Online il nuovo numero del mensile “Caro Tata ti scrivo” con le storie dei ragazzi accolti e le esperienze degli educatori.

“Siamo sempre stati schiavi, parliamo una lingua che non si scrive ma si tramanda di padre in figlio e lavoriamo di muscoli. È normale essere sfruttati e insultati. Lo sei fin da bambino e la maggior parte di noi cresce così, rassegnata a una vita di fatica e convinta di valere ben poco”. Inizia con la storia di E., proveniente dal Gambia e arrivato al Centro di Prima Accoglienza “Tata Giovanni” dopo un viaggio lungo e faticoso, il nuovo numero del giornalino “Caro Tata ti scrivo”, mensile realizzato dai ragazzi del Centro Caritas.

“Non saprei ripercorrere le difficoltà di tutti quei mesi – continua a scrivere il giovane E. parlando del viaggio intrapreso in cerca di un futuro diverso -. So solo che gli ultimi due in Libia sono stati l’inferno: rinchiuso in una cantina e picchiato tutti i giorni. Anche se, tutto sommato, mi è andata bene, poteva durare di più e finire molto peggio”.

Diversi i racconti. Storie di sofferenza ma anche di speranza, come quelle degli egiziani Aly, Rabia e Abdalla, che raccontano le loro passioni per il disegno, il gioco e lo sport. Un vero e proprio viaggio nel mondo di questi giovanissimi, che su carta ripercorrono la loro infanzia, i loro sogni, ricette e tradizioni dei loro Paesi e condividono le fragilità per un futuro ancora incerto ma aperto alla speranza.

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