Gli immigrati presenti
in Italia sono il 5 per cento della
popolazione totale e, secondo le stime dei
maggiori organismi di ricerca, nel prossimo
decennio la loro presenza è destinata a
crescere in modo più consistente. I
cittadini stranieri soggiornanti nella
Penisola sono 2,8 milioni, all’incirca lo
stesso numero di quelli presenti in Gran
Bretagna ed in Spagna. L’Italia ha ormai
raggiunto in Europa il livello di presenze
dei paesi che tradizionalmente erano meta di
immigrazione e, Roma e Milano, le due grandi
metropoli italiane, hanno presenze e
caratteristiche delle altre città
interetniche del continente come Londra,
Parigi e Berlino, con un’incidenza del 10
per cento di stranieri sulla popolazione
residente.
Rispetto al 2000 la
presenza di cittadini stranieri è pressoché
raddoppiata mostrando anche indici di
inserimento ed integrazione molto
incoraggianti: il numero delle donne ha di
fatto eguagliato quello degli uomini ed i
minorenni stranieri sono mezzo milione,
conseguenze dei ricongiungimenti familiari e
indici di stabilità sociale. Se a questo
aggiungiamo che un bambino ogni dieci che
nasce in Italia è figlio di immigrati e che,
nelle scuole dell’obbligo, la presenza di
bambini stranieri è del 4 per cento, non
possiamo non considerare i nuovi cittadini
come parte essenziale della nostra società.
Sono questi i dati più
significativi della quindicesima edizione
del Dossier Statistico Immigrazione della
Caritas e della Fondazione Migrantes dal
titolo “Immigrazione è globalizzazione”
presentato ieri in contemporanea in 18 città
italiane.
Il ventesimo secolo è
stato caratterizzato dalle migrazioni che
sono andate aumentando in maniera
considerevole, rappresentando una delle più
significative ed evidenti espressioni della
globalizzazione. Attualmente, a livello
mondiale, sono oltre 200 milioni le persone
che vivono in terra straniera, un fenomeno
che, associato alle situazioni
internazionali di ingiustizia e povertà, ci
deve aiutare a riflettere con realismo su
come muta la nostra società, lasciando da
parte chiusure e preconcetti. Per l’Italia
gli immigrati sono una risorsa sia dal punto
di vista economico che demografico. Grazie
ad essi la popolazione non diminuisce e si
attenua lo squilibrio tra generazioni. Per
il sistema produttivo rappresentano una
forza lavoro suppletiva indispensabile in
alcuni settori, basti pensare alle
prestazioni in ambito infermieristico e di
assistenza agli anziani.
Caritas e Migrantes
tendono però ad evidenziare le palesi
contraddizioni nel sistema di accoglienza
italiano.
Pur esistendo nella
società una presa di coscienza sul ruolo
svolto dagli immigrati come agenti di
sviluppo umano ed economico, persistono
atteggiamenti di pregiudizio e
discriminazione: una legislazione antiquata
e tesa soprattutto a cercare di contenere
nuovi arrivi, politiche per l’integrazione
scarse ed inefficaci, complesse pratiche
amministrative per i documenti di soggiorno
e per gli imprenditori che vogliono assumere
stranieri che tendono, più che a scoraggiare
i nuovi flussi migratori, ad incanalare
questi nel mondo dell’irregolarità.
Un’irregolarità che, seppur difficile da
quantificare, scarsamente dipende da arrivi
clandestini, via mare o nei confini
terrestri, ma che è causata quasi
esclusivamente da coloro che rimangono nel
territorio italiano in modo irregolare, non
potendo rinnovare visti o permessi di
soggiorno, e che può essere contrastata
efficacemente solo con accordi fatti
dall’Unione Europea con i paesi di
provenienza.
A fronte di un fenomeno
sempre più strutturale nella società e
nell’economia vi è quindi una sostanziale
insensibilità sui diritti di cittadinanza,
esempio lampante sono le avversità che si
riscontrano per la concessione del diritto
di voto agli immigrati che risiedono
stabilmente. La mancanza di uguaglianza di
trattamento mantiene ai margini e rende
difficile l’identificazione con le nostre
società. Carta di soggiorno, cittadinanza,
consulte, diritto di voto sono temi decisivi
per una concreta e lungimirante politica di
integrazione.
L’immigrazione, e la società
interculturale che ne consegue, sono
espressioni di una globalizzazione non solo
economica ma soprattutto umana, attualmente
non priva di difficoltà ma in prospettiva
ricca di frutti. Per questo istituzioni e
cittadini dovranno operare con una
progettualità tesa all’accoglienza nella
convinzione che le minacce alla sicurezza
non derivano dalla diversità ma
dall’esclusione sociale.
(Il Dossier Statistico Immigrazione 2005 è disponibile
on line)
mons. Guerino Di Tora