L’accoglienza di una giovane mamma rifugiata da parte delle laiche dell’Istituzione Teresiana

L’Istituzione Teresiana è un’Associazione Internazionale di laici impegnata nella trasformazione sociale e nella promozione umana attraverso le diverse manifestazioni educative e culturali proprie di ogni contesto storico. Gli uomini e le donne che la costituiscono ne realizzano la missione mediante la loro professione, lasciandosi interpellare dai segni dei tempi. Durante un incontro estivo di programmazione per l’anno 2019–2020 l’Istituzione Teresiana, ha fatto la proposta di aderire ad un progetto di accoglienza di una o due ragazze rifugiate. Enza, Giuseppina, Pilar hanno risposto affermativamente mettendo a disposizione la loro abitazione.
Per iniziare questo percorso abbiamo pensato di rivolgerci al nostro parroco di San Saturnino, don Marco il quale ci ha messo in contatto con la Caritas diocesana. Abbiamo iniziato una fase di conoscenza reciproca che ci ha portato ad un primo contatto con una ragazza M.G; contemporaneamente abbiamo conosciuto la tutor di riferimento che ci ha accompagnato e continua ad accompagnarci in questo percorso.
Era il 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, quando è arrivata da noi. Una ragazza timorosa; dal momento in cui l’abbiamo incontrata, ci aveva colpito il suo sguardo un po’ triste, alla ricerca della pace del cuore. In quello stesso giorno, con timore ci ha detto che era incinta. Ci è sembrato un segno di quella festa. Maria e Giuseppe avevano portato un’offerta povera: due tortore, ma avevano il dono più grande del mondo: un bambino. Questa giovane donna è arrivata da noi con la sua fatica, le sue paure, e in quel giorno, ci ha donato una nuova vita. Non potevamo immaginarlo…come dice Simone Weil “le cose più importanti del mondo non vanno cercate, vanno attese, perché quando il discepolo è pronto, il maestro arriva”.
Noi forse non eravamo pronte, ma ci siamo lasciate sorprendere ogni giorno da Dio, che con la Sua creatività, diventa dono per noi.
Abbiamo iniziato con lei l’attesa; piano piano è entrata nella nostra vita e noi nella sua. Lei ride delle nostre battute e noi delle sue. Abbiamo assunto la responsabilità di accompagnarla, per accogliere nella pace, la vita di questa creatura che portava in seno, dai controlli medici alle cose più semplici e forse banali, da cosa mangiare, a come vestirsi, fino alla condivisione della sua vita: tavolozza di colori chiari, forti e bui su cui il Dio della vita sta dipingendo le impronte della misericordia e della tenerezza. Tante volte ci ripete: “da quando sono venuta in questa casa, la prima volta, ho sentito che avrei trovato pace”.
Il periodo del lockdown, giunto appena un mese dopo l’arrivo di M.G. a casa, come a tutti noi, ci è piovuto all’improvviso e apparentemente ha quasi spento ogni cosa. Ci siamo ritrovate chiuse in casa, tranne una di noi che come medico ha continuato il suo lavoro e che a motivo della pandemia si è fatto più duro. E’ stato un tempo in cui la nostra conoscenza, nella semplicità della vita quotidiana, è cresciuta (mi viene da dire come la pancia della gestante…) e si è alimentata di quella condivisione che sa di racconti di vita, di preparazione di cibi, pulizia casa, aneddoti simpatici, salire scale per passare un po’ di tempo sul terrazzo, fare la spesa e rientrare subito a casa… Non è mancata l’attenzione sul mondo malato, sulle tante scene di dolore, su quei momenti intensi di preghiera offerti da papa Francesco.
M. G. ci ha fatto uscire dalle nostre abitudini, per affinare il nostro cuore alla sorpresa, all’attenzione, alla valorizzazione delle piccole cose, per farci capire che la fraternità, lo spirito di famiglia, non si improvvisano e non ci sono dati a prescindere, ma si costruiscono nella pazienza, nella preghiera, nell’apertura del cuore.
Alle 22.20 del 26 agosto è nata A. S. Dopo una giornata di travaglio di M. G, questo piccolo fiore si è aperto alla vita. E’ stato bello accompagnare M.G da quando qualche giorno prima si è ricoverata in ospedale, è stata intensa la comunione tra noi tre
Tutta la casa era pronta da giorni, la carrozzina regalata da una collega dell’ospedale, ogni cosa preparata con cura. Il nostro cuore si è preparato per dire grazie alla vita, la nostra fede si è affinata nell’affidamento per dire a Lui con gioia: “eccoci, aiutaci a vivere in semplicità ciò che ora ci chiedi”. La nostra vita cambierà ancora, non sappiamo fino a quando, però quando una figlia piccola ci fa allargare la tenda, non possiamo fare altro che accogliere questa grazia.
Il filo conduttore di questo tempo è stata la normalità della vita in un tempo di assoluta anormalità arricchiti da quel pizzico di allegria che rende tutto più facile. Infine possiamo dire che siamo cresciute insieme, non più in quattro ma in cinque!