Una rubrica realizzata dai volontari e dagli operatori del servizio domiciliare “Aiuto alla persona” per ricordare e denunciare le morti di tre anziani emarginati che vivevano nascosti nelle loro case sporcizia e abbandono.

La situazione dei poveri, delle persone fragili, degli anziani, e degli “ultimi” sta sempre più peggiorando all’interno del nostro paese. Le continue crisi economiche, l’indebolimento sempre più marcato del tessuto sociale, la pandemia e una società sempre più egoista hanno accentuato la povertà, il bisogno e soprattutto la solitudine. Tutto ciò è ancora maggiormente percepibile nelle grandi città, in cui problemi antichi si mescolano più velocemente e più profondamente con problemi attuali. La nostra città, Roma, non è diversa dalle altre; anzi, viste le sue dimensioni, il numero di persone che la abitano e l’estrema eterogeneità delle stesse, può essere indicata come un ottimo metro di giudizio della situazione generale. Come operatori della domiciliare della Caritas di Roma ogni giorno ci troviamo a fare i conti con i problemi sopra descritti. Conoscendo bene la disperazione di certe condizioni limite dell’esistere e potendo cogliere da un lato un continuo peggioramento delle stesse e dall’altro la nemmeno tanto nascosta indifferenza verso tali circostanze, abbiamo deciso di intraprendere un percorso di emersione e sensibilizzazione, quasi una denuncia dello stato delle cose, nella speranza di poterle cambiare insieme attraverso una sensibilizzazione maggiore rispetto alla realtà che tutti viviamo.
Non volendo ricoprire il mero ruolo di segnalatori di salme, abbiamo deciso di proporre delle testimonianze scritte su quelle morti. Riflettere sulle situazioni che le hanno rese possibili e riflettere su quello che tali morti avevano lasciato a noi stessi, come persone, prima che come professionisti.

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Dopo quasi quattro anni di volontariato in domiciliare leggera sono stata travolta, in soli sei mesi, dalla perdita di tre care amiche: persone completamente differenti tra loro per carattere, storia, situazione familiare, ma tutte accomunate, seppur in misura diversa, da contesti di solitudine. 

La prima amica è volata in Cielo lo scorso luglio, ma le sue condizioni di salute erano già gravi da mesi. Persona fragile fisicamente ed emotivamente, viveva da sempre insieme alla sorella, anche lei signorina, che, nonostante l’età avanzata, la assisteva h24. Negli ultimi mesi, in cui il dolore dell’una e la disperazione dell’altra erano molto forti, facevo fatica a trovare una parola di conforto quando, al termine delle commissioni, mi soffermavo qualche minuto con loro. Spesso mi limitavo a un piccolo gesto, una preghiera silenziosa e, le volte in cui trovavo il coraggio, a una benedizione! Il Signore ha voluto che io fossi con lei nel momento in cui ci ha lasciato e non posso dimenticare le disperate parole che le ha rivolto la sorella appena è spirata: “mi hai lasciata da sola”! Continuo ad andare settimanalmente da lei e percepisco la sua paura di dover affrontare la fase finale della sua vita da sola, con il timore di ammalarsi e di morire senza il calore e l’assistenza che lei è riuscita a donare e che ogni essere umano dovrebbe poter ricevere!

Due mesi più tardi mi ha lasciato un’altra amica, questa volta in maniera inattesa. Conviveva da anni con una malattia cronica, ma le sue condizioni di salute non erano preoccupanti. Poi, durante il lockdown, è arrivato il crollo. All’improvviso si è trovata chiusa in casa tutto il giorno, insieme al figlio rientrato da lei dopo la separazione e ha fatto fatica ad accettare il rapporto controverso con lui. Ogni volta che la chiamavo era sempre più spenta, sopraffatta dalla solitudine; quando, finalmente, l’ho potuta rivedere, era in preda ad una forte depressione. Sono seguiti ricoveri, visite, alti e bassi. Non era preoccupata di morire, anzi diceva di non aver più voglia di vivere, ma temeva, piuttosto, di arrivare a non essere più autonoma, sapendo di non potersi permettere un’assistenza continuativa. La scorsa estate è stata ricoverata nuovamente e in clinica ha contratto il Covid. Le sue condizioni sono precipitate rapidamente. Quando i medici hanno comunicato al figlio che la situazione era ormai irreversibile, lui mi ha proposto di andare a salutarla, furtivamente, da dietro il vetro della stanza. Ho accettato, pur sapendo che sarebbe stato straziante: abbiamo atteso più di un’ora, sperando che si accorgesse della nostra presenza, ma è rimasta incosciente sotto il casco dell’ossigeno! Due giorni dopo è volata in Cielo, da sola! Mi dispiace, amica mia, di non averti potuta salutare né confortare nell’ora più difficile. Nessuno dovrebbe morire così!

E ultima, ma non per importanza, se ne è andata anche lei.  La consideravo immortale, nonostante le 90 candeline spente 6 mesi prima. La prima volta che l’ho vista mi ha affascinata; la seconda ho pensato di condividere con il Servizio: “ma voi state scherzando? Qua ci vuole un’assistenza strutturata e professionale!!”. Poi ho deciso di conoscerla e di amarla profondamente. Non basterebbe un libro per raccontarla: le sue vicissitudini, i suoi toni, i suoi umori, i suoi colori! La sua insopportabile solitudine, il suo implorare una telefonata nei giorni di festa, nei quali restava da sola. Il rapporto controverso con la fede: a volte grata al Signore, devota alla Madonna per le grazie ricevute, confortata dalla presenza dell’”Angelo sulla spalla”; a volte arrabbiata con Lui per la prematura morte del figlio, per i problemi di salute, per quelli economici; altre addirittura negazionista “no Carlotta, non devi crederci, non c’è niente, no, no!!”. Infine, la sua voglia di vivere, nonostante le difficoltà, e il suo rapporto con la morte; diceva di parlare con lei, di averla più volte cacciata quando le si era avvicinata troppo. Dopo l’estate ha iniziato a stare sempre peggio e a dicembre non era più in condizione di vivere da sola, ma non c’erano alternative. Nonostante il riavvicinamento del figlio, le condizioni economiche e logistiche non rendevano possibile un’adeguata assistenza.  A gennaio la diagnosi di malattia oncologica già in fase terminale. È rimasta nella sua amata casa, straripante di oggetti e di ricordi, fino a pochi giorni prima di andarsene. Ringrazio il Signore per aver avuto la possibilità di esserle accanto negli ultimi due giorni della sua vita, in hospice, quando ormai non era quasi più cosciente, ma ancora percepiva, stringendo la mano, il calore umano. Sono lieta che il figlio abbia accolto la mia proposta di farle avere l’unzione degli infermi. Si è spenta da sola, di notte. Ho chiesto la grazia di poterla rivedere in sogno. Ti aspetto, amica mia, a dirmi che avevo ragione e che Lui ti ha accolto donandoti finalmente la Pace che qua hai faticato a trovare! 

Carlotta Benvenuti
volontaria del servizio domiciliare “Aiuto alla persona”.