toccasse la carne di Cristo presente nei bisognosi di questa città.

Con il vostro lavoro, il teatro di questa sera, sono sicuro, voi contribuirete a far crescere tali sentimenti. Grazie! Nell’attesa di potervi incontrare di persona, così come è avvenuto recentemente nella Cappella Sistina, vi invio la mia paterna benedizione.

Che il Signore ci aiuti a riconoscerlo nel volto del povero. La Vergine Maria ci accompagni in questo cammino. E a tutti voi chiedo per favore di non dimenticare di pregare per me.

Grazie.

FirmaPapaFrancisco