Da luglio a gennaio 07 la Commissione ha
effettuato visite presso i cpta, i centri di
prima accoglienza (cpa) e i centri di
identificazione (cd’i) di Lampedusa,
Crotone, Torino, Roma, Milano, Bologna,
Modena, Gorizia, Bari, Foggia, Brindisi,
Trapani, Ragusa, Caltanissetta, Siracusa,
Lamezia Terme. Ogni visita ha previsto
audizioni con le autorità locali, enti
gestori, incontri con i trattenuti, ONG
locali e conferenze stampa. Le missioni sono
state realizzate anche presso centri di
trattenimento esteri (Parigi e Madrid).
Dalle 16 questure e prefetture competenti
per i 14 cpta, 4 cpa e 4 cd’i sono pervenuti
anche risposte a questionari loro
somministrati e l’ elaborazione dei dati,
peraltro frammentari, è stata curata da
Caritas Italiana, che ha anche effettuato un
reportage fotografico sui centri.
Nel suo rapporto conclusivo, presentato alla
stampa il 31 gennaio 07, la Commissione ha
proposto uno “svuotamento” dei cpta
attraverso una razionalizzazione del sistema
che contempli la fuoriuscita di alcune
categorie quali ex detenuti, vittime di
tratta, colf e assistenti familiari, rom.
Per loro si auspicano corsie differenziate
in ragione della loro particolare
condizione. Gli ex detenuti andrebbero
identificati già nella fase processuale o
perlomeno detentiva; le vittime di tratta
dovrebbero essere filtrate da sportelli
ad hoc presso le questure; le colf e
assistenti familiari offrono sufficienti
requisiti di reperibilità, stabilità del
lavoro e utilità sociale per evitare loro un
trattenimento nei cpta; per i rom
occorrerebbe una valutazione a parte dato
che molti non sono rimpatriabili.
La riforma del sistema poggia sul ricorso a
misure alternative al cpta e
all’allontanamento forzato, che risultano
molto onerose (ai costi di gestione e di
vigilanza dei cpta, si aggiunga che di norma
due poliziotti devono scortare l’espellendo)
oltre che inefficaci senza la collaborazione
alla propria identificazione da parte degli
stranieri. Il rimpatrio assistito e un
dosato uso del divieto di reingresso
potrebbero risultare utili per convincere
gli irregolari a collaborare per la propria
identificazione, visto che questa
costituisce il principale ostacolo
all’allontanamento.
La Commissione
ha proposto di distinguere, fra gli
irregolari, tre categorie:
1)
Gli irregolari di ritorno/overstayers:
se non costituiscono un pericolo per
l’ordine e la sicurezza pubblica, i
lavoratori un tempo in regola non dovrebbero
essere inviati nei cpta e per loro si
possono immaginare percorsi di
regolarizzazione attraverso un permesso di
soggiorno per ricerca lavoro.
2)
Gli immigrati identificati o che collaborano
fattivamente alla propria identificazione:
accesso a un programma di rimpatrio
assistito e divieto di reingresso per 1-2
anni.
3)
Gli immigrati non identificati e che
resistono all’identificazione: trattenimento
nei cpta e rimpatrio senza incentivi con
divieto di reingresso per 10 anni.
Il superamento dell’attuale sistema, risulta
tanto più necessario alla luce della nuova
condizione riguardante i rumeni, principale
gruppo nazionale dei trattenuti (oltre il
31%) nei cpta, ma ora a tutti gli effetti
cittadini europei della UE e quindi
inespellibili.
Dal lavoro svolto dalla Commissione
attraverso visite, audizioni, studio dei
dati, emergono pertanto necessari:
diversificazione delle risposte; gradualità
e proporzionalità degli interventi;
incentivazione della collaborazione tra
immigrato e autorità; coinvolgimento della
società civile. Tutto ciò si traduce in una
proposta che prevede il trattenimento nei
cpta solo per le categorie di soggetti
pericolosi per l’ordine e la sicurezza
pubblica; il rimpatrio assistito per quanti
collaborano alla propria identificazione; un
percorso di regolarizzazione, anche ad
personam, per coloro che presentano
requisiti affidabili.
Lê Quyên NGÔ ÐÌNH