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EDITORIALE

 

 

La Caritas chiede misure alternative ai Centri di Permanenza Temporanea

Lê Quyên NGÔ ÐÌNH, responsabile dell'Area Immigrati della Caritas di Roma, è stata membro della Commissione ministeriale per un'indagine conoscitiva sulle condizioni di sicurezza e vivibilità delle strutture di trattenimento temporaneo degli immigrati irregolari. Nell'articolo alcune considerazioni sul lavoro della commissione.

 

 

La Commissione sui cpta è stata istituita dal ministro dell’Interno Amato, con decreto del 6 luglio 2006, al fine di procedere ad una ”indagine conoscitiva sulle condizioni di sicurezza e di vivibilità di tutte le strutture destinate al trattenimento temporaneo e all’assistenza degli immigrati irregolari, nonché all’ospitalità dei richiedenti asilo”. E’stata prevista la consegna, da parte del Presidente della Commissione, di una relazione sull’attività svolta contenente anche “eventuali proposte e suggerimenti sulle possibili strategie future”. La composizione della Commissione, mista e aperta al contributo del mondo delle ONG, includeva: come presidente il funzionario dell’ONU, l’ambasciatore Staffan de Mistura; per il Ministero dell’Interno, i prefetti Pasquale Piscitelli e Nicola Prete; per l’ANCI, Luca Pacini; per Caritas Italiana, Ngo Dinh Le Quyen; per l’Associazione per gli studi giuridici dell’immigrazione (ASGI), Gianfranco Schiavone; per la Federazione delle Chiese Evangeliche (FCEI), Annemarie Dupré; per l’ARCI, Filippo Miraglia; per le ACLI, Pino Gulia; per il CIR, Chrisopher ; con il vice prefetto Maurizio Falco svolgente funzioni di segretario della Commissione.

Il muro di contenimento di un CPT (Foto: Ngo Dhin)

Da luglio a gennaio 07 la Commissione ha effettuato visite presso i cpta, i centri di prima accoglienza (cpa) e i centri di identificazione (cd’i) di Lampedusa, Crotone, Torino, Roma, Milano, Bologna, Modena, Gorizia, Bari, Foggia, Brindisi, Trapani, Ragusa, Caltanissetta, Siracusa, Lamezia Terme. Ogni visita ha previsto audizioni con le autorità locali, enti gestori, incontri con i trattenuti, ONG locali e conferenze stampa. Le missioni sono state realizzate anche presso centri di trattenimento esteri (Parigi e Madrid).

Dalle 16 questure e prefetture competenti per i 14 cpta, 4 cpa e 4 cd’i sono pervenuti anche risposte a questionari loro somministrati e l’ elaborazione dei dati, peraltro frammentari, è stata curata da Caritas Italiana, che ha anche effettuato un reportage fotografico sui centri.

Nel suo rapporto conclusivo, presentato alla stampa il 31 gennaio 07, la Commissione ha proposto uno “svuotamento” dei cpta attraverso una razionalizzazione del sistema che contempli la fuoriuscita di alcune categorie quali ex detenuti, vittime di tratta, colf e assistenti familiari, rom. Per loro si auspicano corsie differenziate in ragione della loro particolare condizione. Gli ex detenuti andrebbero identificati già nella fase processuale o perlomeno detentiva; le vittime di tratta dovrebbero essere filtrate da sportelli ad hoc presso le questure; le colf e assistenti familiari offrono sufficienti requisiti di reperibilità, stabilità del lavoro e utilità sociale per evitare loro un trattenimento nei cpta; per i rom occorrerebbe una valutazione a parte dato che molti non sono rimpatriabili.

La riforma del sistema poggia sul ricorso a misure alternative al cpta e all’allontanamento forzato, che risultano molto onerose (ai costi di gestione e di vigilanza dei cpta, si aggiunga che di norma due poliziotti devono scortare l’espellendo) oltre che inefficaci senza la collaborazione alla propria identificazione da parte degli stranieri. Il rimpatrio assistito e un dosato uso del divieto di reingresso potrebbero risultare utili per convincere gli irregolari a collaborare per la propria identificazione, visto che questa costituisce il principale ostacolo all’allontanamento.

La Commissione ha proposto di distinguere, fra gli irregolari, tre categorie:

1)      Gli irregolari di ritorno/overstayers: se non costituiscono un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, i lavoratori un tempo in regola non dovrebbero essere inviati nei cpta e per loro si possono immaginare percorsi di regolarizzazione attraverso un permesso di soggiorno per ricerca lavoro.

2)      Gli immigrati identificati o che collaborano fattivamente alla propria identificazione: accesso a un programma di rimpatrio assistito e divieto di reingresso per 1-2 anni.

3)      Gli immigrati non identificati e che resistono all’identificazione: trattenimento nei cpta e rimpatrio senza incentivi con divieto di reingresso per 10 anni.

Il superamento dell’attuale sistema, risulta tanto più necessario alla luce della nuova condizione riguardante i rumeni, principale gruppo nazionale dei trattenuti (oltre il 31%) nei cpta, ma ora a tutti gli effetti cittadini europei della UE e quindi inespellibili.

Dal lavoro svolto dalla Commissione attraverso visite, audizioni, studio dei dati, emergono pertanto necessari: diversificazione delle risposte; gradualità e proporzionalità degli interventi; incentivazione della collaborazione tra immigrato e autorità; coinvolgimento della società civile. Tutto ciò si traduce in una proposta che prevede il trattenimento nei cpta solo per le categorie di soggetti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica; il rimpatrio assistito per quanti collaborano alla propria identificazione; un percorso di regolarizzazione, anche ad personam, per coloro che presentano requisiti affidabili.

Lê Quyên NGÔ ÐÌNH

 

 

 

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