Qualche anno fa, in un
convegno di animalisti, si meravigliarono
quando venne detto che a curare le colonie
di gatti a Roma, a dar loro da mangiare e ad
accompagnarli dal veterinario, erano dei
senza dimora. Così la notizia di questi
giorni è che a Roma, nell’ultima settimana,
in una città distratta dal clima delle
festività appena trascorse, due persone che
vivono in stato di difficoltà - un giovane
disabile ed un senza dimora ospite della
Caritas diocesana - si sono resi
protagonisti di episodi di solidarietà.
Gianluigi, il ragazzo
disabile, ha sventato uno scippo su un
autobus ed è stato aggredito dai malviventi
nell’indifferenza di quasi tutti gli altri
passeggeri. Giuseppe, un senza dimora in
situazione di indigenza che vive
nell’ostello Caritas di via Marsala, ha
restituito un portafogli trovato alla
Stazione Termini. Gesti a cui non siamo
abituati, di estrema civiltà ma che ai
nostri giorni vengono definiti «eroici». A
sorprendere ancora di più è che a compierli
siano state due persone in difficoltà, quasi
che l’altruismo ed i valori di cittadinanza
siano a beneficio soltanto di chi viva nella
cosiddetta «normalità».
In realtà, la
solidarietà trova la sua culla naturale
proprio nelle difficoltà. L’esperienza che
ho vissuto in questi anni nella Caritas
diocesana di Roma mi ha insegnato che tali
nobili gesti sono un vissuto quotidiano tra
coloro che cercano di sopravvivere
nell’indifferenza. Ho potuto vedere e
talvolta aiutare a realizzare asili nido in
cui le mamme immigrate si aiutavano a
vicenda nel badare ai pargoli, comunioni di
beni e di vestiario tra immigrati e senza
dimora, slanci di altruismo fatti da
indigenti verso i poveri di paesi lontani.
Lo scorso anno, poco prima del Natale, i
giornali riportarono la storia di Natale
Morea, un altro senza dimora, che salvò
alcune ragazze da un’aggressione. Così la
giovane baby sitter clandestina che annega
per salvare i bambini o il rumeno che si
tuffa nel Tevere ad impedire un suicidio.
Non mi sorprende che la sensibilità verso il
prossimo in difficoltà si manifesti in
persone che vivono nell’indigenza o
nell’emarginazione: lo stesso Gesù nacque
povero tra i poveri. Le condizioni di
disagio, materiale e no, possono essere
motivo di abbrutimento ed emarginazione ma,
in una città accogliente, possono
trasformarsi in stimolo di solidarietà.
mons. Guerino Di Tora