Inizia la missione della Suore Albertine Serve dei Poveri alla Cittadella della Carità

WhatsApp-Image-20160628«Una presenza orante, operosa e costante», così monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas, definisce la collaborazione dell’organismo diocesano con la Congregazione delle Suore Albertine Serve dei Poveri che dal 29 giugno, festa dei santi patroni Pietro e Paolo, vivono e operano nella “Cittadella della Carità – Santa Giacinta”. Le tre religiose saranno di supporto a tutte le attività di animazione, liturgiche, di promozione e assistenza che si svolgono nei diversi servizi attivi a Ponte Casilino. La missione delle Serve dei Poveri è iniziata con la celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Enrico Feroci nella chiesetta della Cittadella a cui hanno preso parte gli ospiti della struttura e le superiore della Congregazione.

Nell’omelia, riflettendo sul brano del Vangelo di Matteo in cui Gesù, in barca con i discepoli nel mare in tempesta, viene svegliato e quieta le acque, il direttore della Caritas ha indicato il mandato che affida alle religiose.
«L’evangelista – ha detto monsignor Feroci – ci dice, che mentre c’è questo grande sconvolgimento Gesù dormiva. Quante volte tutti quanti noi diciamo: Signore, dove sei, ma non vedi, come mai che non rispondi? Il vostro compito per primo allora è il compito di preghiera, di avvicinare al Signore e dire: salvaci! A nome della Caritas chiedo che voi non prestiate solamente le vostre mani, la vostra opera, ma proprio questa capacità di gridare al Signore: “Signore, siamo perduti!” e “Salvaci! Salvaci!”». «Quindi – ha detto il celebrante – il primo compito, il primo dovere, il primo servizio, che noi vi chiediamo è: pregate, pregate soprattutto per questo sconvolgimento della società, perché non ci dovrebbe essere più nessuno, che venga a chiedere a noi il pane, e dove dormire, ma tutti abbiano la possibilità».

Sempre dal Vangelo, monsignor Feroci ha tratto un’altra indicazione per le suore. «Dopo il miracolo – ha spigato – tutti pieni di stupore dicevano “chi è costui?”. Allora il secondo compito credo che sia parlare con la nostra vita di Gesù, in modo che le persone si domandino: “ma perché, ma chi è che ci manda, chi è costui che ci permette di vivere in certo modo di calmare le acque, di calmare questo mare che è così sconvolto?”».

Durante l’offertorio, monsignor Feroci ha chiesto alle tre religiose di salire sull’altare «per mettere interamente anche voi stesse nell’offerta del pane e del vino che voi siete. Come il Signore con il suo spirito ci renderà il pane e lo renderà il corpo di Cristo, così vi renda presenti, faccia diventare la vostra vita una presenza tangibile, visibile del suo amore, della sua misericordia».