xazzardo-on-line.jpg.pagespeed.ic.9U0cwCC_-6Si era detto che la situazione sarebbe cambiata, che dopo anni di proliferazione dell’offerta di slot machine, gratta e vinci, superenalotto e simili, scommesse sportive, la politica avrebbe finalmente attuato un’inversione di tendenza, ma ormai abbiamo capito che quando si tratta di gioco d’azzardo gli interessi economici in campo sono tali da rendere il percorso per nulla scontato.

Così, mentre l’attenzione di quotidiani e telegiornali è rivolta al dibattito sulla sostenibilità economico-finanziaria della Legge di Bilancio e sulle negoziazioni con l’Unione Europea, si è verificato il colpo di mano: due esponenti dei partiti al governo hanno presentato emendamenti per far prorogare l’attuazione di diverse misure restrittive su slot machines e videlottery e concessioni per altre tipologie di azzardo.

Ancora una volta, gli impegni vengono disattesi.

Di fatto, l’industria dell’azzardo potrà continuare a mettere in circolazione ulteriori slot machine fino al 31 dicembre 2019, a fronte dell’attuale termine previsto nel 2018, tra l’altro era già esito di un’analoga proroga concessa un anno fa.

È inoltre rimandato l’obbligo di sostituzione delle attuali slot e videolottery con macchinette più avanzate a livello tecnologico, capaci di garantire un maggiore controllo da parte dei Monopoli di Stato.

I motivi che rendono urgente questa misura non sono da poco: da un lato, l’inquietante aumento delle infiltrazioni criminali nel “gioco d’azzardo legale” delle slot testimoniato dalle indagini della Guardia di Finanza e delle Direzioni distrettuali Antimafia; dall’altro, la necessità di garantire maggiori controlli sull’uso delle macchinette da parte dei giocatori a fronte di una letteratura clinica concorde sulla loro estrema pericolosità, che espone migliaia di persone alla dipendenza e al tracollo esistenziale e familiare.

Negli ultimi anni la spesa per slot machines e videolottery si è attestata a circa la metà della spesa totale per gioco d’azzardo: non si tratta quindi di una quota marginale e di un rischio per pochi.

E non è un caso che, parallelamente alla proroga, si parli di aumentare il prelievo fiscale su questo consumo.

Si capisce allora la gravità di quanto è successo, che è emblematico di come il settore dell’azzardo continui a collocarsi al di sopra delle norme, a suon di proroghe o eccezioni.

Basta pensare al divieto totale di pubblicità dell’azzardo, contenuto nel Decreto Dignità e solennemente annunciato quest’estate. Si dice “totale”, eppure non tocca i contratti di sponsorizzazione in essere fino alla loro scadenza o comunque per anno dall’entrata in vigore della norma: viene da aggiungere, salvo proroghe. Ecco perché continuano indisturbati alla radio o in televisione gli spot di scommesse (uno degli ultimi vanta di permettere la scommessa su qualsiasi cosa ruoti intorno a un evento sportivo), mentre il Codacons denuncia la corsa alla sottoscrizione di nuovi contratti che alcune società dell’azzardo hanno fatto proprio mentre la politica annunciava il divieto in corso di approvazione.

Finché la situazione sarà questa, nessuno potrà attribuirsi alcun merito né inversione di tendenza.

La politica continuerà anzi a mostrarsi incapace di affrancare la società da una dinamica perversa, che rende anche lo Stato dipendente dal gioco d’azzardo.