L’assemblea dei nuovi volontari che hanno concluso il Corso base di formazione

“È un bello spettacolo vedere questa presenza!” con queste calde parole il direttore Giustino Trincia ha accolto gli oltre sessanta nuovi volontari presenti all’Assemblea che ha concluso il Corso base che si è svolta il 4 novembre nella Sala conferenze del Seminario Romano Maggiore.
È stato l’incontro conclusivo, in plenaria, dei quattro gruppi che nell’ultimo mese si sono confrontati sul senso del volontariato, sul ruolo della Caritas e del volontario, e che sono stati introdotti alle diverse realtà promosse dalla diocesi di Roma per sostenere le tante, troppe, persone che vivono condizioni di emarginazione e disagio.
Giustino Trincia nel suo intervento ha quindi sottolineato che “a noi non servono persone da reclutare per i servizi; a noi servono artisti, perché ci occorre creatività per rendere visibile il bene che c’è ma non si vede!”
L’identikit dell’artista che dedica il suo tempo al volontariato è dunque quello di “costruttori di relazioni umane, promotori di giustizia e di pace negli ambienti di vita quotidiana. I volontari – ha detto ancora il direttore della Caritas – sono il contrappeso alla logica culturale individualistica imperante, sono il noi che si contrappone all’io, la tenerezza umana che si contrappone alla distanza, la fratellanza umana che contrasta l’individualismo, sono lo stare con te invece del fare per te”; nel chiudere quindi il suo intervento ha ricordato don Luigi Di Liegro, di cui si è appena ricordato il 25mo anniversario della scomparsa: “Quanti problemi – ha chiesto – che don Luigi ha portato alla luce ed affrontato con coraggio e Fede sono ancora attuali dopo 25 anni?”
Il vicedirettore don Paolo Salvini ha fornito quindi una interessante cornice all’esperienza che i volontari si accingono ad intraprendere legata al percorso di sinodalità che la Chiesa di Roma, insieme a tutta la chiesa universale, sta vivendo in questi anni. “Questo secondo anno di cammino sinodale ci chiede di lavorare insieme, in maniera realmente partecipata e quindi sinodale, su quanto condiviso durante lo scorso anno. Si è dunque scelto di individuare tre cantieri, perché il cantiere rappresenta pienamente l’idea del costruire corale. “
Costruzione corale in cui i volontari avranno la possibilità di “entrare nel gruppo di privilegiati – che siamo tutti noi – che possono avere incontri straordinari e vivere delle relazioni che ribaltano i luoghi comuni. Chi ha esperienze dirette può mettere in condivisione questi incontri che ci cambiano per farli rifluire nella vita della Chiesa“.