migranti confini“Il Volto della Misericordia”: è il volto di Dio “che nessuno ha mai visto”; papa Francesco allora si affretta a venire incontro alla nostra fatica di capire e dice nella Bolla di indizione di questo Giubileo straordinario: “Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre”. Gesù Cristo, dunque, il “Verbo fatto carne”, il “Dio-con-noi”, il Volto di Dio reso visibile ai nostri occhi, ha per noi parole mai udite prima: “Chi vede me, vede il Padre”.
Per compiere le opere del Padre e manifestare così il suo amore, va incontro ai più piccoli, ai miseri che porta nel cuore, si identifica con loro fino a dire: “Tutto quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”. Per questo vive e per questo dà la sua vita; per questo ha mandato i discepoli allora e manda noi oggi: “Andate in tutto il mondo…, annunciate…, guarite…, siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro”

Le sette opere di misericordia corporali e spirituali, imparate a memoria nel Catechismo “antico”, si sono ora moltiplicate e continuano ad aumentare via via che il nostro sguardo si sovrappone a quello di Gesù, per guardare insieme le necessità di ogni nostro fratello con lo sguardo stesso di Dio.
Ero forestiero e mi avete accolto”, è la “nuova” opera di misericordia corporale che si impone a noi con urgenza: è questo il tempo in cui uomini, donne e bambini in fuga da Paesi in guerra e da situazioni invivibili bussano alla porta del nostro cuore e lo spingono ad aprirsi come “Porta santa”, che accoglie e dona speranza. Di questo è “segno” ogni Porta Santa aperta, da Bangui a San Pietro, dagli Ospedali alle Carceri e, non ultima, la Porta Santa dell’Ostello Caritas in Via Marsala, dove “chiunque entrerà potrà sperimentare l’Amore di Dio che consola, che perdona, che dona speranza” (Bolla, par. 3).

 “Ero forestiero…”
Forestiero”, parola che nel nostro immaginario, e per definizione, ci porta oltre le mura della città e perciò in un mondo sconosciuto, pieno di minacce, di pericoli sempre in agguato  che genera la paura, una paura non sempre traducibile in parole: è paura e basta!
L’altro, il forestiero, provoca sempre una certa paura, proprio perché non conosciuto… e la paura porta a chiudere ogni possibile relazione.
Anche il “forestiero”, l’immigrato in questo caso, ha paura: paura di chi è “diverso” da lui non solo per il colore della pelle, ma paura perché arriva a mani vuote, bisognoso di tutto: di pane, di vestito, di un punto di riferimento per le sue mille necessità…
“… la prima sensazione tra residente che accoglie e immigrato che arriva è la paura: due paure a confronto! … La paura dell’altro è una sensazione paralizzante che va superata non rimuovendola bensì assumendola”. (Enzo Bianchi)
“… lo straniero cessa di essere estraneo quando noi lo ascoltiamo nella sua irriducibile diversità ma anche nell’umanità comune a entrambi”. (Enzo Bianchi).
L’umanità comune può diventare ricchezza reciproca: scoprendo l’umanità dell’altro scopro nuovamente la mia, e ritrovo in me capacità inaudite di amore gratuito, per un vivere più “a pieno”, per me e per l’altro.
Ero forestiero e mi avete accolto”: Gesù stesso si identifica con questa folla immensa di profughi, di immigrati, di richiedenti asilo che sbarca continuamente sulle nostre rive e cammina per le strade delle nostre città, che attende risposte e gesti concreti di accoglienza.
E Gesù, che ha promesso di essere con noi “fino alla fine dei tempi”, ha già pronta per noi la Parola sicura: “Venite, benedetti dal Padre mio, perché … ero forestiero e mi avete accolto”, prima di tutto nel vostro cuore.

Bernadetta Pegoraro
Volontaria alla Scuola di Italiano nel Centro Ascolto Stranieri