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EDITORIALE

 

 

Chiesa e famiglia: solidarietà e prossimità

(Introduzione al Programma pastorale 2005 - 2006)

 
Celebrato il venticinquesimo anno della Caritas diocesana in Roma, vogliamo continuare il nostro cammino di crescita, comunione e testimonianza con spirito rinnovato. Richiamandoci il compito di essere fermento nella città ed in particolare nelle nostre parrocchie,vogliamo impegnarci nel tenere uniti i tre carismi della vita cristiana: annuncio, celebrazione dei misteri e testimonianza; vivendo la carità non solo all’esterno ma anche all’interno delle
nostre comunità.

Da più anni la nostra diocesi è coinvolta nella riflessione ed evangelizzazione della famiglia, ed anche noi continuiamo in questo impegno cogliendo soprattutto quegli aspetti di solidarietà e di prossimità peculiari al nostro ambito di carità. Il messaggio che il Cardinale Vicario ha voluto inviarci in occasione del nostro anniversario pone tra le priorità l’attenzione alla famiglia, luogo privilegiato dell’esperienza dell’amore e della trasmissione della fede, e sottolinea la solidarietà come impegno di tutta la Chiesa sposa del Signore Gesù e nostra madre. Le nostre comunità parrocchiali, attente all’annuncio di Gesù Salvatore e alla celebrazione dei misteri, sono anche pronte a condividere le scelte dello sposo: i poveri e gli ultimi.

Afferma un prefazio della liturgia eucaristica: “mai Egli si chiuse alla necessità e alle sofferenze dei fratelli”. Non solo ,ma attraverso la parola efficace dell “ero pellegrino e mi avete ospitato”, Gesù afferma di identificarsi con i poveri. La Chiesa sua Sposa, quando cerca e ama il Signore, lo cerca e lo ama in loro. Come sposa deve condividere il suo stile, la sua mentalità, il suo modo di agire in mezzo agli uomini. Gesù ha un suo modo proprio di rapportarsi con ciascuno uomo e ciascuna donna. Egli si fa prossimo a ciascuno nel momento del dolore:”Il nostro samaritano, cioè Gesù, solleva da terra l’uomo giacente,e lo carica sul suo asino”(Sant’Agostino). Diventare samaritani significa quindi non solo incontrare l’uomo occasionalmente,nel momento duro delle percosse, ma FARSI PROSSIMO ed entrare in comunione con ogni “ferito”. Non è questo poi l’unico modo.

Gesù si presenta all’umanità anche come “lo sposo della terra…lo sposo architetto” promesso da Dio attraverso le parole del profeta Isaia (6,4-5). Lo sposo: cioè colui che è legato a te da un patto di alleanza, di solidarietà ad oltranza. Solidarietà dichiarata che dà all’altro dei diritti su di te; la tua vita diventa la sua vita. E’ una storia vissuta insieme e non semplicemente un insieme di singoli episodi assistenziali. Aprirsi alla solidarietà vuol dire fare storia con gli ultimi. E fare storia con gli ultimi vuol dire fare cultura, creare una mentalità, dare rilevanza ecclesiale e sociale a ciò che potrebbe apparire pura testimonianza di bontà personale.

Ci sono nella Chiesa diverse strutture pastorali e ciascuna ha un suo compito e un suo ruolo. Per quanto riguarda la famiglia esiste un ufficio di pastorale familiare. Compito della Caritas verso di esso è quello di collaborare perché ogni famiglia sia aiutata a vivere più intensamente la dimensione della carità: il rischio ancora oggi presente è quello che si lavori in compartimenti stagno, si privilegi la dimensione catechetica e si dimentichi quella caritativa.

A chi si riunisce per leggere la Bibbia e studiare il matrimonio va richiamato intensamente che la nuzialità di Cristo e in Cristo è solidarietà di vita e di destino, particolarmente con chi è povero. Alle parrocchie e ai gruppi famiglia va ricordato che la catechesi ai ragazzi come agli adulti non può disgiungere evangelizzazione da liturgia ed evangelizzazione e liturgia da diaconia. Ma, a chi si impegna con tanto coraggio e generosità nell’impresa della solidarietà, va annunziato con vigore il vangelo del matrimonio, perché la fedeltà primaria alla propria vocazione (in questo caso: seguire Cristo nella vita coniugale e familiare ) non può essere oscurata dagli impegni di apertura agli altri. Il Direttorio di pastorale familiare (cf.nn.156-158) ricorda come la famiglia è il primo luogo in cui l’annuncio del Vangelo della carità può essere da tutti vissuto e verificato in maniera semplice e spontanea, nel rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra giovani e anziani. Quali, a questo punto, i nostri impegni concreti per un cammino di solidarietà e di prossimità?


1 – Ascolto e accompagnamento per le famiglie in difficoltà

A fronte della sempre più diffusa fragilità che attraversa e segna l’esperienza di tante famiglie i Vescovi italiani invitano – e la Caritas non può non accogliere tale invito – ad uno sforzo di creatività (e la carità è sempre capace di inventare nuove risposte a nuovi problemi): la creazione di nuove forme ministeriali tese ad ascoltare, accompagnare e sostenere una realtà (la famiglia) dalla quale molto dipende il futuro della Chiesa e della stessa società. Le caritas parrocchiali dovrebbero essere sempre più attente a creare luoghi di ascolto e di sostegno alle famiglie in difficoltà avendo ben chiaro che la medicina dell’amore fraterno e della misericordia è l’unica in cui la chiesa creda fermamente .

2 - L’accoglienza dell’anziano

I profondi mutamenti sociali che hanno segnato la famiglia in questi ultimi decenni sollecitano con urgenza le famiglie a vivere il loro servizio all’uomo anche mediante l’accoglienza, l’attenzione, la vicinanza agli anziani. La loro presenza in famiglia, oggi, resa spesso difficile anche da motivi di abitazione, è di fondamentale importanza per rendere viva e reale la comunità familiare, nell’accoglienza e nella condivisione delle varie età della vita, in un clima di interscambio e di arricchente comunicazione. Gesto profetico per le comunità cristiane sarebbe quello di accogliere nella propria casa un anziano, una sorta di adozione, perché la solitudine
non renda ancora più duro l’ultimo tratto di cammino della vita. “il futuro della Chiesa e della sua presenza salvifica nel mondo passa in maniera particolare attraverso la famiglia nata e sostenuta dal matrimonio cristiano”. Questa persuasione nasce dalla convinzione che “il matrimonio cristiano rappresenta un momento particolare della mediazione fra Chiesa e mondo, fra Vangelo e storia e ne rende vivo il reciproco dialogo” (ivi, n. 110). Inoltre gli sposi devono assumersi la loro parte di responsabilità nel rendere più umana, e cioè più consona alle esigenze  della giustizia, la convivenza sociale. C’è infatti un contributo propriamente politico al bene della società che le coppie e le famiglie dei cristiani possono elaborare alla luce della fede e della loro esperienza acquisita dall’appartenenza alla comunità cristiana (fraternità, condivisione, accoglienza, ospitalità). Non si può dare cultura della persona e non ci può essere intervento sociale ed ecclesiale che non abbia al centro la persona, e non lo si può fare se non ripartendo dall’istituto familiare, perché persona e famiglia sono intimamente connesse.
Sia però inequivocabile che la Chiesa, mentre riconosce il valore e la missione originale delle famiglie, “ripudia l’ideale di una famiglia chiusa in se stessa”. In questa precisa prospettiva allora, l’esperienza tanto variegata, graduale e progressiva nel tempo di famiglie aperte all’accoglienza, disponibili all’ospitalità, capaci di farsi carico di problemi non parentali, diventa profezia e potente richiamo per le singole comunità ecclesiali e per la società in un modo nuovo e più umano di vivere il matrimonio, la famiglia e di concepire la vita di casa. L’umanesimo familiare permetterà di superare le secche di un narcisismo imperante che sempre più lascia dietro di sé nuove povertà e il deresponsabilizzante assistenzialismo che non sollecita l’uomo a trarre dalla propria miniera le risorse di cui è portatore e neppure offre, a chi ne è privo, gli strumenti idonei per diventarlo.

Accanto all’impegno concreto per le famiglie in difficoltà, gli anziani, ed i minori, ai quali vorremmo dedicare un convegno particolare, rimane per noi importante il compito della formazione di ogni operatore della carità. Proseguendo gli incontri di formazione al Vicariato ed in alcune Prefetture, inizieremo da quest’anno un corso in collaborazione con l’”Ecclesia Mater” presso l’Università Lateranense per approfondire tematiche teologiche e cristologiche inerenti alla carità, i documenti del magistero sociale della Chiesa, la teologia dei Padri, la spiritualità. L’augurio che la nostra testimonianza, semplice, per lo più nascosta e talora dimenticata, ci avvicini sempre di più a Cristo nostro modello e ci faccia crescere nella Chiesa di Roma “che presiede alla Carità”.
 

(Il Programma pastorale è disponibile  on line)

 

mons. Guerino Di Tora

 

 

 

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