Il messaggio di papa Francesco per la quinta Giornata Mondiale dei Poveri, che celebriamo in questa domenica, ci offre molti stimoli.

Ne raccolgo alcuni e vi invito a leggere il messaggio per intero.

Siamo invitati a tornare a Betania, in casa di Simone il lebbroso. Qui una donna cosparge il capo di Gesù con un unguento profumato di grande valore. Si sarebbe potuto venderlo a vantaggio dei poveri, dicono alcuni dei presenti. Ma Gesù accoglie il gesto di questa donna. Tra poco il suo corpo umiliato sarà deposto in un sepolcro. Gesù è diventato povero. Come accetta la mano degli uomini, che lo spogliano di tutto, così è consolato dalla mano di questa donna, che sembra essere l’unica a comprendere il suo stato d’animo.

«Gesù non solo sta dalla parte dei poveri, ma condivide con loro la stessa sorte». E indica anche a noi questa strada. La condivisione infatti genera fratellanza, è duratura, non umilia, pone le premesse per raggiungere la giustizia. Non così la beneficenza. In questo tempo è per noi particolarmente espressiva l’esperienza di Damiano de Veuster, che condivise gli ultimi dodici anni della sua vita con i malati di lebbra, confinati per paura del contagio sull’isola di Molokai. Lo Spirito di Dio rende possibile anche a noi convertirci alla via della condivisione.

Con Gesù possiamo scegliere di non accumulare denaro e beni, ma aprire la mano a chi non ne ha a sufficienza. Con gioia. Senza chiedere nulla, come fa Dio con noi. Bella a proposito è la citazione di Giovanni Crisostomo: «Anche tu, dunque, quando vedi in terra un uomo che ha sofferto il naufragio della povertà, non giudicare, non chiedere conto della sua condotta, ma liberalo dalla sventura».

Oltre alla condivisione, papa Francesco ci invita alla consapevolezza. Ci sono processi che impoveriscono una parte sempre più consistente dell’umanità. È importante guardare non solo agli effetti, ma anche alle cause e considerare quale conversione di mentalità si è fatta urgente. Anche per noi. Ci sono infatti gli attori economici e finanziari senza scrupoli, ma c’è anche un diffuso stile di vita individualistico, complice nel generare povertà. Povertà nelle donne e uomini esclusi, ma anche in chi per paura di perdere il proprio livello di benessere si lascia invadere da un’ostilità insensata e violenta nei confronti delle persone marginali.

Cosa possiamo fare? «Dare vita a processi di sviluppo in cui si valorizzano le capacità di tutti … Ci sono molte povertà dei “ricchi” che potrebbero essere curate dalla ricchezza dei “poveri”, se solo si incontrassero e conoscessero! Nessuno è così povero da non poter donare qualcosa di sé nella reciprocità».

Francesco parla anche ai governi e alle istituzioni mondiali: «La povertà dovrebbe provocare ad una progettualità creativa, che consenta di accrescere la libertà effettiva di poter realizzare l’esistenza con le capacità proprie di ogni persona».

Abbiamo il desiderio di vivere un cammino ecclesiale, in cui tutte le discepole e i discepoli del Signore possano partecipare e dare il proprio contributo. Anche questa giornata si colloca bene in questo contesto. Ci stimola ad accorciare le distanze e favorire relazioni in cui si realizzi uno scambio fraterno.

Paolo Salvini
vicedirettore della Caritas diocesana