stop azzardoAbbiamo tutti ben presente la pubblicità. In televisione e radio, su quotidiani e riviste, in internet, nella cartellonistica per strada, nella buchetta della posta: l’invito al consumo di prodotti o servizi anziché altri ci raggiunge continuamente.

Forse però non riflettiamo sul fatto che anche la pubblicità deve sottostare a regole. Per esempio, esiste un Decreto legislativo che definisce la pubblicità “ingannevole” quando si presta a indurre in errore le persone rispetto alle caratteristiche di ciò che propone, alla sua disponibilità, ai risultati che si possono ottenere con il suo uso, ecc. Esiste anche un ulteriore decreto relativo alle pratiche commerciali scorrette, definite tali quando contengono “informazioni non rispondenti al vero” o comunque capaci di indurre il consumatore ad assumere una decisione di natura commerciale – spendere denaro in qualcosa – che altrimenti non avrebbe preso.

Esiste inoltre un organismo, chiamato AGCOM – Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – che per legge è incaricato di vigilare su telecomunicazioni, settore audiovisivo, editoria e più recentemente anche sulle poste affinché la competizione tra operatori economici avvenga correttamente e i consumatori siano tutelati.

Proprio a questo scopo, all’interno dell’AGCOM, opera un Consiglio nazionale degli utenti, composto da esperti designati da associazioni rappresentative delle varie categorie di utenti dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva, con particolare attenzione ai minori.

Ebbene, a Roma ormai da qualche settimana circolano autobus su cui è affissa una ben visibile pubblicità di scommesse sportive.

Finora l’unica voce che si è levata contro questo ennesimo affronto dell’industria del gioco d’azzardo a quanti da tempo chiedono il divieto assoluto di sponsorizzazione è stato proprio il Consiglio degli utenti di AGCOM (“Una vergogna la pubblicità sugli autobus che incita a giocare d’azzardo”)

Una situazione analoga si è verificata a Torino, con la sponsorizzazione di un casinò sui mezzi pubblici del capoluogo piemontese, che pure si è distinto recentemente per l’emanazione di norme restrittive in tema di offerta di gioco d’azzardo, mentre in molte altre città le pubblicità di ippodromi, sale slot, sale bingo campeggia indisturbate nei tabelloni delle strade, sotto gli occhi di tutti. Uno dei motivi per cui Caritas Roma ormai da tempo richiama l’attenzione della comunità civile ed ecclesiale sul problema del gioco d’azzardo è proprio questo: siamo tutti esposti, eppure non consideriamo le conseguenze di questa condizione.

In passato non era così. La ragione politica era consapevole che il gioco d’azzardo è una pratica pericolosa, che può evolvere in dipendenza, e dunque la ammetteva entro una logica di eccezione e contenimento, come il tabacco e gli alcolici, mantenendone a questo scopo il controllo sotto i Monopoli di Stato, limitatamente a poche tipologie e ai casinò, che non per niente si trovano sin dalla loro origini ai confini del territorio italiano e non sparsi per le città.

Oggi invece si assiste all’introduzione senza fine di tipologie di gratta e vinci, estrazioni numeriche di vario tipo che si susseguono lungo tutta la durata del giorno, le scommesse sportive riferite a un’infinità di situazioni: il gioco d’azzardo da eccezione è diventato norma e invade la quotidianità.

La pubblicità sugli autobus è solo un segno di questo processo, che nell’inconsapevolezza o indifferenza di molti sembra davvero inarrestabile. È ancora più grave, perché avviene mentre a livello politico sembra mancare la volontà e il coraggio di mettere punti fermi alla proliferazione di questo consumo, sacrificando il bene comune sull’altare dei profitti dell’industria del settore e delle entrate erariali dello Stato.

La pubblicità sugli autobus ci dice chiaramente che la strategia commerciale punta alle più svariate categorie di consumatori. Utilizza, nel caso di Roma, l’immagine di un noto calciatore degli anni Settanta e se è vero che il gioco d’azzardo delle scommesse sportive è tendenzialmente privilegiato da fasce di consumatori giovani o adulti, è facile pensare che il tentativo sia quello di attirare anche i nostalgici del calcio.

Stravolge il termine normalmente utilizzato nel settore delle scommesse sportive – bookmakers – che fa chiaramente riferimento all’azzardo e al ruolo delle società concessionarie che ne gestiscono i flussi finanziari, sostituendolo con playmakers: termine inglese che identifica il giocatore chiave di uno sport.

Chi si occupa e preoccupa di gioco d’azzardo, deve prestare attenzione a questo: è in corso un subdolo tentativo di confondere nella percezione delle persone l’azzardo con il gioco, l’azzardo con lo sport. La grave decisione della Federazione Italiana Calcio di avvalersi di una società di scommesse sportive e slot machines per la sponsorizzazione delle squadre Nazionali di calcio, che anche Caritas Roma ha denunciato solo qualche mese fa, si inserisce in questa china discendente.

Resta, ancora una volta, l’importanza dell’attenzione e della disponibilità comune a denunciare questa distorsione, a non farsi irretire da messaggi ingannevoli. Ciò che arreca danno alle persone non può essere pubblicizzato e chi lucra sulle persone non può pensare di passare inosservato mentre cerca di negare il significato e gli effetti di ciò che promuove.
L’azzardo è una piaga sociale, non è un gioco.