La Quaresima è il tempo che la
Chiesa dedica alla riflessione ed
all’incontro con Dio. Un periodo che ci
invita alla conversione del cuore, al
cambiamento di vita, e con saggezza la
liturgia ce lo ripropone ogni anno, sapendo
quanto tutti siamo bisognosi di questa
trasformazione che ci porta a riscoprire il
rapporto con Dio nella nostra vita e nella
storia che viviamo. Per la Chiesa di Roma la
riflessione quaresimale è incentrata in modo
particolare sulla carità, invitando i fedeli
a vivere una realtà di incontro, di
conoscenza e di accoglienza autentica della
persona di Gesù il Cristo, nella Parola,
nella liturgia, nella carità.
Si tratta di un incontro in cui
siamo posti a confronto con le esigenze di
radicalità della Parola di Dio, degli
atteggiamenti di Gesù, del cammino storico
dell’uomo. Il deserto, il digiuno, la
penitenza, il sacrificio, la croce vengono,
nella liturgia quaresimale, insistentemente
riproposti perché contengono, al di là del
loro linguaggio di privazione, sorprendenti
messaggi positivi di conversione, al di
fuori o contro il modo di pensare e di
vivere comune. Se ne capisce lo scopo: la
Quaresima vuole “far rizzare la testa”,
sorprendere appunto per poi scuotere e
risvegliare l’esistenza.
Il nostro vescovo Benedetto XVI ci
presenta questo periodo come un’occasione
privilegiata per il “pellegrinaggio
interiore verso Colui che è la misericordia.
Un pellegrinaggio in cui Dio stesso ci
accompagna attraverso il deserto della
povertà, sostenendoci nel cammino verso la
gioia intensa della Pasqua”.
La misericordia è quindi la dimensione che
il periodo quaresimale ci invita a vivere.
Ma cos’è la misericordia?
Comunemente la intendiamo come un
sentimento benevolo di riconciliazione e
perdono, essa invece ci viene presentata
come “il limite divino imposto al male”.
In ogni epoca l’umanità ha rivolto a Dio la
richiesta di gioia, di pace e di amore
trovandosi nella miseria, nella solitudine,
nella violenza e nella fame. La misericordia
di Dio ha impedito che “il buio dell’orrore
spadroneggiasse”.
Il significato della parola “misericordia”
rappresenta uno degli aspetti fondamentali
della morale della Bibbia ed esprime
l’insieme dei gesti e degli atteggiamenti
sui quali si fonda la vita sociale, senza
dei quali la vita degli uomini diventa
impossibile. La bontà e la misericordia di
Dio costituiscono il cuore della stessa
rivelazione del Sinai (Es 20,5-6). Gesù è
venuto per rivelare la misericordia del
Padre. Fin dall’inizio del suo Vangelo, Luca
canta la misericordia di Dio (Lc 1,39-79).
La carità della Chiesa opera di
misericordia
“Gesù, vedendo le folle, ne sentì
compassione” (Mt. 9, 36). Con la citazione
dell’evangelista Matteo il Santo Padre apre
il suo messaggio per la Quaresima 2006,
sottolineando come “lo sguardo commosso” di
Cristo non cessa di posarsi ancora oggi
sugli uomini: “con quello sguardo Gesù
abbraccia i singoli e le moltitudini e tutti
consegna al Padre, offrendo se stesso in
sacrificio di espiazione”.
Lo sguardo compassionevole di Gesù altri non
è che lo sguardo della Chiesa, chiamata alla
carità “illuminata dalla verità pasquale”.
L’amore del prossimo radicato
nell’amore di Dio è compito della Chiesa e
di ogni singolo cristiano che cerca così il
bene integrale dell’uomocon
l’evangelizzazione, la promozione
nei vari ambiti della vita e dell’attività
umana ed il sevizio della carità, per
alleviare le sofferenze ed i bisogni degli
uomini. La carità-amore deve guidarci a un
impegno per lo sviluppo integrale dell’uomo
di fronte al grido di dolore di miliardi di
poveri ed emarginati che vivono oggi nel
mondo.
La compassione di Gesù per
le folle è anche la preoccupazione per le
esigenze terrene e materiali dei popoli. Più
volte, raccontano i Vangeli, ha
personalmente provveduto a sfamare, sanare,
guarire ed alleviare le sofferenze “con
questo pane dato a nutrimento del corpo
volle preannunziare quel cibo celeste delle
anime, che avrebbe largito agli uomini nella
vigilia della sua passione”.
La Chiesa è chiamata, noi siamo
chiamati, ad agire innanzitutto secondo il
modello offerto dal buon Samaritano: la
risposta alle necessità immediate. Una
risposta attenta, gratuita, disinteressata e
con competenza professionale.
Le istituzioni caritative della Chiesa
devono distinguersi per il fatto che non si
limitano ad eseguire in modo abile la cosa
conveniente al momento, ma si dedicano
all'altro con le attenzioni suggerite dal
cuore, in modo che questi sperimenti la loro
ricchezza di umanità. Perciò, oltre alla
preparazione professionale, per i cristiani
impegnati nella carità è necessaria anche, e
soprattutto, la « formazione del cuore »:
occorre condurli a quell’incontro con Dio in
Cristo che susciti in loro l'amore e apra il
loro animo all'altro, così che per loro
l'amore del prossimo non sia più un
comandamento imposto per così dire
dall'esterno, ma una conseguenza derivante
dalla loro fede che diventa operante
nell'amore.
“Un cuore che vede”, l’espressione
con cui il Santo Padre definisce la carità,
esprime la dimensione profetica che essa ha
per la Chiesa “sempre e per sua natura la
carità sta al centro del Vangelo e
costituisce il grande segno che induce a
credere al Vangelo”.
Lo specifico dell’azione solidale del
cristiano che lo distingue dall’opera del
non credente non è sul piano fenomenologico
né, tanto meno sul piano motivazionale: “(il
cristiano) sa che l’amore nella sua
purezza e nella gratuità è la migliore
testimonianza del Dio nel quale crediamo e
dal quale siamo spinti ad amare”.
Di fronte alle ingiustizie che
incontriamo nella vita di tutti i giorni, in
cui molti uomini sono discriminati anche
nella fruizione dei diritti essenziali quali
la salute, il lavoro e l’istruzione, ed
altri usufruiscono di diritti solo sulla
“carta” come i senza dimora, gli immigrati e
gli ex detenuti, la misericordia deve
tradursi in gesti concreti e di
progettualità al fine di rendere più giuste
e dignitose le esistenze di tutti. Il
volontariato, stile di vita di servizio
concreto e gratuito, è una delle forme più
alte dell’espressione della misericordia.
Anche la partecipazione politica,
l’informarsi, il saper far rappresentare le
proprie convinzioni ed impegnarsi per dar
voce a chi non ne ha, è una forma di
misericordia.
La Quaresima di carità
Il periodo della Quaresima è allora
da considerare come occasione propizia per
formare i cuori all’incontro con Dio
attraverso l’amore verso il prossimo e con
l’impegno concreto nella solidarietà. Il
digiuno e l’elemosina che, insieme alla
preghiera, la Chiesa propone in modo
speciale nel periodo quaresimale, sono
esperienze che ci aiutano a prepararci
all’amore. Ma questo incontro con chi
soffre, è provato, malato, emarginato, prima
di essere un’azione di aiuto, deve essere
una presa di coscienza di se stessi.
Rimanere accanto ai poveri vuol
dire avere consapevolezza del proprio
limite, delle proprie cadute, riconciliarsi
con se stessi per non essere poi
intolleranti nei confronti della povertà
concreta, per non essere incapaci di
accogliere le ricchezze e le contraddizioni
dell’altro. Il povero, infatti, spesso vive
nella contraddizione e si riesce ad
accoglierlo solo se si ha chiara anche la
contraddizione che c’è nel proprio cuore. La
dimensione del servizio ai poveri è elemento
costitutivo del cammino quaresimale per
diventare partecipi del mistero della morte
e resurrezione di Cristo. Dio ci salva in
Cristo, liberandoci dalla nostra condizione
di uomini peccatori ed educandoci a vivere
da “figli di Dio”, che amano fino a dare la
vita, con Cristo e come Cristo, per i
fratelli.
La famiglia fonte di carità
La Chiesa di Roma è da tre anni
impegnata nella riflessione pastorale sulla
famiglia. La Caritas, per ciò che riguarda
la dimensione più peculiare della carità, ha
impostato il proprio cammino pastorale
sull’esperienza di carità che si vive nei
nuclei familiari. Una carità quotidiana,
naturale, che nasce spontaneamente e che è
vissuta in modo semplice, nei
rapporti tra marito e moglie, tra fratelli,
tra genitori e figli e con i più prossimi.
La famiglia è il luogo privilegiato
dell'educazione e dell'esercizio della vita
fraterna, della carità e della solidarietà,
le cui forme sono molteplici. Nelle
relazioni familiari si apprendono
l'attenzione, l'accoglienza e il rispetto
dell'altro. La vita in comune è poi un
invito alla condivisione che fa uscire dal
proprio egoismo. Chi impara a condividere e
a donare scopre la gioia immensa che procura
la comunione dei beni. I genitori, con il
loro esempio ed il loro insegnamento,
avranno cura di suscitare delicatamente nei
propri figli il senso della solidarietà.
Anche il Santo Padre Benedetto XVI
nell’enciclica Deus caritas est cita
come paragone l’amore che nasce all’interno
della famiglia per illustrare la missione
della Chiesa nel mondo: “la Chiesa è la
famiglia di Dio nel mondo. In questa
famiglia non deve esserci nessuno che soffra
per mancanza del necessario”.
L’amore-agape che si forma tra i cristiani,
figli di Dio e fratelli in Gesù, fa della
Chiesa in quanto famiglia di Dio, un
luogo di aiuto vicendevole e al contempo un
luogo di disponibilità a servire anche
coloro che, fuori di essa, hanno bisogno di
aiuto.
Porre l’attenzione verso le
famiglie quali moltiplicatori di
solidarietà, è opera basilare per quanti
nella Chiesa promuovono l’amore
misericordioso del Padre. Le proposte
formative per vivere la Quaresima 2006 hanno
quindi ancora una volta un riferimento alla
famiglia e coinvolgono anche le comunità
parrocchiali.
mons. Guerino Di Tora