Carissimi amici,
tutti sappiamo cosa significhi in termini di
animazione pastorale e testimonianza
lavorare al fianco dei cittadini stranieri
che vengono nelle nostre comunità a chiedere
un sostegno.
La situazione negli ultimi mesi si è
presentata in modo ancor più critico per
l’onda emotiva che è seguita agli efferati
avvenimenti di cronaca accaduti a Roma.
La risposta delle istituzioni, sia sul piano
normativo nazionale che su quello
amministrativo locale, sono state certamente
influenzate dal “clima” che tutti noi
respiriamo in città. Sicuramente è mancata,
almeno nei primissimi giorni della crisi, la
lucidità - ed in alcuni casi anche il
coraggio – di affrontare la tragica vicenda
con la giusta moderazione.
Paradossalmente, uomini politici di tutti
gli schieramenti che da anni governano
l’Italia alternandosi, hanno scoperto che
esistono larghe zone urbane delle città
abbandonate a se stesse e che i Rom sono un
tema su cui coinvolgere la comunità
internazionale in quanto popolazione
sottoposta a discriminazione nei paesi di
origine. Si sono predisposti strumenti
normativi – come il recepimento della
direttiva europea sulla possibilità di
espulsione dei cittadini comunitari per
motivi di sicurezza nazionale –
presentandoli come la soluzione del
problema, ma che in realtà altro non hanno
fatto che aumentare una percezione di
assedio nella popolazione italiana e di
esclusione per gli oltre 3,7 milioni di
cittadini stranieri presenti in Italia.
“Emergenza sicurezza” è stato il termine
maggiormente utilizzato per descrivere la
situazione, una definizione che racchiude in
sé le paure per il fenomeno migratorio, in
particolare per la comunità rumena che sta
crescendo, associandola a fenomeni di
criminalità, ai problemi della giustizia che
segnano il paese e a manifestazioni di
malcostume e degrado.
Un insieme che certamente spaventa ma che,
se affrontato con adeguate politiche che non
siano soltanto per la popolazione immigrata
ma riguardanti lo stato sociale e tutela dei
diritti di tutti i più deboli, può essere
fronteggiato e ridimensionato.
Integrazione è sicurezza
Trovare il giusto equilibrio tra
integrazione e sicurezza, tra legalità ed
accoglienza, questi sono gli intenti che
accomunano tutti nel dibattito attuale.
Intenti, appunto.
Passare all’attuazione richiede precise
scelte di politica sociale, in alcuni
contesti anche impopolari. Le misure
“urgenti” varate in questi giorni, seppur
condivisibili nel merito, risultano non
supportate da concreti interventi a favore
dell’integrazione.
Gli insediamenti abusivi sono illegali,
pericolosi e, soprattutto, non rispettosi
della dignità degli uomini, delle donne e
dei bambini che li abitano e della città che
li accoglie. Togliere gli insediamenti è
quindi necessario, ma gli “sgomberi” –
seppur annunciati, filmati, pubblicizzati
per infondere tranquillità – non sono
politiche.
Come Caritas diciamo che l’integrazione è la
vera sicurezza perché non si possono
affrontare i problemi della legalità e più
in generale dei diritti, al di fuori di
politiche del welfare che riguardino gli
alloggi, l’istruzione, l’assistenza
socio-sanitaria, progetti per
l’integrazione, il mercato del lavoro.
La comunità ecclesiale
Come comunità ecclesiale – parrocchie,
istituti, movimenti, associazioni e gruppi -
siamo chiamati a dare risposte alle numerose
istanze di aiuto e sostegno che ci arrivano
e, cosa di enorme responsabilità, a
rappresentare un riferimento per il resto
della comunità. Oltre all’attività che
normalmente svolgiamo occorre ora una
particolare vicinanza che sia segno di
condivisione e di solidarietà.
L’esperienza ci insegna che a soffrire
maggiormente in simili contesti sono le
persone meno protette, ad iniziare da donne
e bambini, emarginate sia nella vita
“clandestina” dalla prepotenza dei violenti
che fragili nella quotidianità del mondo
“ufficiale”.
Su di loro dobbiamo concentrare le nostre
attenzioni consigliandoli, supportandoli e,
nel caso siano vittime, aiutandoli a
denunziare i soprusi.
Nella carità diventa importante in questo
caso il discernimento: saper vedere i più
poveri, gli emarginati, per accompagnarli.
Vi è poi l’altro caposaldo che caratterizza
la nostra opera al fianco degli immigrati:
l’animazione interculturale nella comunità,
nelle scuole e, più in generale, negli
“ambienti”.
Questa, come ha sottolineato il Santo Padre
Benedetto XVI nell’Angelus del 4 novembre
scorso, deve promuovere che “le relazioni
tra popolazioni migranti e popolazioni
locali avvengano nello spirito di quell’alta
civiltà morale che è frutto dei valori
spirituali e culturali di ogni popolo e
Paese”.
Ho inserito in allegato una serie di
servizi, della Caritas diocesana e del
Comune di Roma, che potrete utilizzare come
supporto alle vostre attività.
Nel salutarvi, vi rinnovo la stima per
l’opera preziosa di promozione e la mia
vicinanza nella preghiera, che invito ad
intensificare perché fonte primaria di
ispirazione dell’amore di Dio Padre.
Mons. Guerino Di Tora
Direttore della Caritas diocesana di Roma
Recapiti di riferimento:
Centro di ascolto per stranieri – Caritas
diocesana di Roma
Via delle Zoccolette, 19 – tel.
06.6875228/06.6861554
Poliambulatorio Medico e Servizio
Farmaceutico – Caritas diocesana di Roma
Via Marsala, 97 – tel. 06.4463282
Sportello immigrazione – Comune di Roma
Via Assisi, 39/A – tel. 06.67105156
Il Comune di Roma ha attivato un progetto
per il rimpatrio volontario assistito per i
cittadini rumeni. Allo sportello possono
essere segnalate le persone in stato di
bisogno che accettano il rimpatrio.