Boris gruppoPer noi dello SNI il servizio offerto a tutte le persone che vivono ancora in strada nella nostra città significa primariamente esserci, stare al loro fianco, in un atteggiamento in cui la fiducia ed il rispetto sono i principi del pilastro che regge questa relazione, come ogni relazione di strada e nella vita.

In questi anni abbiamo più volte vissuto la delusione e lo sconforto di non riuscire, apparentemente, ad aiutare le persone con cui entravamo in contatto: spesso infatti capita che essi non vogliano lasciare il loro giaciglio (e la loro vita), preferendolo ad un letto caldo, ad un pasto sicuro. Eppure mettersi a disposizione delle persone che incontriamo ogni sera significa anche imparare a leggere la complessità delle situazioni e delle condizioni che segnano ciascuna singola esistenza con cui andiamo “ad impattare” ed imparare a rinunciare al nostro progetto preconfezionato per costruirne uno che parta dell’altro e non da noi.

Allora che fare? Facciamo quello che specifica il senso del nostro servizio: proviamo a star loro vicini nei modi e tempi che ci accordano, perseverando nella presenza. L’offerta della doccia presso la nostra struttura, ad esempio, è lo strumento che mira alla cura non solo dell’igiene personale, ma dell’accoglienza nella sua totalità. Sarà compreso? Non lo sappiamo ma crediamo che questa maggiore vicinanza, anche se per poche ore, possa aprire un varco, una piccola speranza: quella che qualcosa possa incidere sulla motivazione personale, sulla scelta di farsi aiutare. A volte bastano attimi, istanti che, lungi da spiegazioni a noi comprensibili, possono dare vita a nuovi spazi per la relazione di aiuto.

Volere il “bene” di una persona significa anche saper aspettare pazientemente il momento dell’altro e noi, come servizio, interveniamo in questa ottica. Immagino questo servizio come accompagnamento: proviamo a tendere la nostra mano verso la loro e la lasciamo stesa lì fino a quando non decidono di stringerla. Questo è un privilegio nei nostri confronti, è una prova di fiducia, l’inizio di un cammino da intraprendere in cui la loro scelta è la chiave che apre tutte le porte. Nel frattempo impariamo, insieme a volontari che ci supportano ogni notte, ad apprezzare ed a riconoscere ogni singolo evento che ci permette di avvicinare sempre più la nostra mano alla loro. Talvolta questi eventi sembrano quasi degli “incantesimi”, come ci racconta una nostra volontaria.

 Un piccolo incantesimo è quello che si compie ogni venerdì sera, da un paio d’anni a questa parte tra Muro Torto e Via Marsala. B. è un senzatetto di nazionalità polacca, invalido totale, ha ormai perso quasi completamente l’uso delle gambe e la capacità di gestire il proprio rapporto con l’alcool. Vive in una vecchia tenda in una aiuola di Via del Muro Torto, disteso giorno e notte su un giaciglio di coperte che ben presto diventano un mucchio informe di materiale sporco e maleodorante, dato che Boris, non essendo autosufficiente,  non riesce a provvedere alla propria igiene personale. Pur avendo perso l’uso delle gambe, e malgrado la propria inclinazione all’alcool, Boris non ha perso ancora la lucidità, la capacità di manifestare i propri sentimenti:  in poche parole, non ha rinunciato alla propria umanità, e anche nella situazione di grande disagio e degrado in cui vive, non si è lasciato del tutto andare, ha ancora dentro di sé la voglia di vivere, ed è per questo che, ogni venerdì sera , accoglie felice i nostri operatori e volontari  che lo prelevano dal suo misero  ricovero, lo caricano letteralmente in  macchina, e lo portano in Ostello dove viene lavato, accudito, dove gli vengono forniti indumenti puliti, e dove trascorre un paio d’ore con  Luana, Leandro, François e tanti altri che sono diventati ormai i suoi migliori amici. Nel frattempo, altri volontari risistemano il suo ricovero: rimuovono i rifiuti, le bottiglie, le lattine, lo scatolame, i residui maleodoranti dei pasti che B.  ha accumulato durante la settimana, gettano via coperte e indumenti sporchi e li sostituiscono con nuovi e puliti. Questi volontari hanno praticamente adottato B., si scambiano informazioni continuamente, e hanno costituito perfino un gruppo su What’sApp che si chiama appunto “B.” per tenersi reciprocamente aggiornati su eventuali esigenze o interventi da doversi fare.

Quest’ultimo venerdì c’è stato un intervento ancora più radicale: come nella trasmissione televisiva “Extreme makeover home edition”, mentre B. veniva accudito in Via Marsala, altri volontari smontavano e gettavano via la vecchia tenda ormai malandata, e la sostituivano con una nuova e più confortevole. Naturalmente la nuova abitazione aveva anche bisogno di un nuovo “arredamento”, e così ecco non solo coperte nuove e pulite, ma anche oggetti che danno il senso di una “normalità” e di un’umanità che non deve andare perduta: un fornelletto a gas per un caffè o per scaldare una minestra, qualche pentola, qualche stoviglia, perfino le tazzine da caffè e altri piccoli particolari che riproducano il calore e l’intimità di una vera casa in quel povero ricovero.

Quando B., lavato e vestito di abiti freschi e puliti, è stato riaccompagnato al proprio rifugio, non credeva ai propri occhi, stentava a riconoscere il luogo da dove era stato prelevato solo due ore prima, ci chiedeva se fossimo sicuri che quella fosse proprio “casa” sua. Alle nostre rassicurazioni, osservando con stupore quelli che erano in fondo solo dei piccoli dettagli di umanità, commosso e grato si è lasciato accompagnare dentro e sdraiandosi sul giaciglio preparato per lui, si è come accoccolato tirando su di sé con cura le coperte pulite. Per un momento ho immaginato che provasse lo stesso senso di pace e calore che prova un bambino a cui la mamma rimbocca le coperte e dà la buonanotte. Ed è proprio con una “buonanotte” che ci siamo congedati da lui. Non prima però di ricevere il più bel regalo che potesse farci, benedicendoci con parole che mi rimarranno a lungo nel cuore: “Dio vi protegga e vi benedica per tutti i vostri giorni!”