L’assemblea degli animatori Caritas con il cardinale De Donatis e padre Paolo Benanti

«Saper scrutare l’alba all’imbrunire è quell’atteggiamento che mette nel cuore la speranza e suggerisce un modo per superare le tenebre». Così il cardinale Angelo De Donatis ha introdotto i lavori dell’assemblea diocesana per gli animatori della carità che si è tenuta ieri, 19 ottobre, in diretta streaming.

Un incontro che la Caritas diocesana ha organizzato in due momenti – il prossimo appuntamento sarà il 4 novembre – per introdurre i temi pastorali del nuovo anno. Il presule è intervenuto dalla sala “Ugo Poletti” del Vicariato dove era collegato insieme a padre Paolo Benanti, teologo dell’Università Gregoriana, Giustino Trincia e don Paolo Salvini, direttore e vicedirettore dell’organismo diocesano.

«Viviamo un periodo buio, crepuscolare, – ha spiegato il cardinale – immersi in una tenuta luce che, nel giorno che muore, ci prefigura quello che sorge. È la dinamica pasquale della vita umana». «L’esperienza della pandemia – ha evidenziato nel vicario – ci ha messo in contatto con le paure più profonde». Inizialmente quelle legate alla sopravvivenza e alla salute dei propri cari e in seguito, «in modo particolare in questi giorni», per gli effetti dell’impoverimento. Il cardinale evidenzia anche che in questi mesi «abbiamo visto una nuova alba»: le manifestazioni di solidarietà, l’ascolto reciproco, la disponibilità all’altro. «Non dobbiamo dimenticare o sottovalutarlo – ha concluso De Donatis – un’alba possibile sorgerà da questa prospettiva perché molti si sono lasciati trasportare con il cuore».

Una serata di riflessione che, ha spiegato Giustino Trincia, la diocesi ha proposto agli animatori della carità «in un tempo segnato da tanti eventi di grande sofferenza, sul piano sociale ed economico, che inducono alla paura e al ritrarsi in sé» con il rischio «di anteporre il fare e non rispondere, invece, all’esigenza primaria di cogliere il senso più profondo di ciò che sta accadendo».

Il direttore della Caritas ha sottolineato come «ci siamo trovati a dare risposte di emergenza a un numero inimmaginabile di persone: a Roma nelle parrocchie e nelle 52 opere segno della diocesi sono state oltre 25mila nel 2020 delle quali 8 mila quelle che non avevamo mai visto in un centro Caritas». «Ci siamo attivati con risposte immediate – aiuti alimentari, sostegno al reddito, vicinanza a chi era solo potenziando i servizi di prossimità e domiciliari – e abbiamo progettato anche forme nuove di intervento: il Fondo “Gesù Divino Lavoratore”»

«Venendo all’oggi – ha concluso -, sembra crescere la consapevolezza di come anche l’animazione alla carità nella nostra amata Città, richieda nuove prospettive. Il cammino sinodale va proprio in questa direzione ma rischia di trovarci se non proprio impauriti e stanchi, almeno assorti dall’emergenza e nell’emergenza, con uno sguardo troppo vicino all’esattezza della realtà, invece che proteso alla prospettiva della verità evangelica della nostra missione».

Per padre Benanti, autore del saggio “Vedere l’alba dentro l’imbrunire: scenari plausibili dopo il Covid-19″, la pandemia, insieme ai cambiamenti tecnologici, alle nuove modalità di esercizio del potere e di partecipazione alla vita politica, «sta contribuendo a modificare il patto sociale su cui si basano i rapporti nella comunità». Come già avvenuto in altre epoche storiche, «questo rischia di generare nuovi equilibri che come cristiani siamo chiamati ad abitare». «La rivoluzione tecnologia, la pervasività del digitale e la crisi sanitaria – ha detto – hanno generato disuguaglianze, povertà ed emarginazione, soprattutto tra i giovani e gli anziani». Il teologo francescano invita a vivere questo tempo come «la sentinella che veglia nella notte pronta ad annunciare il nuovo giorno». «Siamo chiamati a interrogare la notte ragionando per scenari». Un esercizio, ha detto, che non è profezia o simulazione, ma la preparazione a una visione plausibile. Padre Benanti ha quindi illustrato sette possibili tendenze a cui prepararsi. Quello della “inondazione” che «quando si ritirano le acque, si contano i morti e la vita riprende come prima»; le “invasioni barbariche” con la pandemia che ha accentuato tendenze già in atto da tempo come il calo demografico e le disuguaglianze; il “Medioevo” con zone protette in cui vive la popolazione più ricca escludendo i poveri; la “guerra fredda” con la fine della globalizzazione e il mondo diviso in «nemici che combattono guerre economiche»; “il vecchio e il bambino”, con l’aumento del gap generazionale sui valori e sui linguaggi; “l’alveare” come superamento del pensiero neoliberista e la disponibilità a concedere spazi di libertà per avere garantita la sicurezza; “la diaspora” con lo spopolamento delle città e la nascita di piccole comunità omogenee.

«Su questi scenari – ha ricordato Benanti – siamo chiamati a essere vedette, con la certezza che nel nostro cuore l’alba c’è già stata».