Promuovere vuol dire essenzialmente adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore. (Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al forum internazionale “migrazioni e pace”, 21 febbraio 2017)

Poliambulatorio della Caritas diocesana di Roma.Facciamo fatica a sintetizzare i molteplici significati di questo verbo che pare sia più affine ai tavoli politici, alle assemblee istituzionali, e invece scopriamo che la politica è anche “l’attività religiosa più alta dopo l’intima unione con Dio”, come diceva La Pira. Soprattutto per i cristiani l’azione del “promuovere” racchiude non solo il senso della corresponsabilità per la costituzione di una società plurale e più giusta, ma ha a che fare anche con un cambiamento più profondo, che spinga ad annunciare la reale possibilità di convivenza con i migranti, i richiedenti asilo, i rifugiati, nella necessaria valorizzazione reciproca dei talenti di ciascuno, creando occasioni di partecipazione (cfr Ef 2,19).

La nuova vita per i migranti nella società è come una rinascita, perché, dopo essere stati accolti e protetti come un bambino che viene al mondo dal seno della madre, devono reimparare a muoversi autonomamente in un ambiente nuovo e diverso dalla loro patria. E devono trovare le condizioni che permettano loro di farlo.

Difendere e promuovere la salute è una delle condizioni da garantire perché questo possa realizzarsi. Come Area Sanitaria della Caritas siamo quotidianamente impegnati nel garantire il diritto fondamentale dell’accesso alla salute per tutti, indipendentemente dalla condizione giuridica. Questo viene fatto non solo tramite l’assistenza medica gratuita offerta giornalmente, l’orientamento sanitario, le attività di promozione e prevenzione portate avanti presso il Nuovo Mercato Esquilino ogni venerdì mattina, ma anche con momenti di formazione rivolti a volontari, studenti universitari e operatori socio-sanitari sulle tematiche relative a migrazione e salute e con un quotidiano impegno per i diritti e per incidere sulle politiche locali e nazionali.

Partendo da una visione ampia della salute, che riguarda la persona e il suo contesto, ci rendiamo conto che non è sufficiente curare le persone che a noi si rivolgono nel delicato momento della malattia. Il nostro intervento troverebbe, infatti, poco senso se non fosse inserito in una rete di altre attività sociali, volte a far emergere il contributo che ogni persona può dare alla società.

Il valore di questo contributo lo possiamo vedere concretamente in alcune persone che abbiamo potuto conoscere nel corso del tempo. Pensiamo ad Alì, medico afgano, incontrato da un volontario mentre lavava i vetri delle macchine ad un semaforo e che, dopo aver conosciuto altri colleghi, ha deciso di rimettersi a studiare per far riconoscere il suo titolo di studi in Italia, conseguire la specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva e impegnarsi poi in attività di cooperazione sanitaria a favore del suo paese di origine. Pensiamo a Zebib, donna etiope, arrivata in Italia negli anni ’90, rifugiata, o a Rosa, peruviana, che dopo aver frequentato un corso di scienze infermieristiche hanno deciso di mettersi al servizio di chi ne ha bisogno diventando volontarie al Poliambulatorio. Pensiamo a Pawel, signore polacco, che ha fatto un percorso di uscita dalla marginalità fino a diventare un valido collaboratore di alcuni servizi Caritas.

Questi sono solo pochi esempi che testimoniano come la vita possa sempre nascere e rinascere anche nei terreni più aridi.

Come Papa Francesco ha affermato rivolgendosi ai giovani in vista del prossimo sinodo, quel “Vattene” (Gen 12,1) detto ad Abramo può, così, risuonare nel suo significato più autentico: un “invito a costruire una terra nuova, una società più giusta e fraterna che ognuno desidera profondamente”.

Impegnandosi a trasformare quello che spesso è un deserto di relazioni in un terreno fertile, pronto ad accogliere semi venuti da lontano, ciascuno può divenire strumento dell’”abbondanza” (Gv 10,10) promessa da Gesù per ogni uomo, una “misura traboccante” (Lc 6,38) per la vita.

Giulia, Irene e Marica
dello Staff di Direzione dell’Area sanitaria Caritas