ANDARE
Il cammino si apre camminando. Con questa certezza insistiamo a raccontare la possibilità di costruire la pace. Con la sola cosa che crediamo valga la pena fare: camminando, cercando di aprire sentieri un po’ abbandonati per riscoprirne l’unicità e la bellezza. “Operatori di pace” allora vuole essere il compagno di viaggio di questo cammino. Un luogo dove si incontrano esperienze, speranze, fatiche e visioni. Un luogo aperto a tutti coloro che sono in cammino fiduciosi che solo questa sia la possibilità che abbiamo. Camminare. Con costanza e pazienza, ricordandoci la meta, narrandoci le nostre storie per intrecciarle con altre perché diventino una storia sola. Accogliendo compagni di viaggio non con il fastidio di difendere le nostre piccole comodità ma con la consapevolezza che solo il condividere trasforma la fatica del cammino nella capacità di cogliere il senso profondo del nostro andare. Cha sia un cammino lento ma costante, aperto al mondo ma capace di cogliere le sorprese del quotidiano, capace di fermarsi ma pronto a ripartire, consapevole che la pace è un meta lontana ma forse proprio per questo una delle poche per cui vale la pena alzarsi e andare.
https://www.youtube.com/watch?v=QHcypSLIp_A

BARBIANA
L’esperienza di Don Milani ha un aspetto che affascina non solo per la forza e la lucidità della sue visione educativa. La sua capacità di scegliere un percorso di servizio liberante e proiettato nel futuro è evidente. Quello che non sempre viene sottolineato è come tutto questo nonostante sia avvenuto in uno sperduto paesino del Mugello abbia avuto una rilevanza e un impatto tale da provocare e interrogare, ancora oggi in termini di contenuti e di metodo, i nostri tentativi di vivere una cittadinanza responsabile. A Barbiana la scuola era una scuola che affrontava i temi con coraggio e onestà. Non si fermava ai titoli, agli slogan e alle soluzioni facili. Si preoccupava di far crescere cittadini responsabili. Non si educa senza entrare in relazione con la storia della che si incontrano. E’ l’incontro che genera nuove storie e nuove visioni. Don Lorenzo e la scuola di Barbiana sono lì a dirci che quando questo avviene, in qualunque posto questo avvenga, si avvieranno processi capaci di rendere le persone libere, solidali e responsabili. E su questa memoria abbiamo la certezza che vale la pena costruire il nostro futuro.

Tra le varie opere che raccontano le esperienza di Barbiana, vi segnaliamo il documentario “Barbiana ’65: la lezione di don Milani” di Alessandro D’Alessandro, l’unico in cui compaiano filmati originali con lo stesso don Lorenzo Milani.
https://altadefinizione01.filmcompletostreaming.bar/…/barb…/

BUONI PROPOSITI
Ogni inizio attività viene sostenuto da sacchi pieni di buoni propositi. Noi non ne abbiamo di nuovi. Anzi, vorremmo che i propositi che hanno alimentato in questi anni la nostra preoccupazione per la Pace rimangano sempre gli stessi.

Una attenta lettura dei fatti, una buona dose di progettualità, una coerenza credibile per definire ciò che vogliamo e per accettare quel poco che riusciamo a fare, un rifermento continuo a una visione della Pace che ha a che fare con la giustizia e la dignità di ogni persona, una decisa volontà ad annunciare che la Pace è l’unica via possibile per vivere un presente che sappia guardare il futuro, un dialogo continuo con chi nei propri territori crede e vuole che la pace diventi possibile.

Da tempo in questa ricerca siamo accompagnati da parole forti o, più semplicemente, da qualche alibi in meno; con grande vigore e con grande lucidità papa Francesco ci richiama a una coerenza con la Parola di Dio che non può mercanteggiare né idee né azioni di fronte alle nefandezze della guerra, al ripudio della dignità in nome del mercato, all’irresponsabilità con cui trattiamo il creato e all’egoismo miope con cui ci relazioniamo con i più poveri della terra.

Niente buoni propositi. Come sempre solo lavoro costante, quotidiano, fiducioso e paziente per vivere con responsabilità la nostra vocazione ad essere “operatori di Pace”.

CONOSCERE
Le guerre si annidano nella nostra paura dell’altro e nel desiderio di schiacciarlo. Per motivare tutto questo dobbiamo in qualche modo catalogare l’altro come nemico; in questo modo abbiamo chiaro chi è, possiamo semplificare la relazione e sapere cosa fare. Se l’altro è nemico non dobbiamo pensare; un nemico va combattuto e possibilmente vinto. Semplice.

Costruire invece percorsi di relazione per gestire i problemi è più complicato: l’altro può essere amico, collaboratore, diverso, alleato, complice. Può essere semplicemente l’altro, con tutte le sue manifestazioni, la sua storia e la sua visione della vita. E per conoscere tutto questo e coglierne la ricchezza ci vuole fatica, tempo e passione. Una modalità di lavoro che implica non solo mirare e sparare spazzando via la vita, ma accoglierla e custodirla; anche se non è vissuta come noi vorremmo.

E’ uno dei motivi per cui la guerra viene comunicata e capita subito: la guerra si vende bene, sia come notizia che come modalità di risoluzione dei problemi; perché è semplice, diretta, intuitiva, non complessa. Proprio come vorrebbero farci credere sia la politica. Forse è per questo che tutte e due oggi manifestano l’assenza di qualsiasi speranza di relazione e di progettualità. Perché non si vuole fare fatica di capire che siamo indispensabili gli uni agli altri.

Noi abbiamo maturato la consapevolezza che si può essere uomini e donne di pace solo “con il sudore delle fronte”. E abbiamo imparato che le scorciatoie non hanno mai funzionato. E ci siamo resi conto che i nemici sono spesso inventati. Per questo cerchiamo di stare attenti e non ci stanchiamo di conoscere.
https://comune-info.net/limmaginario-per-cambiare/

DISEGUAGLIANZE
Tutto quello che intercettiamo ci dice che viviamo in un mondo di diseguali. Qualcuno sostiene che è sempre stato cosi; forse, ma non lo accettiamo come elemento consolatorio.
Il problema è che continuiamo ad affrontare temi che appartengono alla categoria delle conseguenze e colpevolmente fingiamo di non conoscere le cause. E quando le mettiamo in luce poi, con la naturale accettazione con cui accogliamo le stagioni, le lasciamo in un angolo perché in fondo dovremmo dirci che, a monte di questa disuguaglianza, ci siamo noi con la nostra visione del mondo e della vita. Senza una profonda consapevolezza che la disuguaglianza si alimenta in una strategia di accaparramento di risorse e di ricchezza da parte di chi la vuole difendere a suo vantaggio e di relativa esclusione di che ostacola questo processo, ci mancherà sempre uno sguardo profondo per leggere la storia nel suo contorto e allo stesso tempo lineare svilupparsi. E infliggiamo una penosa considerazione a noi stessi in questo perderci in problematiche faziose per accantonare quelle che ci possono invece aprire faticosi sentieri di liberazione.
Di certo il percorso è più impegnativo e esigente. Ma è nella scelta di questi percorsi che prende vita la testimonianza e l’impegno verso quelle visioni di giustizia che per molti meritano di essere vissute.
Chi come noi è in cammino, ha il dovere di usare cuore e cervello per saperle individuare.

Ti invitiamo a leggere il rapporto OXFAM “Time to care – Avere cura di noi” pubblicato alla vigilia del meeting annuale del World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio, dove sono evidenziate le elevate e crescenti disuguaglianze di oggi.
https://www.oxfamitalia.org/davos-2020/

SALTARE
Da piccoli saltavamo ovunque; sui sassi e sulle corde, sui mucchi di fieno e sugli ostacoli disegnati per terra Saltare era il modo normale con cui ci si muoveva. Poi abbiamo cominciato a preoccuparci più di noi che di quello che potevamo vivere e abbiamo cominciato a evitare movimenti bruschi e poco educati. E nella rassegnazione ci siamo incamminati verso il mondo degli “speriamo di non cadere”. Qualcuno dice che il primo passo mette paura perché è sempre un salto nel vuoto. Forse per questo delegare il pensiero e stare fermi dà più sicurezza. Avere ricette già pronte e frasi già fatte anche. Saltare è invece la possibilità che ci diamo per tentare di andare oltre. Rischiando certo; temendo di cadere o di non riuscire, sollecitando il giudizio e considerando la possibilità del fallimento. Lavorare per la pace fa parte dei salti un po’ incoscienti che sfidano le logiche che tolgono il respiro alla nostra ricerca di Vita. Si passa dal Calvario e bisogna scendere nel profondo di un sepolcro, ma Gesù di Nazareth risorge dalla morte, ci porta la Pace e ci dice che si può fare.