Il 18 settembre l’incontro nell’aula Paolo VI in Vaticano per le delegazioni parrocchiali

«Con grande gioia vi comunico che nella mattina di sabato 18 settembre incontreremo Papa Francesco nell’Aula Paolo VI in Vaticano». E’ l’invito del cardinale vicario Angelo De Donatis nella lettera indirizzata ai sacerdoti e ai diaconi della diocesi. All’appuntamento del 18 «sono invitati a partecipare – prosegue il porporato – i laici dell’équipe e dei consigli pastorali (massimo dieci persone per parrocchia), i sacerdoti, i diaconi, i superiori delle Case dei religiosi e delle religiose, i responsabili diocesani di associazioni, movimenti e cammini ecclesiali».

L’incontro con il Santo Padre aprirà ufficialmente il nuovo anno pastorale; a questo seguiranno altri momenti di incontro che il cardinale De Donatis vivrà nei diversi settori. Altra data da segnalare è quella del 10 ottobre, quando si aprirà il Sinodo di Roma e della Chiesa mondiale, con la Messa celebrata da Papa Francesco nella basilica di San Pietro.

«Sono convinto – scrive il vicario del Papa – che quest’anno rappresenterà una svolta, una possibilità straordinaria di crescita per tutti noi, per tutta la nostra Chiesa diocesana. L’esperienza vissuta a Fatima, nel pellegrinaggio diocesano, è stata una conferma, come un sigillo, di questa percezione. Racchiudo il mio pensiero in tre parole che, come grandi pennellate, dipingono l’orizzonte di fondo dell’anno che ci apprestiamo a cominciare». Ed eccole, le tre parole chiave di questo 2021-2022: sinodoascolto e kerigma.

La prima «richiama lo stile “proprio” della Chiesa: invita alla fraternità, al sostegno reciproco, a compiere insieme quei passi in avanti che ci permettono di raggiungere qualcosa o meglio Qualcuno che ci attira e che ci ispira. È una parola che, più che dire la straordinarietà di un tempo, sottolinea la grazia contenuta in ogni tempo della vita della Chiesa e che ci viene donata quando si cammina insieme».

L’ascolto racconta quanto fatto negli ultimi due anni, segnati dalla pandemia, con il tendere l’orecchio al «grido della città, approfittando della riduzione delle attività per aprire le orecchie sulle vite degli altri, con un atteggiamento positivo, di accoglienza e di amicizia».

Kerigma, infine, «l’incontro vivo con il Signore Risorto. Tutto ciò che la Chiesa fa e dice – riflette il cardinale del Donatis – ha senso solo se è al servizio di questo incontro. Anche farsi prossimi all’altro per accoglierlo e volergli bene, come faceva il Signore, è kerigma in atto, è dare volto, mani e gambe al Signore che vuole far sperimentare il suo amore ai suoi fratelli».

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