Enrico_Feroci_1Carissimi,
siamo nel tempo estivo, periodo di riposo, di preghiera, di riflessione personale e di programmazione. Per noi cristiani, l’estate non è mai tempo di vacanza, di ozio e disinteresse. È un periodo in cui sospendere l’ordinario per dare spazio alla straordinarietà della nostra azione pastorale: con i giovani e le famiglie nei campi-scuola, con gli altri confratelli nelle esperienze di condivisione.
Straordinaria, dolorosa e impegnativa è anche l’esperienza che – soprattutto in estate – ormai da oltre un decennio, ci troviamo ad affrontare per accogliere i rifugiati che arrivano a Roma in fuga da guerre, persecuzioni, povertà.
Ognuno di noi è chiamato a “non passare oltre”, ma a farsi prossimo.
L’imperativo di Gesù « Va e anche tu fa lo stesso» non può andare in vacanza. La parola di Gesù ci chiede di soccorrere oggi, accogliere e aiutare, così come ha fatto il Samaritano (in cammino per affari? In vacanza? In visita a parenti?).
Quello che è avvenuto nelle ultime settimane a Roma, alla Stazione Tiburtina e a Casale San Nicola in modo più evidente, e in molti altri “villaggi della disperazione” sperduti nella nostra città senza balzare alle cronache, ci richiama anche a essere “occhi per chi non vede”.
Il fenomeno delle migrazioni è vasto e con molte sfaccettature. Semplificare spiegazioni e possibili soluzioni – così come fanno alcuni politici e “intellettuali”- rischia di banalizzare la complessità, rafforzare i germi dell’ignoranza, trasformare una tragedia epocale in un sondaggio di opinioni in cui una soluzione vale un’altra. Rischia di far crescere l’ebola del razzismo, già così, purtroppo, presente nelle parole e nei fatti di tanti.
Provvidenzialmente ce lo ricorda in nostro Vescovo con la lettera enciclica “Laudato si”. Il creato che il Papa ci invita ad amare e rispettare è quello che ha al centro l’uomo, ogni uomo. Le migrazioni, ci dice, non possono essere affrontate e comprese senza conoscere i centoquarantaquattro conflitti che in questo momento insanguinano il mondo; senza collegarle alla sete e alla mancanza di cibo che soffre un miliardo di persone; senza commuoversi davanti alle persecuzioni, alle torture, alla paura, alla mancanza di diritti, la sfiducia e la rassegnazione di intere popolazioni.
Dobbiamo studiare, approfondire, conoscere e diventare “presta parola” di quello che ci ricorda il Santo Padre. È nostro dovere verso la comunità: non possiamo lasciare gli anziani e i giovani indifesi davanti alle urla televisive, alle manifestazioni razziste, agli slogan pieni di ipocrisia, utilizzati a fini elettorali. Spiegare quello che accade, dare un volto e una voce a chi soffre, rasserenare chi ha paura: questo è importante tanto quanto accogliere, sfamare, vestire e curare chi sbarca e arriva nella nostra città.
Vi invito a utilizzare questo tempo di riposo per documentarvi, studiare e approfondire così da riprendere il nuovo anno pastorale nella consapevolezza che il servizio a chi soffre è prima di tutto accogliere la sua storia.
Come Caritas abbiamo preparato una serie di documenti informativi, per orientarvi in questo approfondimento. Gli operatori del nostro centro stranieri sono a disposizione anche per organizzare incontri e seminari nelle parrocchie e con le associazioni ecclesiali.
Augurandovi un’estate fruttuosa, vi saluto fraternamente.

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