Parlare in termini statistici di un fenomeno
importante e che coinvolge sempre più le
nostre vite, quale l’immigrazione, risulta
spesso un’analisi riduttiva se evidenzia
soltanto alcuni degli aspetti che lo
caratterizzano. Si tralascia infatti di
considerare il vissuto vero di molti
immigrati, la loro integrazione in una città
importante come Roma e si corre il rischio
di una riflessione che, proprio perché pone
l’accento solo su alcuni aspetti, rischia di
apparire contraddittoria quando si confronta
con altre analisi. Questo è quanto potrebbe
sembrare dalla particolare coincidenza che
si è verificata a Roma: da una parte la
Caritas che, insieme alla Camera di
Commercio, ha presentato il Rapporto 2005
dell’Osservatorio sull’immigrazione nella
Capitale, dove si evidenzia l’importanza
crescente dei nuovi cittadini nella cultura
e nell’economia romana e, dall’altra parte,
i dati diffusi dalla Conferenza regionale di
pubblica sicurezza, dai quali emerge la
stretta correlazione tra l’immigrazione
clandestina ed alcuni tipi di reato. In
particolare, fanno notare nella Conferenza
come “il 90 per cento degli arrestati colti
in flagrante nel centro di Roma sia
costituito da immigrati, soprattutto
clandestini”, parlando di furti, borseggi e
scippi.
Sono anni ormai che sappiamo che
l’immigrazione clandestina è a rischio di
devianza, in alcune zone della Penisola
addirittura manovalanza della malavita, e
questo soprattutto per le comunità straniere
di difficile integrazione e quindi
maggiormente emarginate. A Roma è palese la
situazione dei nomadi ai quali, del 90 per
cento indicato nell’incontro delle autorità,
vengono presumibilmente ascritti il maggior
numero di reati. In realtà, i dati
menzionati non sono in contraddizione né
tanto meno sono due facce della stessa
medaglia, sono indicatori di un cammino che
ci attende nei prossimi anni: l’accoglienza
l’integrazione.
Roma, capitale d’Italia anche per
accoglienza agli stranieri con 240 mila
immigrati che vi soggiornano, costituisce un
esempio di politiche per l’integrazione. Dal
Rapporto 2005 presentato dalla Caritas
emerge una città in cui gli immigrati sono
inseriti, in cui gli enti locali,
volontariato e privato sociale sono
impegnati in programmi di integrazione e
dove le comunità straniere sono una risorsa
culturale, intellettuale ed economica. Una
città in cui gli immigrati sono sempre più
protagonisti nel mondo del lavoro. Nel corso
del 2004 il 10% del totale delle assunzioni
a tempo indeterminato ha riguardato gli
stranieri e ben 19 mila stranieri sono
risultati titolari di imprese o soci di esse
nell’hinterland romano. Un aspetto quello
dell’imprenditoria a cui si indirizzano
sempre più gli immigrati perché vedono in
essa un’occasione per emanciparsi dal lavoro
dipendente con posizioni dequalificate, si
ricordi che 2 immigrati su 3 hanno un
diploma di scuola superiore o una laurea.
Immigrati, quelli che emergono dal Rapporto,
fondamentali nella vita dei romani, che
accudiscono i bambini e gli anziani, che li
aiutano nella gestione della casa.
L’immigrazione, e la società interculturale
che ne consegue, sono espressioni di una
interazione non solo economica ma
soprattutto umana, non priva di difficoltà
ma in prospettiva ricca di frutti. Per
questo istituzioni e cittadini devono
operare con una progettualità tesa
all’accoglienza ed all’integrazione nella
convinzione che le minacce alla sicurezza
non derivano dalla diversità ma
dall’esclusione sociale.mons. Guerino Di Tora