La testimonianza di RomAtelier al  secondo incontro del percorso di formazione “L’inclusione dei rom”

d“Un percorso in cui ho scoperto il mio valore e ho trovato il coraggio di cambiare la mia vita”. Così ha risposto una delle partecipanti al RomAtelier, progetto di inclusione socio-lavorativa per donne rom, alla domanda ”cosa è per te il RomAtelier” che le è stata posta nell’ambito della seconda giornata del corso di formazione  “L’INCLUSIONE DEI ROM: lavorare insieme, lavorare in rete”, che si è tenuto il 10 marzo, sempre presso la sede dell’Università Sapienza.

Agli oltre cento partecipanti, fra assistenti sociali dei servizi, operatori sociali del pubblico e del privato e studenti di Scienze Sociali, è stato offerto un percorso di approfondimento sulle metodologie e buone pratiche di inclusione sociale della popolazione rom proprio a partire dalla proposta di metodo del progetto RomAtelier, promosso dalla Caritas di Roma, raccontato dai suoi operatori, dai volontari e dalle donne rom protagoniste del progetto.

Fulvia Motta, responsabile dell’Area Rom e Sinti della Caritas,  ha introdotto la mattinata di formazione offrendo alcune precisazioni sulle caratteristiche socio-culturali dei gruppi romanì in situazione di emarginazione presenti a Roma.

Preceduta da un video sull’esperienza progettuale, Ileana Morriconi, ha poi presentato il progetto RomAtelier, insistendo sugli aspetti metodologici più rilevanti, quale il lavoro di rete che ha permesso di integrare le risorse a disposizione dei servizi con quelle più specifiche del progetto. Il RomAtelier nato come laboratorio di sartoria, è diventato nel tempo un luogo in cui le donne rom che vi partecipano hanno l’opportunità di costruire e implementare in modo condiviso un percorso individualizzato, che permetta loro di inserirsi nel mondo del lavoro.

Il progetto prevede lo svolgimento di numerosi laboratori specifici – dall’orientamento ai servizi socio-sanitari alle tecniche di auto-consultazione per la ricerca attiva di lavoro, dalle capacità di comunicazione alla conoscenza del sé – attività esterne quali il perfezionamento della lingua italiana, ed eventualmente il conseguimento della terza media, e la frequenza dei Centri di Orientamento al Lavoro territoriali (C.O.L.), per la realizzazione di un bilancio di competenze e il successivo percorso di professionalizzazione nei campi desiderati, tramite formazione specifica e tirocinio.

Hanno completato la presentazione le donne rom protagoniste del progetto le quali, con timidezza e commozione, si sono raccontate tramite video, poesie e testimonianze di esperienze vissute e percorsi affrontati con tenacia e coraggio. Ma hanno anche raccontato l’esperienza di fiducia costruita poco a poco, nella condivisione e nel lavoro comune, con l’equipe delle operatrici gagé: anche questa storia di abbattimento della diffidenza reciproca è un grande cambiamento di vita.

L’intervento delle donne ha suscitato un forte coinvolgimento emotivo, trasmettendo un messaggio forte di speranza nel futuro e nei percorsi individuali intrapresi.

Nella seconda parte della mattinata è stato chiesto ai partecipanti un ruolo attivo, simulando un intervento sociale nei lavori di gruppo: si è analizzato uno studio di caso, orientando poi la discussione a trovare soluzioni attraverso il contributo che ogni partecipante avrebbe potuto offrire in qualità di rappresentante di un servizio-nodo della rete territoriale.

Da questo lavoro è emerso il bisogno di uno scambio concreto, di una cooperazione reale tra servizi, per la gestione dei casi, percorso che ci auguriamo si rafforzi grazie alla sinergia creata e ai contatti di rete formatisi in occasioni di questa attività formativa.

Il progetto del RomAtelier e i lavori di gruppo hanno suscitato curiosità e interesse fra i partecipanti, costituendo un ottimo spunto di riflessione metodologica e una preziosa occasione di confronto sulle criticità emerse dalle esperienze e sui punti di forza generali su cui è necessario insistere.

Il terzo ed ultimo incontro si terrà il 7 aprile e sarà dedicato all’analisi di altri contributi possibili in una rete che mira sempre più alla reale inclusione del popolo rom, focalizzandosi sul ruolo dei servizi sociali e sugli strumenti di inclusione già messi in atto o in via di attuazione.