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EDITORIALE

 

 

La solidarietà trova la culla nelle difficoltà

(da Romasette del 14 gennaio 2007)

Qualche anno fa, in un convegno di animalisti, si meravigliarono quando venne detto che a curare le colonie di gatti a Roma, a dar loro da mangiare e ad accompagnarli dal veterinario, erano dei senza dimora. Così la notizia di questi giorni è che a Roma, nell’ultima settimana, in una città distratta dal clima delle festività appena trascorse, due persone che vivono in stato di difficoltà - un giovane disabile ed un senza dimora ospite della Caritas diocesana - si sono resi protagonisti di episodi di solidarietà.

Gianluigi, il ragazzo disabile, ha sventato uno scippo su un autobus ed è stato aggredito dai malviventi nell’indifferenza di quasi tutti gli altri passeggeri. Giuseppe, un senza dimora in situazione di indigenza che vive nell’ostello Caritas di via Marsala, ha restituito un portafogli trovato alla Stazione Termini. Gesti a cui non siamo abituati, di estrema civiltà ma che ai nostri giorni vengono definiti «eroici». A sorprendere ancora di più è che a compierli siano state due persone in difficoltà, quasi che l’altruismo ed i valori di cittadinanza siano a beneficio soltanto di chi viva nella cosiddetta «normalità».

In realtà, la solidarietà trova la sua culla naturale proprio nelle difficoltà. L’esperienza che ho vissuto in questi anni nella Caritas diocesana di Roma mi ha insegnato che tali nobili gesti sono un vissuto quotidiano tra coloro che cercano di sopravvivere nell’indifferenza. Ho potuto vedere e talvolta aiutare a realizzare asili nido in cui le mamme immigrate si aiutavano a vicenda nel badare ai pargoli, comunioni di beni e di vestiario tra immigrati e senza dimora, slanci di altruismo fatti da indigenti verso i poveri di paesi lontani. Lo scorso anno, poco prima del Natale, i giornali riportarono la storia di Natale Morea, un altro senza dimora, che salvò alcune ragazze da un’aggressione. Così la giovane baby sitter clandestina che annega per salvare i bambini o il rumeno che si tuffa nel Tevere ad impedire un suicidio.

Non mi sorprende che la sensibilità verso il prossimo in difficoltà si manifesti in persone che vivono nell’indigenza o nell’emarginazione: lo stesso Gesù nacque povero tra i poveri. Le condizioni di disagio, materiale e no, possono essere motivo di abbrutimento ed emarginazione ma, in una città accogliente, possono trasformarsi in stimolo di solidarietà.

mons. Guerino Di Tora

 

 

 

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