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EDITORIALE

 

 

Immigrazione è globalizzazione

(Editoriale tratto da Il Messaggero del 28 ottobre 2005)

 

Gli immigrati presenti in Italia sono il 5 per cento della popolazione totale e, secondo le stime dei maggiori organismi di ricerca, nel prossimo decennio la loro presenza è destinata a crescere in modo più consistente. I cittadini stranieri soggiornanti nella Penisola sono 2,8 milioni, all’incirca lo stesso numero di quelli presenti in Gran Bretagna ed in Spagna. L’Italia ha ormai raggiunto in Europa il livello di presenze dei paesi che tradizionalmente erano meta di immigrazione e, Roma e Milano, le due grandi metropoli italiane, hanno presenze e caratteristiche delle altre città interetniche del continente come Londra, Parigi e Berlino, con un’incidenza del 10 per cento di stranieri sulla popolazione residente.

Rispetto al 2000 la presenza di cittadini stranieri è pressoché raddoppiata mostrando anche indici di inserimento ed integrazione molto incoraggianti: il numero delle donne ha di fatto eguagliato quello degli uomini ed i minorenni stranieri sono mezzo milione, conseguenze dei ricongiungimenti familiari e indici di stabilità sociale. Se a questo aggiungiamo che un bambino ogni dieci che nasce in Italia è figlio di immigrati e che, nelle scuole dell’obbligo, la presenza di bambini stranieri è del 4 per cento, non possiamo non considerare i nuovi cittadini come parte essenziale della nostra società.

Sono questi i dati più significativi della quindicesima edizione del Dossier Statistico Immigrazione della Caritas e della Fondazione Migrantes dal titolo “Immigrazione è globalizzazione” presentato ieri in contemporanea in 18 città italiane.

Il ventesimo secolo è stato caratterizzato dalle migrazioni che sono andate aumentando in maniera considerevole, rappresentando una delle più significative ed evidenti espressioni della globalizzazione. Attualmente, a livello mondiale, sono oltre 200 milioni le persone che vivono in terra straniera, un fenomeno che, associato alle situazioni internazionali di ingiustizia e povertà, ci deve aiutare a riflettere con realismo su come muta la nostra società, lasciando da parte chiusure e preconcetti. Per l’Italia gli immigrati sono una risorsa sia dal punto di vista economico che demografico. Grazie ad essi la popolazione non diminuisce e si attenua lo squilibrio tra generazioni. Per il sistema produttivo rappresentano una forza lavoro suppletiva indispensabile in alcuni settori, basti pensare alle prestazioni in ambito infermieristico e di assistenza agli anziani.

Caritas e Migrantes tendono però ad evidenziare le palesi contraddizioni nel sistema di accoglienza italiano.

Pur esistendo nella società una presa di coscienza sul ruolo svolto dagli immigrati come agenti di sviluppo umano ed economico, persistono atteggiamenti di pregiudizio e discriminazione: una legislazione antiquata e tesa soprattutto a cercare di contenere nuovi arrivi, politiche per l’integrazione scarse ed inefficaci, complesse pratiche amministrative per i documenti di soggiorno e per gli imprenditori che vogliono assumere stranieri che tendono, più che a scoraggiare i nuovi flussi migratori, ad incanalare questi nel mondo dell’irregolarità. Un’irregolarità che, seppur difficile da quantificare, scarsamente dipende da arrivi clandestini, via mare o nei confini terrestri, ma che è causata quasi esclusivamente da coloro che rimangono nel territorio italiano in modo irregolare, non potendo rinnovare visti o permessi di soggiorno, e che può essere contrastata efficacemente solo con accordi fatti dall’Unione Europea con i paesi di provenienza.

A fronte di un fenomeno sempre più strutturale nella società e nell’economia vi è quindi una sostanziale insensibilità sui diritti di cittadinanza, esempio lampante sono le avversità che si riscontrano per la concessione del diritto di voto agli immigrati che risiedono stabilmente. La mancanza di uguaglianza di trattamento mantiene ai margini e rende difficile l’identificazione con le nostre società. Carta di soggiorno, cittadinanza, consulte, diritto di voto sono temi decisivi per una concreta e lungimirante politica di integrazione.

L’immigrazione, e la società interculturale che ne consegue, sono espressioni di una globalizzazione non solo economica ma soprattutto umana, attualmente non priva di difficoltà ma in prospettiva ricca di frutti. Per questo istituzioni e cittadini dovranno operare con una progettualità tesa all’accoglienza nella convinzione che le minacce alla sicurezza non derivano dalla diversità ma dall’esclusione sociale.
 

(Il Dossier Statistico Immigrazione 2005 è disponibile  on line)

 

mons. Guerino Di Tora

 

 

 

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