In un’intervista ad Avvenire il direttore della Caritas di Roma chiede un ‘patto per l’accoglienza’

Image_0«Diritti e legalità devono andare insieme. Non c’è carità senza giustizia. Ma ci vogliono fatti concreti. Ci vuole che di fronte a un dato oggettivo, come il dramma della casa a Roma, le istituzioni se ne prendano cura. Se no ci saranno guerre tra poveri. Il pezzo di pane che è sul tavolo è uno solo e deve sfamare tanta gente. Non solo chi arriva prima e spinge di più. Invece nessuno fa niente, non c’è nessun tipo di politica, nessun tipo di riflessione». È l’amara riflessione del direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, dopo gli scontri tra neofascisti e polizia, al Trullo, per impedire che una famiglia italo- eritrea entrasse nella casa popolare assegnata e occupata abusivamente. Un tema che si incrocia con quello dell’accoglienza. «Purtroppo nella Capitale non c’è una politica per i migranti. Non basta farli sbarcare e accoglierli. Serve una vera politica di integrazione insieme a quella per le nostre famiglie. Serve un ‘patto di accoglienza’. Lo hanno fatto a Milano coi comuni dell’hinterland, perché non si fa anche a Roma? Roma può fare di più e può organizzarsi meglio ».

Partiamo dal problema casa. Cosa non si fa?
Abbiamo 9.500 famiglie censite dal Comune come aventi diritto a una casa. Ma non si muove foglia per rispondere a questo bisogno. Nel 2016 abbiamo avuto più di 7mila sfratti, il 90% per morosità. Lo ripeto, c’è un pezzo di pane sul tavolo, tutti hanno fame, giustamente devono mangiare e tutti sgomitano. Ma quale è il problema? Che si combattono o che il pane manca? Roma ha una difficoltà strutturale. A Londra hanno il 26% destinato ad alloggi sociali, Roma solo il 4,30%. Ma dove andiamo?

E i casi come quello del Trullo si ripetono.
Grazie a venti facinorosi che fanno molto più rumore di noi. E questo sembra l’immagine di Roma, di gente che non accoglie, che rifiuta, con frasi terribili come «tu non hai diritto perché sei nera», anche se è italiana. Cose già viste. È gente che butta benzina sul fuoco ma sui giornali finiscono loro. E la gente dice «meno male che ci sono loro che ci difendono, mentre la polizia difende i neri». Così i facinorosi diventano gli eroi. Altro che eroi! È terribile. È colpa di un vuoto delle istituzioni.

Ma Roma è così?
Oggi ho letto un titolo su un giornale: ‘Il Comune non trova le case e paga l’albergo ai nomadi’. Ma si fa un titolo così? Ci vuole deontologia, quella vera. Non pensare solo a vendere andando dietro alla ‘pancia’. Roma non è questa. Abbiamo migliaia di persone che accolgono.

Evidentemente non basta…
Serve che Regione, Comune, Prefettura e anche il Governo ci mettano la testa. Tutti attorno a un tavolo. Dal 2000 non si fa più niente per la realtà sociale. A Roma ci sono 130mila abitazioni sfitte. Pensiamo a sostegni a chi vuole affittare. Abbiamo 90mila studenti fuori sede che stanno in case affittate ‘in nero’ mentre non si affitta più alle famiglie. Tutti sanno che c’è il racket delle case popolari. Tante famiglie non escono più di casa per paura che qualcuno poi la occupi. Soprattutto gli anziani, che vivono da murati vivi.

Anche al Trullo la casa era occupata.
Quella ragazza era da un anno là dentro. E per un anno nessuno è andato a dirle niente. Dice che non ha fatto la domanda per la casa popolare perché è sicura che tanto non gliela danno. Ma non può essere la città del ‘chi è più forte vince, chi strilla di più’. Mentre gli altri subiscono. E i più poveri ancora di più.

Come lo sgombero la scorsa estate dei rifugiati che occupavano un palazzo a via Curtatone.
Ma la colpa di chi è? Di quella povera gente che è rimasta dentro per quattro anni pensando che oramai era diventata roba loro o di chi non ha trovato una soluzione per loro? È inutile discutere dove sta il giusto, dobbiamo invece cominciare a discutere come persone responsabili. I richiedenti asilo vengono a chiederci aiuto, non a rubarci qualcosa. Davanti a uno che chiede aiuto che facciamo? È un loro diritto. Oggi la nostra più grande povertà non è quella economica ma quella etica. Di chi resta comodamente sulla propria poltrona senza fare niente. O gioca su queste vicende urlando che ci invadono, che ci tolgono la casa.

di Antonio Maria Mira
Avvenire, 30/09/2017