Il 15 dicembre 1972 il Parlamento apriva al servizio civile riconoscendo l’obiezione di coscienza

Articolo 1
Gli obbligati alla leva che dichiarano di essere contrari in ogni circostanza all’uso personale delle armi per imprescindibili motivi di coscienza possono essere ammessi a soddisfare l’obbligo del servizio militare nei modi previsti dalla presente legge.
I motivi di coscienza addotti debbono essere attinenti ad una concezione generale basata su profondi convincimenti religiosi o filosofici o morali professati dal soggetto.
Non sono comunque ammessi ad avvalersi della presente legge coloro che al momento della domanda risulteranno titolari di licenze o autorizzazioni relative alle armi indicate rispettivamente, negli articoli 28 e 30 del testo unico della legge di pubblica sicurezza o siano condannati per detenzione o porto abusivo di armi.

Articolo 5
I giovani ammessi ai benefici della presente legge devono prestare servizio militare non armato o servizio sostitutivo civile, per un tempo superiore di otto mesi alla durata del servizio di leva cui sarebbero tenuti.
Il Governo della Repubblica e’ autorizzato ad emanare le norme regolamentari relative all’attuazione della presente legge.
Qualora l’interessato opti per il servizio sostitutivo civile, il Ministero per la difesa, nell’attesa dell’istituzione del Servizio civile nazionale, distacca gli ammessi presso enti, organizzazioni o corpi di assistenza, di istruzione, e di protezione civile e di tutela del patrimonio forestale, previa stipulazione, ove occorra, di speciali convenzioni con gli enti, organizzazioni o corpi presso i quali avviene il distacco.

Con queste parole, che il Parlamento approvava il 15 dicembre di 50 anni fa, si apre in Italia la storia del Servizio Civile. Una storia per cui dire grazie a chi si era battuto, con il suo impegno e testimonianza di vita, perché le idee di pace e nonviolenza, di un’idea di difesa altra dall’offesa delle armi, trovasse corpo nella storia della nostra Repubblica: Aldo Capitini e Pietro Pinna, Elevoine Santi, Pietro Ferrua e Mario Barbani,, Giorgio La Pira, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo e don Lorenzo Milani, Claudio Pozzi, Alberto Trevisan, Mario Pizzola. Sono solo alcuni, pochi, dei nomi di coloro che permisero con la loro testimonianza a parlamentari come Giovanni Marcora, Carlo Fracanzani, Luigi Anderlini di redigere il testo che diverrà la Legge 772/72 che finalmente, pur con molti limiti, aprir le porte al riconoscimento dell’Obiezione di Coscienza e all’istituzione del Servizio Civile.

In questi 50 anni il Servizio Civile ha cambiato nome – oggi si chiama Universale, forma e regole, aprendosi alla partecipazione delle ragazze e strutturandosi su base di accesso volontario dal momento della sospensione degli obblighi di leva nel 2005, ma continua a richiamare ragazze e ragazzi, tanto che ogni anno sono tra i 100 e i 120 mila quelli che chiedono di partecipare ad un bando che non garantisce ancora lontanamente questa copertura di posti.

Il bando in uscita in questi giorni, il più ampio della storia del Servizio Civile grazia ai fondi del PNRR, permetterà di avviare infatti progetti per circa 71.000 posizioni a livello nazionale, 72 dei quali nella nostra Caritas

Dal 1972 ad oggi siamo stati oltre 1,2 milioni di cittadini italiani e, da qualche anno a questa parte, stranieri, a dedicare almeno un anno della nostra vita ad un impegno di cittadinanza attiva per costruire una società più giusta e nonviolenta.

Diverse migliaia coloro che hanno vissuto la propria concretizzazione di una scelta nei progetti sognati, costruiti e realizzati nei nostri servizi, grazie alla passione e all’affetto per gli obiettori di don Luigi di Liegro e di coloro che hanno accompagnato questa avventura.

Alcuni di noi hanno avuto l’onore e l’onere di continuare a vivere la propria scelta di obiezione di coscienza alle armi e alla violenza trasformando il proprio anno di servizio civile in una vita spesa ad immaginare, costruire e accompagnare il servizio civile di altri.

Un impegno che questo anniversario ci spinge a mantenere e rinnovare con sempre più forza, un impegno che oggi significa rifiutare il dominio della cultura militare, ma anche lottare con chi fugge delle guerre combattute con le armi da fuoco o con quelle più subdole dell’economia, significa avere cura del creato e pensare alle generazioni future, significa camminare insieme ad altri in un impegno collettivo!

Nel corso del Convegno che Caritas Italiana ha dedicato qualche giorno fa a questo anniversario, il Presidente della CEI Matteo Zuppi ha affermato  che: «L’obiezione di coscienza ha permesso tanta coscienza, nelle persone e nelle comunità, un cammino che ha aiutato tante realtà a maturare e ha permesso di capire cosa significa essere operatori di pace e il prezzo che richiede.”

Non celebriamo allora una bella storia lunga 50 anni, ma ci fermiamo a riprendere energie confrontandoci nei valori che ci hanno sostenuto fino ad oggi, per proseguire con altrettanta forza sulle vie della nonviolenza.

Andrea Guerrizio
Area volontariato e cittadinanza attiva
Coordinatore Servizio civile per la Caritas di Roma