Roma ha vissuto una settimana caratterizzata
dall’intercultura e dall’incontro con i
nuovi cittadini che popolano la Capitale,
gli immigrati. Una settimana che attraverso
dibattiti, film, concerti, incontri
letterari che si sono svolti presso i
Giardini “Nicola Calipari” di Piazza
Vittorio ha permesso a migliaia di romani,
soprattutto giovani e ragazzi delle scuole,
di conoscere le culture di provenienza dei
loro compagni di banco.
Un’occasione che ha favorito anche la
conoscenza delle tante esperienze di
solidarietà e promozione che si sono
sviluppate nel corso degli anni a favore
degli immigrati.
La settimana dedicata all’intercultura si
conclude oggi con la Festa dei Popoli,
organizzata dai Padri Scalabriniani, la
Caritas diocesana di Roma e la Fondazione
Migrantes. Una giornata di sport, giochi,
dibattiti, stands gastronomici che, con lo
slogan ”Volti diversi, una famiglia” vedrà
riunirsi nella Basilica di San Giovanni in
Laterano oltre 150 gruppi etnici, cattolici
e non, organizzati in associazioni e centri
culturali.
Una festa nata originariamente, quattordici
anni fa, per far incontrare le comunità
cattoliche ma che, con il tempo e con le
mutate condizioni che hanno caratterizzato i
flussi migratori, ha sempre più assunto la
specificità di un incontro tra le varie
culture etniche.
Una manifestazione che dimostra come la
Chiesa sia stata per la Capitale un elemento
determinante per l’accoglienza dei flussi
migratori. L’essere il centro mondiale del
cristianesimo ha fatto di Roma anche un polo
di attrazione per le genti di tutto il
mondo. Degli oltre 320 mila immigrati che
risiedono nella provincia romana, un quinto
è presente per motivi religiosi: sacerdoti,
suore, missionari, studenti provenienti da
oltre 170 paesi, di diversa estrazione
sociale e culturale. Una presenza che
caratterizza la città e che favorisce sempre
più il dialogo e l’incontro tra culture.
La genuina partecipazione con cui le
comunità straniere di ogni credo aderiscono
alla Festa dei Popoli è per Roma un segno
tangibile di integrazione e di convivenza
multietnica.
L’accettazione dell’alterità ed il coraggio
della convivenza sono due temi in cui la
moderna società è chiamata a confrontarsi e,
proprio come l’esperienza romana dimostra,
non possono essere affrontati escludendo il
dialogo interreligioso.
L’umanità del terzo millennio, chiamata a
condividere più che a convivere, dovrà
ritrovarsi in valori comuni, accettando
diritti imprescindibili per la dignità di
ogni uomo e donna, ma anche tornando al
rispetto ed alla ricchezza delle esperienze
spirituali.
La Festa dei Popoli è quindi, per la Città e
per la Chiesa di Roma, un appuntamento
importante non solo per le migliaia d
persone che coinvolge, ma perché segno
credibile ed autorevole di una convivenza
possibile e costruttiva delle diversità.
mons. Guerino Di Tora