L’incontro con Luca Attanasio sul Messaggio per la Giornata della Pace di papa Francesco

SEPM_Le-Parole-della-Pace_27-febbraioLa favola per ognuno di noi ha inizio dall’infanzia. Con il tempo alla propria storia si aggiungono alcune pagine drammatiche, molte volte offuscando i vecchi ricordi. Diventa sempre più difficile pensare al passato e rivivere le emozioni. Soprattutto per le persone che hanno dovuto lasciarsi alle spalle una vita intera, abbandonando contro la propria volontà il paese d’origine e spostandosi per sopravvivere. Sono fuggiti via mare, un mare che strada facendo ha cambiato colore e li ha spaventati. Il mare non sempre offre un lieto fine alle favole.

Il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace 2018 “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace.” ci invita a riflettere sulle cause che portano a questo doloroso “viaggio” e, soprattutto, a pensare ai migranti come persone che invece di venire solo a chiedere portano il loro bagaglio di esperienza, coraggio e cultura. Da parte nostra bisogna essere accoglienti, proteggere e promuovere un’integrazione dignitosa nella nostra società.

La Caritas di Roma, accogliendo l’invito del Santo Padre, propone tre incontri per approfondire i verbi sollecitati da papa Francesco nel Messaggio “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.

Il 27 febbraio il Centro di Pronto Intervento Minori di Via Venafro ha ospitato il primo di questi appuntamenti per riflettere sul tema “dell’accoglienza”. La serata ha avuto inizio con il racconto delle testimonianze dei giovani ospiti.

Accogliere non vuol dire “globalizzazione dell’indifferenza”, ma vuol dire “guardare attraverso il cuore e immaginarsi che Noi siamo gli Altri”. “Ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti” Pablo Neruda (con questa frase inizia il libro Il Bagaglio a cura di Luca Attanasio, giornalista e scrittore che ha accompagnato la riflessione nel corso dell’incontro). Guardando i ragazzi che raccontavano la loro storia, le parole di Neruda diventavano realtà. Solo attraverso l’aiuto degli operatori e di coetanei italiani, i migranti minorenni non accompagnati sono riusciti a voltare le spalle al passato e continuare il loro percorso. Hanno tanti sogni nel cassetto, come realizzarsi professionalmente o creare una famiglia. Essere stati accolti nel centro per loro ha significato rinascere per la seconda volta, comprendendo che la diversità non fa paura, anzi rende speciali. Grazie all’amore e al sostegno degli operatori del centro hanno imparato a condividere le loro emozioni e a sentirsi nuovamente in famiglia.

Luca Attanasio ci ha accompagnato nella riflessione, ponendo delle domande fondamentali che ognuno dovrebbe farsi: perché si lascia il proprio paese? e dove si va? Si fa sempre più fatica a parlare in maniera scientifica e rigorosa di questo argomento. Spesso il tema migrazione diventa oggetto di manipolazione, creando un’opinione pubblica su una realtà di riferimento distorta.

Oggi nel mondo sono in atto 47 conflitti ed è proprio questo il primo motivo di spostamento. L’onda migratoria aumenta anche a causa di disastri ambientali o perché si fugge da regimi politici e dittature distruttive. Secondo l’UNHCR/ACNUR l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sono 65.6 milioni le persone che al mondo migrano in maniera forzata, non scelgono cioè di lasciare il proprio paese, ma lo fanno per salvarsi la pelle. Il fenomeno delle migrazioni coinvolge 260 milioni di persone e il numero è sempre in aumento. Il 51% di questi 65.6 milioni è composto da minorenni spesso in viaggio da soli. Questo vuol dire che si sono superati abbondantemente i 50 milioni di persone che furono costrette a lasciare il proprio paese durante la seconda guerra mondiale. Nessuno, probabilmente, si sarebbe mai aspettato una situazione del genere e, purtroppo, il trend è costantemente in aumento.

Fanno molto preoccupare le affermazioni, poi amplificate dai media, di alcuni politici soprattutto perché producono una percezione della realtà totalmente errata. Invasione ed Islamizzazione sono due degli argomenti più utilizzati che meglio rendono l’idea. Spesso si parla di invasione e di islamizzazione d’Italia, ma l’Europa e soprattutto l’Italia, non sono il primo luogo di accoglienza: l’Europa riceve solo il 6% delle persone costrette a fuggire mentre il Medio Oriente ed il Nord Africa ne ospitano il 39% e l’Africa il 29%. Secondo i dati ufficiali dell’UNHCR/ACNUR la Turchia è il primo paese dove si imbarcano i profughi provenienti dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan ed altri paesi limitrofi, superando abbondantemente la cifra di 3 milioni. In questo panorama nel 2016 l’Unione Europea e la Turchia firmarono un accordo per fermare il flusso dei profughi dall’Oriente.

La comunicazione gioca un ruolo decisivo per distinguere il mito dalla realtà. L’informazione sui migranti molte volte passa attraverso il termine “invasione” costruendo una percezione molto diversa da quella reale.  Così la questione dei migranti per le persone che sono in grado di influenzare l’opinione pubblica diventa un’arma potente per poter manipolare il popolo. Una ricerca svolta dall’IPSOS conferma proprio questa manipolazione: l’Italia è al primo posto con il più alto tasso di ignoranza per quanto riguarda la percezione dei flussi migratori. Molti italiani sono convinti che l’Italia ormai sia un paese invaso; secondo la loro percezione il 30% della popolazione italiana è composta da immigrati, mentre i dati ufficiali parlano del 7%. La differenza tra mito e realtà è notevole (23%).

Quali sono i modi per uscire da questa percezione alterata? Possiamo dire che basta avere un minimo di interesse e una visione critica dei dati. Ma non sarebbe sufficiente. È necessario aprirsi ed accogliere nel vero senso della parola… come ci ha suggerito don Luigi Di Liegro: “Una città dove una sola persona soffre meno, quella è una città migliore”.

Cerchiamo anche noi di essere migliori.

 

Magda Lekiashvili
Volontaria servizio civile presso l’Area Pace e Mondialità