Nuovo umanesimo: umiltà, disinteresse, beatitudine

Si è svolto il 1° febbraio l’incontro della delegazione regionale Caritas alla Porta Santa della Carità

IMG_20160201_093527754«Perché le nostre opere non facciano solo rumore, ma entrino del cuore degli uomini, occorrono passione e pazienza. Sono i doni di Dio che dobbiamo chiedere nell’Anno Santo della Misericordia». È l’invito di monsignor Gino Reali, vescovo di Porto e Santa Rufina e incaricato della pastorale della carità nella Conferenza episcopale regionale, ai rappresentati delle Caritas diocesane del Lazio nel corso dell’assemblea annuale con la Caritas Italiana che si è svolta lo scorso 1° febbraio a Roma, presso la sede dell’Ostello “Don Luigi Di Liegro” alla Stazione Termini.
Prima di iniziare l’incontro, i settanta delegati delle equipe diocesane, hanno attraversato la Porta Santa della Carità aperta il 18 dicembre scorso da Papa Francesco e celebrato l’eucaristia presieduta da monsignor Reali.
L’appuntamento, ha spiegato monsignor Cesare Chialastri, delegato regionale della Caritas, «ha permesso il confronto e la verifica della nostra opera di animazione pastorale, alla luce del magistero di Papa Francesco, che ci chiede una Chiesa che si rinnova attraverso una santità che si fa prossimità».
IMG_20160201_111713736È stato il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, a illustrare «alcuni temi del sociale che interpellano il contesto ecclesiale», alla luce del pensiero di Bergoglio. Per il sacerdote, «siamo chiamati ad interpretare l’umanesimo cristiano in un mondo che cambia con lo stile di umiltà, disinteresse e beatitudine». Per il direttore nazionale «occorre impegnarci in un dialogo fecondo e in una vita di misericordia».
Uno sguardo attento alla realtà socio-economica è stato quello di Francesco Marsico, responsabile dell’Area Promozione umana di Caritas Italiana. «Il nostro Paese – ha detto – sta faticosamente ripartendo, ma non sarà come prima della crisi. Per i prossimi anni avremo una crescita bassa, con salari e redditi diminuiti, un tasso di disoccupazione che rimarrà alto e una fiscalità minore per la spesa sociale». «Nei nostri centri di ascolto – ha sottolineato Marsico – incontreremo sempre più i “lavoratori poveri”».