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EDITORIALE

 

 

La minaccia viene dall'esclusione

(da Il Messaggero del 28 febbraio 2006)

 

Parlare in termini statistici di un fenomeno importante e che coinvolge sempre più le nostre vite, quale l’immigrazione, risulta spesso un’analisi riduttiva se evidenzia soltanto alcuni degli aspetti che lo caratterizzano. Si tralascia infatti di considerare il vissuto vero di molti immigrati, la loro integrazione in una città importante come Roma e si corre il rischio di una riflessione che, proprio perché pone l’accento solo su alcuni aspetti, rischia di apparire contraddittoria quando si confronta con altre analisi. Questo è quanto potrebbe sembrare dalla particolare coincidenza che si è verificata a Roma: da una parte la Caritas che, insieme alla Camera di Commercio, ha presentato il Rapporto 2005 dell’Osservatorio sull’immigrazione nella Capitale, dove si evidenzia l’importanza crescente dei nuovi cittadini nella cultura e nell’economia romana e, dall’altra parte, i dati diffusi dalla Conferenza regionale di pubblica sicurezza, dai quali emerge la stretta correlazione tra l’immigrazione clandestina ed alcuni tipi di reato. In particolare, fanno notare nella Conferenza come “il 90 per cento degli arrestati colti in flagrante nel centro di Roma sia costituito da immigrati, soprattutto clandestini”, parlando di furti, borseggi e scippi.

Sono anni ormai che sappiamo che l’immigrazione clandestina è a rischio di devianza, in alcune zone della Penisola addirittura manovalanza della malavita, e questo soprattutto per le comunità straniere di difficile integrazione e quindi maggiormente emarginate. A Roma è palese la situazione dei nomadi ai quali, del 90 per cento indicato nell’incontro delle autorità, vengono presumibilmente ascritti il maggior numero di reati. In realtà, i dati menzionati non sono in contraddizione né tanto meno sono due facce della stessa medaglia, sono indicatori di un cammino che ci attende nei prossimi anni: l’accoglienza l’integrazione.

Roma, capitale d’Italia anche per accoglienza agli stranieri con 240 mila immigrati che vi soggiornano, costituisce un esempio di politiche per l’integrazione. Dal Rapporto 2005 presentato dalla Caritas emerge una città in cui gli immigrati sono inseriti, in cui gli enti locali, volontariato e privato sociale sono impegnati in programmi di integrazione e dove le comunità straniere sono una risorsa culturale, intellettuale ed economica. Una città in cui gli immigrati sono sempre più protagonisti nel mondo del lavoro. Nel corso del 2004 il 10% del totale delle assunzioni a tempo indeterminato ha riguardato gli stranieri e ben 19 mila stranieri sono risultati titolari di imprese o soci di esse nell’hinterland romano. Un aspetto quello dell’imprenditoria a cui si indirizzano sempre più gli immigrati perché vedono in essa un’occasione per emanciparsi dal lavoro dipendente con posizioni dequalificate, si ricordi che 2 immigrati su 3 hanno un diploma di scuola superiore o una laurea. Immigrati, quelli che emergono dal Rapporto, fondamentali nella vita dei romani, che accudiscono i bambini e gli anziani, che li aiutano nella gestione della casa.

L’immigrazione, e la società interculturale che ne consegue, sono espressioni di una interazione non solo economica ma soprattutto umana, non priva di difficoltà ma in prospettiva ricca di frutti. Per questo istituzioni e cittadini devono operare con una progettualità tesa all’accoglienza ed all’integrazione nella convinzione che le minacce alla sicurezza non derivano dalla diversità ma dall’esclusione sociale.

mons. Guerino Di Tora

 

 

 

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