L’inizio di settembre segna inesorabile la fine del periodo estivo; si rientra al lavoro con nuove prospettive e progetti da realizzare, riprendono le scuole e le attività della vita quotidiana.

Quello che invece non accenna minimamente a finire è la guerra in Ucraina: i fatti principali di questi giorni riguardano la missione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica per verificare e valutare eventuali danni causati dai recenti bombardamenti vicino alla centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhya, bombardamenti di cui Kiev e Mosca si accusano a vicenda; si registra una nuova capacità offensiva da parte ucraina sia sul piano interno sia sul piano esterno con la capacità di colpire in Crimea; gli Stati Uniti hanno annunciato il 19 agosto un nuovo pacchetto da 775 milioni di dollari sfondando la quota di 10 miliardi di armamenti forniti all’Ucraina dall’inizio della guerra e l’Unione europea sta decidendo di fornire addestramento militare ai soldati ucraini fuori dal loro confine.

Fatti drammatici che si susseguono senza prospettiva di miglioramento da ormai più di 6 mesi di guerra, soglia raggiunta e superata lo scorso 24 agosto.

Un tempo lungo, talmente lungo che queste notizie iniziano a scivolare in basso nelle homepage dei siti di informazione, nonostante si continui a morire. Le elezioni parlamentari alle porte e la verbosa e violenta campagna elettorale hanno preso il sopravvento, l’approvvigionamento del gas e l’aumento del prezzo delle bollette sono la questione più vicina al dramma della guerra, perché questo ci tocca direttamente.

Eppure i danni causati ad un centrale nucleare dai bombardamenti coinvolgerebbero tutti senza distinzioni di confini; la quantità di denaro investita per armare i contendenti potrebbe invece portare sviluppo e prosperità per molti; la rinnovata capacità d’attacco dell’esercito ucraino allontanerà ancor più il confronto diplomatico e la ricerca di un cessate il fuoco.

Per contrastare quel fuoco che vorremmo spegnere, vogliamo continuare a tenere viva la fiammella della speranza, ricordando ad esempio che oltre ai drammi della guerra proseguono iniziative che vogliono lasciare un seme di pace: è partita alcuni giorni fa dall’Italia la terza carovana organizzata da StoptheWarNow, l’estesa coalizione italiana contro la guerra in Ucraina.

Da parte nostra non solo continueremo ad accompagnare le famiglie ospitate ormai da cinque mesi presso le parrocchie e gli istituti religiosi della nostra Diocesi, ma raddoppieremo il nostro impegno sia aprendo le porte a nuove accoglienze, sia raccontando e condividendo segni e speranze di pace con la nostra città.

Andrea Guerrizio
Equipe Emergenza Ucraina