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EDITORIALE

 

 

"Quel bambino povero che nasce a Betlemme è la nostra speranza"
 

Cari amici, con la prima domenica d’Avvento inizia il nuovo anno liturgico.

Avvento è “venuta”, tempo di attesa e di vigilanza. Attendiamo colui che è venuto, che viene e che verrà. Come preparare questa venuta?

La liturgia ci parla di cambiamento di mentalità e di disponibilità del cuore. Ci invita ad entrare nella logica del Dio che si fa uomo e viene a condividere. La storia di un Dio presente e di un uomo assente. Un evento che obbliga a riflettere e schierarci, proprio perché venne tra di noi e non fu accolto!

La storia si ripete sempre, mette in evidenza le problematiche nel nostro tempo: gli stranieri, la solitudine delle famiglie in difficoltà, dei giovani disoccupati, la casa, la sicurezza …Ma è la sua venuta che ancora ci da speranza. Papa Benedetto, nell’enciclica presentata quest’oggi “Spe Salvi” ci ricorda che nella speranza siamo stati salvati.

Una speranza più forte delle sofferenze e che per questo trasforma dal di dentro, anche se le strutture esterne rimangono le stesse.

Quel bambino che nasce povero in Betlemme è la nostra speranza!

Non sempre è facile riconoscere in quel bambino il Salvatore che viene. Già anni fa Raoul Follereau, l’apostolo dei lebbrosi, in un libricino poneva la domanda “Se cristo domani tornasse, tu lo sapresti riconoscere?”. Gesù si è identificato in colui che ha fame, che è straniero, che è disagiato.  Ha dato un nome ai senza nome. In questi siamo invitati a riconoscere la sua presenza. Conoscendo l’altro riconosciamo il Signore che ancora viene in mezzo a noi, perché – come ci ha insegnato Giovanni Paolo II – la via che porta a Cristo è l’uomo.

Non l’uomo astratto, ma l’uomo persona concreta con i suoi limiti e le sue difficoltà. Dall’uomo vicino, disagiato, più prossimo a noi nel nostro palazzo e nel nostro lavoro, all’uomo lontano, provato dall’uragano Sidr in Bangladesh, ai bambini della diocesi di Goma in Congo, bambini soldato, in attesa di un nostro aiuto per uscire dal loro dramma.

La speranza di Cristo Salvatore, passa attraverso le nostre mani, il nostro cuore, cammina con le nostre gambe.

                                                                               Mons. Guerino Di Tora
                                                                   Direttore della Caritas diocesana di Roma

 

 

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