Intervista di Roma Sette a don Benoni Ambarus per i 40 anni della Caritas 

L’’emergenza abitativa, il rapporto «disordinato» con il denaro che porta alla ludopatia e al ricorso ai prestiti, la fragilità, la solitudine, il dilagante barbonismo domestico, il disagio giovanile e l’emarginazione dei minori migranti di seconda generazione. Il direttore della Caritas diocesana, don Benoni Ambarus, spera di non essere «profeta di sventura» ma ritiene che queste siano le potenziali nuove “bombe” pronte ad esplodere a Roma. Alla vigilia dei 40 anni di fondazione della Caritas di Roma il sacerdote, alla guida dell’ente dal 1° settembre 2018 dopo aver ricoperto per un anno l’incarico di vice direttore, tira le somme sul ruolo dell’organismo pastorale che giovedì 10 ottobre, alle ore 18, riunirà tutti i suoi operatori e volontari nella basilica di San Giovanni in Laterano per la Messa presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Una celebrazione durante la quale verrà ricordato monsignor Luigi Di Liegro, primo direttore della Caritas, nel 22° anniversario della scomparsa. Tra i concelebranti ci saranno diversi cardinali e l’intero Consiglio episcopale. Don Benoni è il primo direttore a non aver conosciuto personalmente Di Liegro ma ritrova negli operatori e nei volontari lo stesso carisma, «la stessa energia trascinante e follia d’amore» che hanno animato il sacerdote che ha speso la sua vita accanto agli ultimi. Puntando uno sguardo sull’attuale situazione della Capitale, rileva che oggi il reddito percepito dalle famiglie non è più sufficiente per cui è sorta «una “città nella città” composta dai senza casa». Un esercito di persone che comprende chi vive per strada, negli 80 palazzi occupati, o su cui pende la spada di Damocle dello sfratto. In questo contesto si fa largo il miraggio della vincita per risanare il bilancio familiare. La ludopatia, spiega don Ambarus, «sta corrodendo il tessuto sociale, è un radicale cambiamento di mentalità psicologica, un rapporto malato con il denaro». Vi è poi la solitudine che sradica le persone dalla realtà inducendole al barbonismo domestico. «A Roma vivono 700mila “over 65”, il 38% dei quali hanno oltre 75 anni, e si stanno lentamente dissociando dalla realtà che li circonda – prosegue il sacerdote –. Il fenomeno del barbonismo domestico sta dilagando a macchia d’olio e sarà una prossima piaga sociale se non si interviene subito». Il direttore della Caritas non nasconde la sua preoccupazione per i giovani, dei quali ci si occupa sempre troppo poco, e per i minori migranti di seconda generazione, «emarginati perché ritenuti diversi. Questo li porta a chiudersi e, sentendosi rifiutati, diventati adulti non si impegneranno ad avere relazioni sane e ad amare la città nella quale vivono».

L’unica via da intraprendere per evitare l’esplosione di queste bombe sociali è l’incontro “a tu per tu”, l’inclusione. «Solo se ci faremo coinvolgere e ferire dalle storie degli altri ci potremo salvare», aggiunge don Benoni. Oggi la Caritas conta a Roma 52 opere–segno, che comprendono mense, ostelli, comunità e case famiglia, 146 centri di ascolto parrocchiali in rete tra loro, 5 empori territoriali. In 40 anni la città ha cambiato volto e l’organismo diocesano ha affrontato sfide sempre

grandi ma diverse con il tempo. Immutato il desiderio di creare comunità, al quale don Ambarus aggiunge l’auspicio di far nascere opere– segno in ogni prefettura e avviare una fase di responsabilizzazione delle realtà parrocchiali grazie anche al crescente numero di persone che, pur non vivendo una particolare appartenenza ecclesiale, è molto sensibile alle difficoltà dei più fragili. In quest’ottica la funzione della Caritas è quella di essere «ponte e luogo d’incontro tra una realtà laica lontana dalla Chiesa e la Chiesa stessa». Il ruolo della Caritas oggi è quello «di affiancare con semplicità e umanità le realtà ecclesiali delle parrocchie in ogni singolo territorio mettendo a disposizione la competenza acquisita sul campo in 40 anni», sottolinea il sacerdote, che ha fatto delle parole “comunità, generatività, prossimità e visione” i pilastri del suo mandato. In piena sintonia con il programma della diocesi che si fonda sull’ottica di “abitare la città”, il compito della Caritas è quello di invitare a «vivere la fatica di affiancare le persone e scoprire che possono essere una ricchezza». In tal senso il desiderio del direttore Ambarus è quello di avere i centri di accoglienza vuoti nei giorni di festa perché questo significherebbe avere «una forte rete di comunità parrocchiali e famiglie pronte ad accoglierli. La prossimità territoriale vissuta nelle parrocchie può portare ad un processo di rinascita. Un’altissima percentuale di persone accolte dalle comunità è riuscita a reinserirsi nella società».

Soffermandosi sulla generatività, il sacerdote mette in risalto la necessità di superare gli approcci tradizionali di welfare. Con la Caritas Ambrosiana e la Fondazione Zancan si lavora per far comprendere che i sistemi generativi possono abbattere l’assistenzialismo e creare spazi di giustizia sociale. «Limitarsi a fare l’elemosina ai poveri – conclude don Benoni – li umilia e li demotiva perché anche loro hanno tanto da dare».

(Roberta Pumpo, Roma Sette del 6 ottobre 2019)