Il convegno della Consulta nazionale antiusura all’Ostello “Don Luigi Di Liegro”

IMG_20160111_103830848«Si lotti con tutte le forze per sconfiggere le diffuse piaghe sociali dell’usura e dell’azzardo che generano continui fallimenti non solo economici, ma anche familiari ed esistenziali ». È il forte appello di Papa Francesco nel massaggio inviato dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, al vicepresidente e segretario della Consulta nazionale antiusura, monsignor Alberto D’Urso, in occasione della Giornata di preghiera e di studio presso l’ostello ‘Don Luigi Di Liegro’ della Caritas di Roma che si è svolta l’11 gennaio.

Prima il passaggio degli oltre cento delegati delle 28 Fondazioni antiusura d’Italia alla Porta Santa della Carità, aperta proprio dal Papa lo scorso 18 dicembre, poi la celebrazione eucaristica presieduta dal segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino. Anche da lui parole molto preoccupate, in particolare sul milione è mezzo di famiglie sovraindebitate, a forte rischio di finire nel baratro dell’usura. Una vera a propria «tragedia – la definisce Galantino –, ma dire che l’attenzione delle istituzioni è sufficiente è una bugia, così come quella dell’informazione che se ne occupa solo quando c’è qualche morte violenta». Poi un affondo sull’attualità politica. «Ma che Paese siamo – chiede il vescovo – quando chiudiamo gli occhi davanti a 1,5 milioni di famiglie vittime dell’usura?».
«Varcare la Porta Santa della Carità aperta da papa Francesco – ha detto il segretario della CEI – è stata una grande emozione e la presa di coscienza del vero senso del Giubileo: quello di attraversare le fatiche e peccati della nostra vita e di chi ci è vicino, accompagnati dalla Misericordia». Per il presule, inoltre, «l’Ostello dedicato a don Luigi Di Liegro è l’esempio di una “Chiesa in uscita” anche da retoriche e insicurezze».

IMG_20160111_104943202La giornata è proseguita con un seminario sulla legge n.3 del 27 gennaio 2012 ‘Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi di sovraindebitamento’. «È tornata l’usura della porta accanto», avverte don Alberto D’Urso, che approfitta della solitudine di quelle famiglie «che versano in una condizione di vita fallimentare, non in grado di progettare un futuro con i propri figli o per i propri figli ». Famiglie per le quali operano le Fondazioni antiusura «per liberarle dalla morsa dei debiti, dal rischio di finire in usura o di ricorrere alla malavita organizzata che allunga l’agonia degli indebitati ma non risolve i loro problemi». Una situazione alla quale contribuisce l’azzardo. «Nessuno può giustificare questa nefandezza – accusa il direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci –. Roma è la capitale dell’azzardo. E anche dell’usura. Per questo dovrebbe crescere la sensibilità di quelli che dovrebbero intervenire e invece non lo fanno ». Messaggi che vengono raccolti dal commissario antiracket e antiusura, Santo Giuffrè. «Dobbiamo prevenire, aiutare chi è in difficoltà, le vittime potenziali – afferma –. È giusto che lo Stato intervenga prima che finisca in mano alla criminalità organizzata che ormai si è impossessata del mercato dell’usura». E se ora la normativa privilegia le imprese rispetto alle famiglie, il commissario fa un passo avanti. «Noi vogliamo che la persona fisica non sia distinta dall’imprenditore. Se non aiutiamo anche le famiglie, forniamo autostrade alla criminalità organizzata».

Che questo sia necessario lo sottolinea con forza il sociologo Maurizio Fiasco, denunciando «l’attualità di un tema negato, nascosto, quello del sovraindebitamento nel quale la crisi ha fatto precipitare tantissime famiglie. Si tratta di debito patologico, irrecuperabile con gli strumenti ordinari. Famiglie pronte ad aderire alle offerte dell’usura. Per un Paese che vuole uscire dalla crisi – aggiunge – è assolutamente necessario intervenire. Non è solo una questione di solidarietà ma di politica economica». Invece, denuncia, «si sceglie la faccia feroce, quella dei pignoramenti, ma si recupera meno di quello che si farebbe con altre vie». È la strada che indicano le fondazioni antiusura.

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