Il 18 dicembre all’Ostello “Don Luigi Di Liegro” alla Stazione Termini

Il prossimo 18 dicembre, alle ore 16.30, Papa Francesco aprirà la Porta Santa della Carità nel Giubileo della Misericordia. Dopo quella della Basilica di San Pietro e quella della cattedrale di Roma a San Giovanni, il Santo Padre varcherà la porta dell’Ostello e della Mensa della Caritas alla Stazione Termini di Roma.
Si tratta di un “piccolo villaggio della carità” nel cuore della Capitale, dove i fratelli e le sorelle in difficoltà, trovano accoglienza, ascolto e aiuto alle loro necessità. Un’opera fondata nel 1987 dal compianto monsignor Luigi Di Liegro – primo direttore della Caritas romana – che, con l’impegno di migliaia di volontari, in questi anni ha “parlato” alla città.
La “Porta Santa” che il Pontefice varcherà, non immette in un luogo ma fa entrare “in mezzo”, diventa il segno della disponibilità, della solidarietà, dell’amore, del luogo dove i poveri sono accolti e vivono; porta che conduce ad incontrare Dio nel povero, porta attraverso la quale ogni discepolo di Cristo deve entrare per gustare la “Misericordia” ottenuta. Un segno per affiancare, nel cammino del pellegrino, alla Cattedra del Vescovo anche il luogo in cui toccare la carne di Cristo presente nei bisognosi di questa città. Come Dio si è mosso per venire verso di noi, anche noi dobbiamo commuoverci, muoverci ed entrare nelle porte dell’amore, nel cuore di coloro che soffrono.
Il pellegrinaggio a cui ci ha chiamati papa Francesco in questo anno giubilare, infatti, è uno «stimolo alla conversione» attraverso la Misericordia, meta da raggiungere con impegno e sacrificio.
Le “porte sante” che il Santo Padre ci invita ad attraversare, oltre a quelle delle Basiliche maggiori e quelle che straordinariamente ha chiesto di aprire nelle Cattedrali o nei Santuari di ogni Chiesa diocesana, sono anche quei luoghi di ingresso che ci permettono di «lasciarci abbracciare dalla misericordia di Dio» e che favoriscono l’impegno «ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi».
Francesco ha scelto di riporre il tema della Misericordia «con nuovo entusiasmo» per una rinnovata «azione pastorale» perché «è determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre».
Un nuovo slancio pastorale che il Pontefice ha chiamato a vivere con l’esperienza del Giubileo del quale il pellegrinaggio ne è un segno peculiare «icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza».
Un invito che il Santo Padre estende ed esplica illustrando le porte misericordiose da oltrepassare per vivere l’esperienza giubilare. «Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo».
Nel videomessaggio che il papa ha inviato agli ospiti dei centri di accoglienza della Caritas diocesana, il 28 aprile 2015, scriveva che «la povertà è il grande insegnamento che ci ha dato Gesù» perché «è questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria».
L’insegnamento della povertà, a Roma, ha come cattedra più importante l’Ostello e la Mensa alla Stazione Termini che la Caritas ha aperto nel 1987 e che, dopo un periodo di lavori di ristrutturazione e ammodernamento, riaprirà proprio in prossimità del Giubileo.
I due centri della Caritas hanno rappresentato nel tempo e nella storia della Chiesa di Roma un punto di riferimento ed una risposta di solidarietà. Sull’appello evangelico «avevo fame e mi avete dato da mangiare», Don Luigi Di Liegro, primo direttore della Caritas diocesana di Roma, ha saputo costruire una sinergia tra esperienza ecclesiale, pubblica amministrazione, impegno civile e volontariato.
In questi anni, l’Ostello, è stato il luogo di incontro più prossimo con la povertà e l’emarginazione; in cui la comunità cristiana ha trovato lo spazio per condividere e socializzare con i fratelli emarginati.
Una relazione fatta di piccole cose come la doccia, il cambio della biancheria, il conversare seduti a tavola, che diventa la concretizzazione dell’amore evangelico.
Questa esperienza è quella che come Caritas offriremo ai pellegrini che varcheranno la Porta Santa e verranno nei centri di Roma per fare un servizio da volontari in una delle mense e degli ostelli; alle condizioni previste dalla Penitenzieria Apostolica per questo Giubileo, sarà possibile lucrare l’indulgenza.

Mons. Enrico Feroci
Direttore della Caritas di Roma