poveri_52780871Ho visto i segni dell’iniquità sul volto stanco e scavato di Zaqir. Con caparbietà era riuscito ad arrivare dall’Albania, convinto di trovare qualcuno o qualcosa che potesse guarire il cuore malato del figlio di alcuni mesi, che aveva portato con se. Abbiamo fatto un bel pezzo di strada insieme in quegli anni. Non sempre facile. Nelle nostre lunghe chiacchierate nelle sale d’aspetto del Bambin Gesù cercavamo goffamente di dargli un po’ si speranza, tanta compagnia, qualche inutile certezza. “Devi tornare a casa; li hai tua moglie, tua figlia, Ermal dovrà fare un controllo tra tre mesi, ti faremo tornare e io ci sarò. Stai tranquillo”. Lui tentenna la testa e mi guarda gelido e sorridente “Quando tuo figlio sta male tu vai in farmacia a prendere le medicine”. Se io torno e  Ermal sta male non ho farmacie dove andare”.

La nostra incapacità di avere a cuore la vita di ogni uomo ha generato un mondo di disuguali che  pensa di poter sopravvivere limitandosi a negare l’accesso ai beni e tagliando radicalmente alla radice la possibilità di accedere alla dignità.

Ci sono alcuni numeri che ci aiutano a capire che i poveri, le migrazioni forzate, le guerre non sono fenomeni drammatici e incontrollabili. Sono le conseguenze precise di una iniqua distribuzione delle opportunità di vita per tutti a favore di qualcuno. Senza questa consapevolezza ci illuderemo di mettere in moto processi d liberazione quando invece ci limiteremo a lenire le troppe ferite.
Oggi 844 milioni di persone ancora non hanno accesso all’acqua potabile; Il numero stimato di persone denutrite è cresciuto nel 2016 a 815 milioni contro i 777 milioni del 201 e se  le attuali tendenze permarranno 9 bambini su 10 vivranno in povertà estrema nell’Africa subsahariana nel 2030 (dati ONU).
La crisi globale della disuguaglianza prosegue senza tregua. Dal 2015 l’1% più ricco dell’umanità possiede più ricchezza netta del resto del pianeta, mentre otto persone possiedono tanto quanto la metà più povera dell’umanità (Rapporto OXFAM 2107).

L’iniquità nasce e fiorisce dove la cupidigia e la mancanza di rispetto verso tutto ciò che vive prende il sopravvento e distrugge le relazioni le persone e tra loro e la natura.
La quaresima è il tempo privilegiato perché il “si sia si e il no sia no”. La conversione richiede un cambiamento di rotta possibile solo se alimentato da parole di verità. L’iniquità che ci soffoca non è una casualità da scacciare con riti propiziatori. Si costruisce sul potere e sul denaro e si giustifica nella menzogna. Il Magistero della Chiesa non permette divagazioni; quando la politica diventa potere e non servizio e quando l’economia si piega al mercato e non alla cura delle persone, e, aggiunge la Laudato si’, della terra, diventano strutture di peccato. Senza questa visione lucida la nostra vocazione alla giustizia rischia di ridursi ad una beneficenza necessaria ma non liberante.

Sappiamo che «finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Evangelii gaudium, 202).

Per questo, l’ho detto e lo ripeto, «il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. E’ soprattutto nelle mani dei popoli; nella loro capacità di organizzarsi ed anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento». (Papa Francesco, 3° incontro mondiale con i movimenti popolari)

Dall’iniquità non ci si libera con facilità. La tentazione grande per tutti è di sentirsi immuni. “Quand’io avrò detto al giusto che per certo egli vivrà, s’egli confida nella propria giustizia e commette l’iniquità, tutti i suoi atti giusti non saranno più ricordati, e morrà per l’iniquità che avrà commessa”  (Ez.33,13 ).

L’iniquità la si affronta con la convinzione che sa trasformare in politico ciò che è personale, con la compassione che fa guardare il volto di ogni persona cercando di accogliere il disegno di Dio che ha su di lei, con la consapevolezza che essere figli dello stesso Padre non è un peso da sopportare ma un dono impagabile per realizzare la nostra umanità.

È un sentiero non semplice. Ma sappiamo che in questi giorni, per intraprenderlo, ci vengono offerte indicazioni chiare: “convertirsi e credere al vangelo”. Per cominciare basta e avanza.

Nel periodo di Quaresima gli operatori della Caritas di Roma proporranno delle riflessioni a partire dal Messaggio di papa Francesco «Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12).
Oliviero Bettinelli, responsabile dell’Area Pace e Mondialità, riflette sulla parola “iniquità”