rom atelierIl vestirsi è una necessità che non risponde esclusivamente a un bisogno di protezione dalle inclemenze del tempo ma è anche “opera di cultura”, un’arte che si insegna ai bambini, che risponde a codici sociali di comportamento. La “nudità” a conseguenza di miseria ed esclusione, allora, non è solo fisica, ma è anche umiliazione, assenza di difese, indegnità.
“Vestire gli ignudi”, la quarta opera di misericordia corporale, ci interroga sulla nostra capacità di restituire dignità a chi, privo di beni materiali e spirituali, si rivolge a noi.

Questa domanda è sottesa a tutte le attività che si realizzano nel progetto RomAtelier: iniziato come laboratorio di sartoria per donne rom provenienti da vari insediamenti della città di Roma, con il presupposto che l’acquisizione di competenze professionali nel campo della sartoria avrebbe permesso loro una emancipazione economica, il progetto ha ben presto evidenziato la complessità del percorso che poteva condurre una donna rom dall’esclusione a un reale recupero della dignità.
Ci siamo resi conto che al centro non andava messo il “modello di vestito” che noi ritenevamo adeguato, bensì la persona, la donna rom, per decidere insieme quale fosse il “suo” modello di vestito.
Del resto, qualunque sarta che fa bene il proprio lavoro lo spiega con un “cucire addosso” l’abito giusto: ciò non significa solo rispettare misure e tagli, ma soprattutto riflettere attraverso l’abito la personalità, le caratteristiche, la bellezza della persona.
Si sono quindi andate ridisegnando le finalità e attività del progetto che oggi si propone di identificare e realizzare progetti di autonomia sostenibili per ciascuna delle donne coinvolte, che diventino delle reali opportunità formative e di orientamento ad uno sbocco lavorativo.
La proposta si articola attorno ad alcuni principi chiave:

  • offrire alle donne un contesto “protetto” nel quale possano sperimentarsi nelle loro capacità di interfacciarsi con il mondo del lavoro, come rispetto delle regole, responsabilità nell’adempimento, organizzazione dei tempi e spazi in funzione del lavoro da svolgere;
  • definire un progetto individualizzato per ciascuna donna, che rappresenti un bilancio effettivo di competenze acquisite, capacità trasversali e quanto altro compone la complessità di ogni persona;
  • proporre occasioni di formazione per acquisire capacità lavorative specifiche, che offrano anche una reale possibilità di impiego nel mercato esterno.

Concretamente accompagniamo e sosteniamo ciascuna donna nel suo percorso di cambiamento che, attraverso l’acquisizione degli strumenti necessari per approcciare il mondo del lavoro, la possa condurre a una reale inclusione.
Le donne rispondono con responsabilità al lavoro di accompagnamento verso l’autonomia e di supporto alle condizioni di fragilità, emarginazione e discriminazione, approfittando appieno della valenza formativa dell’esperienza e aumentando le proprie capacità progettuali e di autodeterminazione.

Ecco come vanno sintetizzando il loro vissuto:
“Ho imparato nuovi modi di comportarmi” M., II anno
“Simulata, tirocinio, COL sono diventate parole familiari” G., I anno
“Grazie per la vita migliore che ci aiutate a costruire” M., I anno
“Imparo ogni giorno cose nuove e utili” D., I anno
“Sto facendo delle bellissime esperienze” G., anno in tutoraggio
“Grazie per quella che sono oggi” D., II anno
“Sto diventando più autonoma e gestisco meglio il mio tempo” M., I anno
“Le emozioni che si provano non sono per niente banali. Prima non sapevo cosa significava la parola Lavoro” S., II anno
“Un’esperienza che mi ha fatto crescere e mi ha insegnato ad affrontare i problemi quotidiani nella vita privata e lavorativa” S., anno in tutoraggio

In tedesco, quando si vuol indicare che un abito sta bene a una persona, le si dice “das ist dir ähnlich” che letteralmente significa “è come te”. È un complimento, ma nel caso delle donne del RomAtelier vuole essere un augurio: che ciascuna di loro diventi fiera di portare in giro se stessa, sapendo di essere stata capace di cucirsi addosso un abito di dignità.

 

Fulvia Motta
responsabile Area Rom e Sinti