È dolorosa la lettura a cui mi sono dedicato oggi. Voi non leggete “Povertà a Roma: un punto di vista”: è il Rapporto di Caritas Roma sulla povertà nella Capitale. Non leggetela se la vostra vita va bene e non volete cambiarla.

Il Rapporto ci dice che una persona su quattro a Roma (il 23,6%) vive in uno stato di “disagio economico”, il 10,3% è in “grave deprivazione materiale”, il 14,1% è a rischio povertà, mentre il 6% “arriva con fatica a fine mese”. Una situazione peggiore – in alcuni casi – della media italiana. Si allarga inoltre la distanza tra quel 2,4% di cittadini che possiede un reddito superiore ai 100mila euro e il resto della popolazione. Quattro romani su 10 hanno un reddito inferiore ai 15mila euro. I più ‘ricchi’ sono gli ultrasessantenni.Si potrebbe pensare che la povertà dipenda dalla disoccupazione (che è al 14,4%), ma la cosa più sconcertante – ma non sorprendente – è la povertà di chi un lavoro ce l’ha: precario e malpagato. A Roma il 21% delle persone ha contratti a termine da più di 5 anni, a cui dobbiamo aggiungere i dipendenti con una retribuzione inferiore ai 2/3 di quella mediana, a Roma il 13,5% dei lavoratori. La percentuale degli occupati sovraistruiti interessa quasi 1/3 del campione (27,2%).

Politiche nazionali scellerate hanno creato una povertà dei lavoratori che non si vedeva da prima dell’avvento dei sindacati: come pensare al futuro, a mettere su famiglia, come pensare di mettere da parte qualcosa per i propri figli? È stato rubato il futuro ormai a più di una generazione.

La povertà, la precarietà, i turni di lavoro, l’inesistenza di politiche familiari e le distanze cittadine hanno favorito la crescita di un’altra povertà: quasi il 45% della popolazione romana vive sola, un dato che risulta in aumento.

Il cardinale Angelo De Donatis ha commentato: «Non si tratta di opinioni che esprimono gli autori o di una presa di posizione della Caritas…

Scopriamo allora che nella nostra città esistono migliaia di persone che vivono in solitudine, che non hanno mai avuto un reddito regolare, che non riescono ad accedere al servizio sanitario pur avendone diritto, che erano già in grande difficoltà prima dell’arrivo della pandemia e che ora si trovano completamente esclusi dal sistema di aiuti.

Scopriamo che esistono migliaia di nostri concittadini che non riuscivano ad arrivare alla fine del mese e soprattutto non riuscivano a pagare le bollette di luce, acqua e gas ben prima che i rincari delle materie prime facessero impennare i costi.

Scopriamo anche che in tanti, molti bambini purtroppo, non hanno elettricità e gas per scaldarsi perché vivono in alloggi di fortuna».

«La fotografia della città che il Rapporto ci offre – ha commentato Giustino Trincia, direttore della Caritas –, è quello di una città in bilico tra la tentazione di ripiegarsi sulle profonde ferite inferte dalla pandemia e volontà di cogliere le notevoli opportunità offerte dal Pnrr, dal prossimo Giubileo del 2025 e dalla possibile assegnazione a Roma Capitale dell’Expo 2030. Opportunità inedite per trasformare Roma e renderla una metropoli meno disuguale e dove sia più facile e soprattutto più umano, poter vivere con dignità. La nostra convinzione, basata sulla straordinaria prova di solidarietà a cui abbiamo assistito proprio nel periodo più aspro della pandemia, è che sia possibile coltivare e far crescere la speranza e con essa la fiducia di potercela fare».

Vi avevo avvertito: era meglio forse, per la nostra tranquillità, non sapere – se si è tra i più fortunati – o non vedersi qui descritti – se si è tra quelli in difficoltà.

La realtà, contemplata e descritta, può dare speranza però a chi si vede visto, finalmente, nelle sue difficoltà: speranza di essere aiutato, confortato, inserito. Aprire gli occhi apre la mente e il cuore: la realtà regala umiltà, commozione e condivisione. Viviamo, in fondo, così come guardiamo. La realtà è il nostro giudice. Non ciò in cui abbiamo creduto ci descrive; la nostra intelligenza e bontà si misurerà da cosa che abbiamo operato nella realtà che abbiamo visto. Valiamo per quanto vale per noi colui che non ci può ricambiare.

Non abbiamo bisogno di grandi statisti, ma di uomini veri, di donne vere! Con la speranza che ha invocato Trincia, io comincerò, grazie alla lettura di oggi, col guardarmi intorno con uno sguardo nuovo.

don Domenico Vitulli, parroco a san Tommaso d’Aquino
apparso su www.abitarearoma.it