Cari fratelli e sorelle,
il tema della Giornata Mondiale del Migrante
e del Rifugiato invita quest'anno a
riflettere in particolare sui giovani
migranti. In effetti, le cronache quotidiane
parlano spesso di loro. Il vasto processo di
globalizzazione in atto nel mondo porta con
sé un'esigenza di mobilità, che spinge anche
numerosi giovani ad emigrare e a vivere
lontano dalle loro famiglie e dai loro
Paesi. 'La conseguenza è che dai Paesi
d'origine se ne va spesso la gioventù dotata
delle migliori risorse intellettuali, mentre
nei Paesi che ricevono i migranti vigono
normative che rendono difficile il loro
effettivo inserimento. Di fatto, il fenomeno
dell'emigrazione diviene sempre più esteso
ed abbraccia un crescente numero di persone
di ogni condizione sociale. Giustamente
pertanto le pubbliche istituzioni, le
organizzazioni umanitarie ed anche la Chiesa
cattolica dedicano molte delle loro risorse
per venire incontro a queste persone in
difficoltà.
Per i giovani migranti risulta
particolarmente sentita la problematica
costituita dalla cosiddetta "difficoltà
della duplice appartenenza": da un lato,
essi sentono vivamente il bisogno di non
perdere la cultura d'origine, mentre,
dall'altro, emerge in loro il comprensibile
desiderio di inserirsi organicamente nella
società che li accoglie, senza che tuttavia
questo comporti una completa assimilazione e
la conseguente perdita delle tradizioni
avite. Tra i giovani ci sono poi le ragazze,
più facilmente vittime di sfruttamento, di
ricatti morali e persino di abusi di ogni
genere. Che dire poi degli adolescenti, dei
minori non accompagnati, che costituiscono
una categoria a rischio tra coloro che
chiedono asilo? Questi ragazzi e ragazze
finiscono spesso in strada abbandonati a se
stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli
che, più di qualche volta, li trasformano in
oggetto di violenza fisica, morale e
sessuale.
Guardando poi più d'appresso al settore dei
migranti forzati, dei rifugiati, dei
profughi e delle vittime del traffico di
esseri umani, ci si incontra purtroppo anche
con molti bambini e adolescenti. A questo
proposito, è impossibile tacere di fronte
alle immagini sconvolgenti dei grandi campi
di profughi o di rifugiati, presenti in
diverse parti del mondo. Come non pensare
che quei piccoli esseri sono venuti al mondo
con le stesse legittime attese di felicità
degli altri? E, al tempo stesso, come non
ricordare che la fanciullezza e
l'adolescenza sono fasi di fondamentale
importanza per lo sviluppo dell'uomo e della
donna, e richiedono stabilità, serenità e
sicurezza? Questi bambini e adolescenti
hanno avuto come unica esperienza di vita i
«campi" di permanenza obbligatori, dove si
trovano segregati, lontani dai centri
abitati e senza possibilità di frequentare
normalmente la scuola. Come possono guardare
con fiducia al loro futuro? Se è vero che
molto si sta facendo per loro, occorre
tuttavia impegnarsi ancor più nell'aiutarli
mediante la creazione di idonee strutture di
accoglienza e di formazione.
Proprio in questa prospettiva si pone la
domanda: come rispondere alle attese dei
giovani migranti? Che fare per venire loro
incontro? Occorre certo puntare in primo
luogo sul supporto della famiglia e della
scuola. Ma quanto complesse sono le
situazioni e quanto numerose sono le
difficoltà che incontrano questi giovani nei
loro contesti familiari e scolastici!
All'interno delle famiglie sono venuti meno
i tradizionali ruoli che esistevano nei
Paesi di origine e si assiste spesso ad uno
scontro tra genitori rimasti ancorati alla
loro cultura e figli velocemente acculturati
nei nuovi contesti sociali. Né va
sottovalutata la fatica che i giovani
incontrano per inserirsi nei percorsi
educativi vigenti nei Paesi in cui vengono
accolti. Lo stesso sistema scolastico
pertanto dovrebbe tener conto di queste loro
condizioni e prevedere per i ragazzi
immigrati specifici itinerari formativi
d'integrazione adatti alle loro esigenze.
Importante sarà anche l'impegno di creare
nelle aule un clima di reciproco rispetto e
dialogo tra tutti gli allievi, sulla base di
quei principi e valori universali che sono
comuni a tutte le culture. L'impegno di
tutti - docenti, famiglie e studenti -
contribuirà certamente ad aiutare i giovani
migranti ad affrontare nel modo migliore la
sfida dell'integrazione ed offrirà loro la
possibilità di acquisire quanto può giovare
alla loro formazione umana, culturale e
professionale. Questo vale ancor più per i
giovani rifugiati per i quali si dovranno
approntare adeguati programmi, nell'ambito
scolastico e altresì in quello lavorativo,
in modo da garantire la loro preparazione
fornendo le basi necessarie per un corretto
inserimento nel nuovo mondo sociale,
culturale e professionale.
La Chiesa guarda con singolare attenzione al
mondo dei migranti e chiede a coloro che
hanno ricevuto nei Paesi di origine una
formazione cristiana di far fruttificare
questo patrimonio di fede e di valori
evangelici in modo da offrire una coerente
testimonianza nei diversi contesti
esistenziali. Proprio in ordine a ciò invito
le comunità ecclesiali di arrivo ad
accogliere con simpatia giovani e
giovanissimi con i loro genitori, cercando
di comprenderne le vicissitudini e di
favorirne l'inserimento. Vi è poi tra i
migranti, come ebbi a scrivere nel Messaggio
dello scorso anno, una categoria da
considerare in modo speciale, ed è quella
degli studenti di altri Paesi che per
ragioni di studio si trovano lontani da
casa. Il loro numero è in continua crescita:
sono giovani bisognosi di una pastorale
specifica, perché non solo sono studenti,
come tutti, ma anche migranti temporanei.
Essi si sentono spesso soli, sotto la
pressione dello studio e talvolta stretti
anche da difficoltà economiche. La Chiesa,
nella sua materna sollecitudine, guarda a
loro con affetto e cerca di porre in atto
specifici interventi pastorali e sociali,
che tengano in conto le grandi risorse della
loro giovinezza. Occorre far sì che abbiano
modo di aprirsi al dinamismo
dell'interculturalità, arricchendosi nel
contatto con altri studenti di culture e
religioni diverse. Per i giovani cristiani
quest'esperienza di studio e di formazione
può essere un utile campo di maturazione
della loro fede, stimolata ad aprirsi a
quell'universalismo che è elemento
costitutivo della Chiesa cattolica.
Cari giovani migranti, preparatevi a
costruire accanto ai vostri giovani coetanei
una società più giusta e fraterna,
adempiendo con scrupolo e serietà i vostri
doveri nei confronti delle vostre famiglie e
dello Stato. Siate rispettosi delle leggi e
non lasciatevi mai trasportare dall'odio e
dalla violenza. Cercate piuttosto di essere
protagonisti sin da ora di un mondo dove
regni la comprensione e la solidarietà, la
giustizia e la pace. A voi, in particolare,
giovani credenti, chiedo di profittare del
tempo dei vostri studi per crescere nella
conoscenza e nell'amore di Cristo. Gesù vi
vuole suoi amici veri e per questo è
necessario che coltiviate costantemente
un'intima relazione con Lui nella preghiera
e nell'ascolto docile della sua Parola. Egli
vi vuole suoi testimoni e per questo è
necessario che vi impegniate a vivere con
coraggio il Vangelo traducendolo in gesti
concreti di amore a Dio e di servizio
generoso ai fratelli. La Chiesa ha bisogno
anche di voi e conta sul vostro apporto. Voi
potete svolgere un ruolo quanto mai
provvidenziale nell'attuale contesto
dell'evangelizzazione. Provenendo da culture
diverse, ma accomunati tutti
dall'appartenenza all'unica Chiesa di
Cristo, potete mostrare che il Vangelo è
vivo e adatto per ogni situazione; è
messaggio antico e sempre nuovo; Parola di
speranza e di salvezza per gli uomini di
ogni razza e cultura, di ogni età e di ogni
epoca.
A Maria, Madre dell'intera umanità, e a
Giuseppe, suo castissimo sposo, profughi
entrambi con Gesù in Egitto, affido ciascuno
di voi, le vostre famiglie, quanti si
occupano in vario modo del vasto mondo di
voi giovani migranti, i volontari e gli
operatori pastorali che vi affiancano con la
loro disponibilità e il loro sostegno
amichevole. Il Signore sia sempre accanto a
voi e alle vostre famiglie, perché insieme
possiate superare gli ostacoli e le
difficoltà materiali e spirituali che
incontrate nel vostro cammino. Accompagno
questi miei voti con una speciale
Benedizione Apostolica per ciascuno di voi e
per le persone che vi sono care.