Sono 106,8 miliardi di euro. Il rapporto annuale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato noto come Libro Blu è stato diffuso ad agosto e ha confermato le stime: il consumo di gioco d’azzardo in Italia è aumentato ancora. Aveva già toccato il proprio record nel 2017 con 101,8 miliardi di euro, ma è bastato un anno per superarlo abbondantemente.

Eppure, la reazione della stampa è stata pressoché assente: poche testate hanno ripreso la notizia. Viene da chiedersi se ormai si sia fatta l’abitudine a questi dati esorbitanti. Forse il periodo estivo non ha aiutato; d’altra parte, qualche settimana prima, in pieno luglio, quotidiani e telegiornali non avevano risparmiato attenzioni al jackpot del superenalotto, fomentando l’attesa per le estrazioni e incentivando le scommesse con interi servizi dedicati, anche nel corso di telegiornali delle reti pubbliche.

Questo avveniva, tra l’altro, mentre associazioni, movimenti, realtà civili ed ecclesiali impegnate ormai da anni contro l’azzardo denunciavano nuovamente l’incoerenza dei proclami della politica a fronte delle Linee guida elaborate dall’AGCOM – Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – che minano alle fondamenta l’efficacia e la credibilità del divieto della pubblicità del gioco d’azzardo atteso nella sua piena applicazione da oltre un anno.

Non ci si poteva aspettare molto da linee guida elaborate previa consultazione delle società concessionarie, che sul gioco d’azzardo fondano i propri ricavi. Nondimeno, nella lotta contro questa piaga sociale sembra che per ogni passo avanti si debba stare pronti a un contraccolpo.

Accade così che le citate Linee guida stabiliscano una differenza tra pubblicità e “comunicazioni di carattere informativo”, facendo rientrare in queste ultime, per esempio, le informazioni relative a jackpot, quote di scommesse, eventuali bonus offerti … “purché effettuate nel rispetto dei principi di continenza, non ingannevolezza, trasparenza nonché assenza di enfasi promozionale”.

Poco importa che numerosi studi abbiano dimostrato come slot machines, gratta e vinci, estrazioni numeriche ecc. siano congegnate per indurre le persone a reiterare il comportamento di gioco: se si considera questo, è evidente che le comunicazioni relative al funzionamento del gioco d’azzardo di massa non potranno mai essere unicamente informative.

D’altra parte, se gli italiani continuano a spendere in gioco d’azzardo mediamente 1.700 euro al mese nonostante le limitazioni che in questi anni amministrazioni comunali e regioni hanno cercato di introdurre, significa che c’è ancora molto da fare.

Questa consapevolezza deve continuare ad alimentare l’impegno della società civile contro il gioco d’azzardo, perché si trovino modalità sempre più creative e convincenti di sensibilizzazione e prevenzione contro un comportamento insensato, che spinge migliaia di persone e famiglie a dissipare una quota importante dei propri redditi nel nulla, mentre altri lucrano, e che richiede la lucida consapevolezza di ciascuno per essere finalmente arginato.