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EDITORIALE

 

 

Il coraggio della convivenza

(da Il Messaggero del 21 maggio 2006)

 

Roma ha vissuto una settimana caratterizzata dall’intercultura e dall’incontro con i nuovi cittadini che popolano la Capitale, gli immigrati. Una settimana che attraverso dibattiti, film, concerti, incontri letterari che si sono svolti presso i Giardini “Nicola Calipari” di Piazza Vittorio ha permesso a migliaia di romani, soprattutto giovani e ragazzi delle scuole, di conoscere le culture di provenienza dei loro compagni di banco.
Un’occasione che ha favorito anche la conoscenza delle tante esperienze di solidarietà e promozione che si sono sviluppate nel corso degli anni a favore degli immigrati.
La settimana dedicata all’intercultura si conclude oggi con la Festa dei Popoli, organizzata dai Padri Scalabriniani, la Caritas diocesana di Roma e la Fondazione Migrantes. Una giornata di sport, giochi, dibattiti, stands gastronomici che, con lo slogan ”Volti diversi, una famiglia” vedrà riunirsi nella Basilica di San Giovanni in Laterano oltre 150 gruppi etnici, cattolici e non, organizzati in associazioni e centri culturali.


Una festa nata originariamente, quattordici anni fa, per far incontrare le comunità cattoliche ma che, con il tempo e con le mutate condizioni che hanno caratterizzato i flussi migratori, ha sempre più assunto la specificità di un incontro tra le varie culture etniche.
Una manifestazione che dimostra come la Chiesa sia stata per la Capitale un elemento determinante per l’accoglienza dei flussi migratori. L’essere il centro mondiale del cristianesimo ha fatto di Roma anche un polo di attrazione per le genti di tutto il mondo. Degli oltre 320 mila immigrati che risiedono nella provincia romana, un quinto è presente per motivi religiosi: sacerdoti, suore, missionari, studenti provenienti da oltre 170 paesi, di diversa estrazione sociale e culturale. Una presenza che caratterizza la città e che favorisce sempre più il dialogo e l’incontro tra culture.
La genuina partecipazione con cui le comunità straniere di ogni credo aderiscono alla Festa dei Popoli è per Roma un segno tangibile di integrazione e di convivenza multietnica.
L’accettazione dell’alterità ed il coraggio della convivenza sono due temi in cui la moderna società è chiamata a confrontarsi e, proprio come l’esperienza romana dimostra, non possono essere affrontati escludendo il dialogo interreligioso.


L’umanità del terzo millennio, chiamata a condividere più che a convivere, dovrà ritrovarsi in valori comuni, accettando diritti imprescindibili per la dignità di ogni uomo e donna, ma anche tornando al rispetto ed alla ricchezza delle esperienze spirituali.
La Festa dei Popoli è quindi, per la Città e per la Chiesa di Roma, un appuntamento importante non solo per le migliaia d persone che coinvolge, ma perché segno credibile ed autorevole di una convivenza possibile e costruttiva delle diversità.

 

mons. Guerino Di Tora

 

 

 

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