Il seminario della Caritas di Roma sulle buone prassi di accoglienza e integrazione per i rom

Foto1rom“Superamento dei “campi nomadi”: quale accompagnamento all’autonomia? Esperienze di buone pratiche” è il seminario che si è svolto il 28 gennaio presso il centro Caritas di Villa Glori. Una mattinata di confronto tra animatori pastorali, operatori sociali e rappresentanti delle associazioni rom sulle possibilità di accoglienza per le persone rom che vogliono intraprendere un percorso di autonomia e inclusione. In questo momento di altissima conflittualità sociale, nel quale ancora una volta e troppo spesso il popolo rom funge da “capro espiatorio” del disagio diffuso nella popolazione, la Caritas ha invitato a riflettere su cosa significhi “aprire porte” a questo gruppo umano.

«Nel giorno che segue la Giornata della Memoria, in cui si ricorda la shoah senza la consapevolezza delle enormi sofferenze patite dai rom di tutta Europa a causa del nazismo, ci troviamo a riflettere sul superamento dei campi» ha detto monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas romana. «In questo senso – ha sottolineato il sacerdote – qualcosa si muove, soprattutto nella sensibilità».

Infatti, le istituzioni – sollecitate dell’Unione Europea e dal Piano di Azione del Governo – pongono al centro di ogni proposta di inclusione il “superamento dei campi nomadi”, vera tomba di ogni possibilità di progresso e di futuro: pur sostenendo con forza tale necessità, come Caritas ha invitato a riflettere su cosa i rom potranno trovare “fuori”, una volta usciti dai campi.

Foto2romLa mattinata ha visto la presentazione di alcune “buone prassi” che l’organismo diocesano ha messo in atto con diversi progetti di integrazione: il Rom Atelier, i percorsi interculturali nelle scuole, il progetto Kher di inserimento di giovani famiglie in collaborazione con la Cooperativa Ermes. «Siamo impegnati nel preparare l’accoglienza dei rom nella comunità cristiana e nella società con un lavoro di lotta al pregiudizio, di creazione del dialogo fra rom e gagé e di apertura di percorsi di fruibilità nelle istituzioni e servizi, così da poter includere chi ne è escluso e, in quanto ai margini, è più fragile e senza risorse» ha spiegato Fulvia Motta, responsabile dell’Area Rom e Sinti della Caritas di Roma.

La proposta di accoglienza si basa su un percorso di trasformazione della società, di proposta pastorale della Chiesa alla comunità cristiana, di misericordia e accoglienza per i più fragili.

«Il lavoro parte dalla costruzione di una relazione, attraverso un progetto comune, costruito insieme» ha detto la responsabile. «Siamo chiamati a mettere in comune le risorse con un lavoro di rete che sappia integrare pubblico e privato. Una metodologia “normale” di lavoro nel sociale, che nel caso dei rom si applica con fatica».