Papa“Oggi non possiamo più parlare di lotta alle mafie senza sollevare l’enorme problema di una finanza ormai sovrana sulle regole democratiche, grazie alla quale le realtà criminali investono e moltiplicano i già ingenti profitti ricavati dai loro traffici: droga, armi, tratta delle persone, smaltimento di rifiuti tossici, condizionamenti degli appalti per le grandi opere, gioco d’azzardo, racket”.

È un passaggio del discorso rivolto da papa Francesco ai membri della Commissione Parlamentare Antimafia qualche giorno fa (Discorso del Santo Padre, 21 settembre 2017).

Sempre con le sue parole: “Serve davvero educare ed educarsi a costante vigilanza su sé stessi e sul contesto in cui si vive, accrescendo una percezione più puntuale dei fenomeni di corruzione e lavorando per un modo nuovo di essere cittadini, che comprenda la cura e la responsabilità per gli altri e per il bene comune”.

Entro questo orizzonte, le scelte del bene o del male, della verità o dell’opportunismo maturano in prima istanza nel cuore dell’uomo, ma trovano la propria compiuta espressione nella politica, che si manifesta con autenticità quando è orientata ad “assicurare un futuro di speranza e promuovere la dignità di ognuno” mentre risulta deviata quando “si piega a interessi di parte e ad accordi non limpidi”, fino a soffocare l’appello della coscienza e a banalizzare il male.

Così, lottare contro le mafie richiede anzitutto lottare contro la corruzione di cui si alimentano; su un piano economico, significa inoltre lottare per “la correzione o cancellazione di quei meccanismi che generano dovunque disuguaglianza e povertà”.

Qui si inserisce, nel discorso di Papa Francesco, la finanza che si erge al di sopra delle regole democratiche e della società. Qui si inserisce, tra gli altri, il gioco d’azzardo.

Il fenomeno dell’azzardo appare così inserito in un quadro più ampio, in cui il confine tra legalità e illegalità si fa labile, al contrario di quanto la politica sostiene quando si appella alla necessità del cosiddetto “gioco pubblico” come antidoto alla presenza delle mafie nel settore, benché la realtà ne dimostri le ricorrenti infiltrazioni.

Del resto, la stessa Commissione Antimafia cui Papa Francesco si è rivolto, in una relazione sul tema (Relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, 06.07.2016) ha ricostruito come il sistema dei poteri mafiosi sia “sempre più interessato agli ingenti profitti che può ottenere sia dal gioco legale quanto da quello illegale”.

Gli interessi delle mafie si concentrano là dove scorre più denaro.

Ecco perché il gioco d’azzardo è un ambito particolarmente esposto.

Se pensiamo che nel corso del 2016 gli italiani hanno speso in slot machines, gratta e vinci, superenalotto, scommesse sportive e tutte le altre tipologie di azzardo in commercio, quasi 96 miliardi di euro; se consideriamo che questa enorme quantità di denaro, parametrata alla totalità della popolazione italiana – compresi neonati, bambini e chi si presume non giochi d’azzardo –  corrisponde a una spesa media procapite di oltre 1.500 euro all’anno, allora diventa chiaro come questo settore, trainato da società concessionarie che sono espressione emblematica dell’economia finanziarizzata, sia sfuggito alla politica.

E se, a fronte della proliferazione dell’offerta e del consumo di gioco d’azzardo, la politica si mostra incapace di un’inversione di tendenza, ciò che resta davvero, come indicato da papa Francesco, è la costante vigilanza su sé stessi e sul contesto in cui si vive, per denunciare ciò che minaccia il bene comune e operare secondo un principio di corresponsabilità.

A questo scopo Caritas Roma ha recentemente diffuso il sussidio intitolato Gioco d’azzardo di massa e ruolo delle comunità, perché solo attraverso la cura delle relazioni autentiche, l’ascolto e la vicinanza si può favorire la “costruzione di una nuova coscienza civile” che, come ribadito da Papa Francesco, è essenziale per liberare le società dagli interessi di parte e dalla corruzione.