L’intervento del cardinale Angelo De Donatis, vicario del Santo Padre per la Diocesi di Roma

roma-desirée-ragazza-uccisa-638x425Domenica si è concluso il Sinodo dei vescovi, svoltosi in Vaticano dal 3 al 28 ottobre, sul tema I Giovani, la fede e il discernimento vocazionale che ha visto la partecipazione di 267 padri sinodali, 23 esperti e 34 uditori giovani. Per la prima volta ho potuto vivere questa straordinaria esperienza di comunione ecclesiale, caratterizza dalla conoscenza, dall’ ascolto reciproco e dall’ unità fra noi vescovi rappresentanti delle Chiese del mondo intero e il vescovo di Roma. É stato un evento di grazia per noi riuniti a Roma e per la Chiesa universale, giorno dopo giorno abbiamo vissuto immersi in un profondo clima di preghiera dove abbiamo toccato con mano l’ azione dello Spirito Santo.

Il documento finale che abbiamo consegnato al Papa è un testo interessante, perché è nato dall’ascolto, dal confronto e dalla condivisione, nella certezza che è lo Spirito che parla alla Chiesa. Alla fine di questa importante esperienza ecclesiale, un’immagine semplice che conservo nel cuore e che trovo illuminante per leggere il presente delle nostre comunità cristiane, è l’ analogia tra la Chiesa madre e l’ esperienza di due coniugi che diventano genitori. Due sposi, pur amandosi e desiderando con tutto il cuore di vivere la paternità e la maternità, diventano padre e madre solo quando concretamente arriva un figlio da accogliere e amare. Solo quando nasce il neonato, quest’ ultimo induce i due genitori a diventare papà e mamma. Ciò sta avvenendo anche nella comunità ecclesiale, i giovani hanno costretto la Chiesa a ripensarsi, a ritrovare la strada maestra che è quella di generare alla fede e donare la vita.

I giovani ci stanno costringendo a essere padri e madri nella fede, ci chiamano in gioco, chiedendo alla comunità cristiana di tornare protagonista, divenendo quel grembo materno che trasmette la fede ai suoi figli e li accompagna fin dal momento in cui iniziano a muovere i primi passi nel cammino della vita.

Mi hanno toccato profondamente le parole che il Santo Padre ha pronunciato nell’omelia della messa conclusiva del Sinodo quando ha affermato: «Vorrei dire ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie. Come Chiesa di Gesù desideriamo metterci in vostro ascolto con amore, certi di due cose: che la vostra vita è preziosa per Dio, perché Dio è giovane e ama i giovani; e che la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti». In queste parole sincere e accorate traspare anche il dolore del cuore di padre e pastore del nostro Vescovo Francesco che si prende cura di tutti i suoi figli. Il papa ha inoltre ricordato a tutti, anche a noi Chiesa di Roma, che «ascoltare» è il «primo passo per aiutare il cammino della fede. È l’ apostolato dell’ orecchio: ascoltare, prima di parlare». Dopo l’ ascolto, «farsi prossimi» è il «secondo passo per accompagnare il cammino di fede», mentre il terzo è «testimoniare» la fede nella vita.

Come ho già potuto esprimere ai sacerdoti di Roma e agli operatori pastorali impegnati nelle parrocchie, la situazione dei nostri giovani mi ricorda la figura di Èutico presente nella Scrittura, precisamente negli Atti degli Apostoli al capitolo 20 versetti 9-12. Mentre Paolo continuava a conversare il ragazzo fu preso da un sonno profondo. Sopraffatto, cadde dalla finestra alla quale era appoggiato e venne raccolto morto.

Paolo allora scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse non vi turbate; è ancora in vita. Èutico è simbolo dei giovani della nostra città che spostatisi alla finestra hanno sviluppato un senso di estraneità nei confronti delle nostre comunità cristiane. Forse come Paolo, abbiamo parlato troppo di cose che poco avevano a che fare con la vita del giovane Èutico. Forse ci è mancata l’ empatia e non siamo stati bravi ad accorgerci che anche Èutico aveva qualcosa da dire, delle domande da fare, che lo avrebbero aiutato ad entrare nel Mistero a modo suo personalizzando l’ annuncio che ascoltava.

Mentre eravamo nel pieno dei lavori sinodali è giunta la dolorosa notizia della morte della giovanissima Desirée nel quartiere San Lorenzo. Il sacrificio di questa vita aiuti noi adulti, a volte assenti e distratti, a renderci più disponibili ad ascoltare il grido silenzioso che proviene dalla vita dei nostri giovani, soprattutto da quelli che sono nel disagio. La comunità ecclesiale deve crescere e far sentire il suo amore materno nell’accogliere e prendersi cura di questi suoi figli, non considerandoli in astratto, ma guardando ai loro volti concreti e alle loro storie, rilanciando il suo impegno pastorale con coraggio in ascolto del territorio.

Auspico che i genitori, sostenuti nel cammino di fede dalle comunità parrocchiali, recuperino la capacità di cercare e parlare di Dio e di pregarlo in casa, affinché la piccola Chiesa domestica, che è la famiglia, riscopra così la sua dignità e la sua vocazione primaria che è di generare alla fede nell’amore.

Angelo De Donatis,
Cardinale, vicario della diocesi di Roma
(Il Messaggero, 31 ottobre 2018)