Celebrato il venticinquesimo anno della
Caritas diocesana in Roma, vogliamo
continuare il nostro cammino di crescita,
comunione e testimonianza con spirito
rinnovato. Richiamandoci il compito di
essere fermento nella città ed in
particolare nelle nostre parrocchie,vogliamo
impegnarci nel tenere uniti i tre carismi
della vita cristiana: annuncio, celebrazione
dei misteri e testimonianza; vivendo la
carità non solo all’esterno ma anche
all’interno delle
nostre comunità.
Da più anni la nostra diocesi è coinvolta
nella riflessione ed evangelizzazione della
famiglia, ed anche noi continuiamo in questo
impegno cogliendo soprattutto quegli aspetti
di solidarietà e di prossimità peculiari al
nostro ambito di carità. Il messaggio che il
Cardinale Vicario ha voluto inviarci in
occasione del nostro anniversario pone tra
le priorità l’attenzione alla famiglia,
luogo privilegiato dell’esperienza
dell’amore e della trasmissione della fede,
e sottolinea la solidarietà come impegno di
tutta la Chiesa sposa del Signore Gesù e
nostra madre. Le nostre comunità
parrocchiali, attente all’annuncio di Gesù
Salvatore e alla celebrazione dei misteri,
sono anche pronte a condividere le scelte
dello sposo: i poveri e gli ultimi.
Afferma un prefazio della liturgia
eucaristica: “mai Egli si chiuse alla
necessità e alle sofferenze dei fratelli”.
Non solo ,ma attraverso la parola efficace
dell “ero pellegrino e mi avete ospitato”,
Gesù afferma di identificarsi con i poveri.
La Chiesa sua Sposa, quando cerca e ama il
Signore, lo cerca e lo ama in loro. Come
sposa deve condividere il suo stile, la sua
mentalità, il suo modo di agire in mezzo
agli uomini. Gesù ha un suo modo proprio di
rapportarsi con ciascuno uomo e ciascuna
donna. Egli si fa prossimo a ciascuno nel
momento del dolore:”Il nostro samaritano,
cioè Gesù, solleva da terra l’uomo
giacente,e lo carica sul suo
asino”(Sant’Agostino). Diventare samaritani
significa quindi non solo incontrare l’uomo
occasionalmente,nel momento duro delle
percosse, ma FARSI PROSSIMO ed entrare in
comunione con ogni “ferito”. Non è questo
poi l’unico modo.
Gesù si presenta all’umanità anche come
“lo sposo della terra…lo sposo architetto”
promesso da Dio attraverso le parole del
profeta Isaia (6,4-5). Lo sposo: cioè colui
che è legato a te da un patto di alleanza,
di solidarietà ad oltranza. Solidarietà
dichiarata che dà all’altro dei diritti su
di te; la tua vita diventa la sua vita. E’
una storia vissuta insieme e non
semplicemente un insieme di singoli episodi
assistenziali. Aprirsi alla solidarietà vuol
dire fare storia con gli ultimi. E fare
storia con gli ultimi vuol dire fare cultura,
creare una mentalità, dare rilevanza
ecclesiale e sociale a ciò che potrebbe
apparire pura testimonianza di bontà
personale.
Ci sono nella Chiesa diverse strutture
pastorali e ciascuna ha un suo compito e un
suo ruolo. Per quanto riguarda la famiglia
esiste un ufficio di pastorale familiare.
Compito della Caritas verso di esso è quello
di collaborare perché ogni famiglia sia
aiutata a vivere più intensamente la
dimensione della carità: il rischio ancora
oggi presente è quello che si lavori in
compartimenti stagno, si privilegi la
dimensione catechetica e si dimentichi
quella caritativa.
A chi si riunisce per leggere la Bibbia e
studiare il matrimonio va richiamato
intensamente che la nuzialità di Cristo e in
Cristo è solidarietà di vita e di destino,
particolarmente con chi è povero. Alle
parrocchie e ai gruppi famiglia va ricordato
che la catechesi ai ragazzi come agli adulti
non può disgiungere evangelizzazione da
liturgia ed evangelizzazione e liturgia da
diaconia. Ma, a chi si impegna con tanto
coraggio e generosità nell’impresa della
solidarietà, va annunziato con vigore il
vangelo del matrimonio, perché la fedeltà
primaria alla propria vocazione (in questo
caso: seguire Cristo nella vita coniugale e
familiare ) non può essere oscurata dagli
impegni di apertura agli altri. Il
Direttorio di pastorale familiare
(cf.nn.156-158) ricorda come la famiglia è
il primo luogo in cui l’annuncio del Vangelo
della carità può essere da tutti vissuto e
verificato in maniera semplice e spontanea,
nel rapporto tra marito e moglie, tra
genitori e figli, tra giovani e anziani.
Quali, a questo punto, i nostri impegni
concreti per un cammino di solidarietà e di
prossimità?
1 – Ascolto e accompagnamento per le
famiglie in difficoltà
A fronte della sempre più diffusa
fragilità che attraversa e segna
l’esperienza di tante famiglie i Vescovi
italiani invitano – e la Caritas non può non
accogliere tale invito – ad uno sforzo di
creatività (e la carità è sempre capace di
inventare nuove risposte a nuovi problemi):
la creazione di nuove forme ministeriali
tese ad ascoltare, accompagnare e sostenere
una realtà (la famiglia) dalla quale molto
dipende il futuro della Chiesa e della
stessa società. Le caritas parrocchiali
dovrebbero essere sempre più attente a
creare luoghi di ascolto e di sostegno alle
famiglie in difficoltà avendo ben chiaro che
la medicina dell’amore fraterno e della
misericordia è l’unica in cui la chiesa
creda fermamente .
2 - L’accoglienza dell’anziano
I profondi mutamenti sociali che hanno
segnato la famiglia in questi ultimi decenni
sollecitano con urgenza le famiglie a vivere
il loro servizio all’uomo anche mediante
l’accoglienza, l’attenzione, la vicinanza
agli anziani. La loro presenza in famiglia,
oggi, resa spesso difficile anche da motivi
di abitazione, è di fondamentale importanza
per rendere viva e reale la comunità
familiare, nell’accoglienza e nella
condivisione delle varie età della vita, in
un clima di interscambio e di arricchente
comunicazione. Gesto profetico per le
comunità cristiane sarebbe quello di
accogliere nella propria casa un anziano,
una sorta di adozione, perché la solitudine
non renda ancora più duro l’ultimo tratto di
cammino della vita. “il futuro della Chiesa
e della sua presenza salvifica nel mondo
passa in maniera particolare attraverso la
famiglia nata e sostenuta dal matrimonio
cristiano”. Questa persuasione nasce dalla
convinzione che “il matrimonio cristiano
rappresenta un momento particolare della
mediazione fra Chiesa e mondo, fra Vangelo e
storia e ne rende vivo il reciproco dialogo”
(ivi, n. 110). Inoltre gli sposi devono
assumersi la loro parte di responsabilità
nel rendere più umana, e cioè più consona
alle esigenze della giustizia, la
convivenza sociale. C’è infatti un
contributo propriamente politico al bene
della società che le coppie e le famiglie
dei cristiani possono elaborare alla luce
della fede e della loro esperienza acquisita
dall’appartenenza alla comunità cristiana (fraternità,
condivisione, accoglienza, ospitalità). Non
si può dare cultura della persona e non ci
può essere intervento sociale ed ecclesiale
che non abbia al centro la persona, e non lo
si può fare se non ripartendo dall’istituto
familiare, perché persona e famiglia sono
intimamente connesse.
Sia però inequivocabile che la Chiesa,
mentre riconosce il valore e la missione
originale delle famiglie, “ripudia l’ideale
di una famiglia chiusa in se stessa”. In
questa precisa prospettiva allora,
l’esperienza tanto variegata, graduale e
progressiva nel tempo di famiglie aperte
all’accoglienza, disponibili all’ospitalità,
capaci di farsi carico di problemi non
parentali, diventa profezia e potente
richiamo per le singole comunità ecclesiali
e per la società in un modo nuovo e più
umano di vivere il matrimonio, la famiglia e
di concepire la vita di casa. L’umanesimo
familiare permetterà di superare le secche
di un narcisismo imperante che sempre più
lascia dietro di sé nuove povertà e il
deresponsabilizzante assistenzialismo che
non sollecita l’uomo a trarre dalla propria
miniera le risorse di cui è portatore e
neppure offre, a chi ne è privo, gli
strumenti idonei per diventarlo.
Accanto all’impegno concreto per le
famiglie in difficoltà, gli anziani, ed i
minori, ai quali vorremmo dedicare un
convegno particolare, rimane per noi
importante il compito della formazione di
ogni operatore della carità. Proseguendo gli
incontri di formazione al Vicariato ed in
alcune Prefetture, inizieremo da quest’anno
un corso in collaborazione con l’”Ecclesia
Mater” presso l’Università Lateranense per
approfondire tematiche teologiche e
cristologiche inerenti alla carità, i
documenti del magistero sociale della Chiesa,
la teologia dei Padri, la spiritualità.
L’augurio che la nostra testimonianza,
semplice, per lo più nascosta e talora
dimenticata, ci avvicini sempre di più a
Cristo nostro modello e ci faccia crescere
nella Chiesa di Roma “che presiede alla
Carità”.
(Il Programma pastorale è disponibile
on line)
mons. Guerino Di Tora