La preghiera della diocesi di Roma e le parole di Papa Francesco e del cardinale De Donatis

«Cristo Risorto è in mezzo a noi. Non ci lascia soli. Non scoraggiamoci: Egli è tra i feriti, gli sfollati e i rifugiati, nei bunker e nelle metropolitane. Consola con la sua presenza, fascia e cura le ferite dei cuori».
Il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha presieduto la preghiera per la Pace in Ucraina che si è svolta lo scorso 25 febbraio nella dalla cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli Ucraini a Roma.
A esprimere solidarietà nella sofferenza e la preoccupazione dei fedeli della comunità ucraina cristiana di Roma, insieme al cardinale erano presenti il vescovo Dionisio Lachovicz, esarca apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia, il vescovo ausiliare Benoni Ambarus e il parroco dei Santi Sergio e Bacco don Taras Ostafiiv.

Domenica 27 febbraio è stato Papa Francesco, al termine della preghiera dell’Angelus, a chiedere di fermare i combattimenti e invitare alla giornata di preghiera e digiuno del Mercoledì delle Ceneri. 
«In questi giorni siamo stati sconvolti da qualcosa di tragico: la guerra. Più volte abbiamo pregato perché non venisse imboccata questa strada. E non smettiamo di pregare, anzi, supplichiamo Dio più intensamente. Per questo rinnovo a tutti l’invito a fare del 2 marzo, Mercoledì delle ceneri, una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Ucraina. Una giornata per stare vicino alle sofferenze del popolo ucraino, per sentirci tutti fratelli e implorare da Dio la fine della guerra.
Chi fa la guerra dimentica l’umanità. Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune, che vuole la pace; e che in ogni conflitto è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani, a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini… Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti.
Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina – e non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia… –, ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione Italiana, “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”».

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