Ogni nuova emergenza ci trova impreparati.

Non tanto impreparati ad agire per gestire affannosamente le prime necessità, quanto piuttosto a capire in che contesti opereremo, che aspettative incontreremo, con chi lavoreremo, quali sono i bisogni veri che valuteremo e che risposte saremo in grado di dare.

Nelle diverse esperienze di emergenze nazionali che abbiamo vissuto in questi anni abbiamo scoperto la necessità di entrare in punta di piedi per testimoniare una presenza che non fosse ingombrante. Abbiamo scelto le strade dell’incontro aperto, del dialogo faticoso, della consapevolezza di essere al servizio della gente e non delle nostre organizzazioni, con la lucidità di chi sa che dopo il chiasso i problemi resteranno più incattiviti e più difficili da risolvere.

Quando si spengono le luci dei media, i terremoti, le alluvioni, le diverse emergenze restano vivi nella solitudine, nell’isolamento, nelle paure e nelle aspettative.

Abbiamo imparato la necessità di continuare a camminare accanto.
Accanto a tutti coloro che vivono ancora sofferenza, solitudine e che temono di essere lasciati soli.

Da oltre due anni siamo presenti nelle zone dell’Abruzzo colpite dal terremoto del 6 aprile 2009.
Negli ultimi 15 anni la Caritas di Roma ha coordinato gli interventi della Diocesi di Roma a seguito delle seguenti emergenze:

Ottobre 1997. Terremoto Umbria/Marche

Maggio 1998. Alluvione Sarno

Ottobre 2002. Terremoto Molise

Terremoto Umbria Marche
Il 26 settembre del 1997 l’Umbria è stata sconvolta da un terremoto. Dopo alcune missioni di monitoraggio sono stati definiti gli ambiti di intervento in coordinamento con la Caritas Italiana.
Alla Caritas di Roma e alle Caritas del Lazio è stato chiesto di operare nella diocesi di Foligno. Il 31 gennaio 1999 la Caritas Diocesana di Roma ha terminato il suo impegno presso il campo container della zona di S. Eraclio con la Caritas Diocesana di Foligno. La Caritas di Roma ha garantito la presenza attiva di operatori e volontari direttamente inseriti nel campo di S. Eraclio, nel coordinamento degli interventi di servizio ai più poveri, contribuendo ai kit di arredamento del campo-containers a Foligno.
Dal 1997 al 2000 per questi interventi furono destinati 141.134€. Dal 2001 al 2004 abbiamo sostenuto il “progetto Famiglie” in collaborazione con la Caritas Diocesana di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino.

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Alluvione Sarno
Il 5 maggio 1998 un’alluvione distrugge il paese di Sarno, in Campania, causando oltre 150 morti.
La Caritas diocesana di Roma ha portato sostegno alle attività di animazione giovanile del Centro di Ascolto “Lodovico Pavoni”, gestito dalla congregazione religiosa dei Pavoniani. Nell’oratorio di Sant’Alfredo è stato organizzato l’evento “Estate ragazzi”, un programma di accoglienza diurna, dalla metà di giugno alla fine di luglio 2002. Un centinaio di ragazzi ha usufruito del servizio, seguiti da giovani volontari della parrocchia: sono state svolte attività formative, di aggregazione e di tempo libero. Due giorni alla settimana sono stati portati con i pullman al mare e a visite guidate nella zona. Sono stati organizzati anche due campi scuola a Mondragone (CE). . Per dieci ragazzi di famiglie in gravi difficoltà, è stata organizzata anche la mensa nei locali annessi alla comunità alloggio ‘la casa’.

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Terremoto Molise
Il Molise il 31 ottobre 2002 è stato colpito da un terremoto. Una  missione di monitoraggio nei paesi colpiti dal sisma nel dicenmbre dello stesso hanno ha permesso di definire gli ambiti di intervento a cura della Caritas Diocesana di Roma in coordinamento con la Caritas Italiana.
Nel 2003 è stato portato avanti un progetto di sostegno ai Centri della Comunità di famiglie in località Morrone-Ripabottoni, sostenuti anche dalla Delegazione Regionale Caritas del Lazio.
Negli anni successivi, fino a tutto il 2008, abbiamo portato il nostro sostegno alla Parrocchia Beata Maria Vergine delle Grazie di Larino per i lavori di ristrutturazione del Centro Pastorale e per la creazione di un Centro di Ascolto Caritas per l’avvio di progetti relativi al microcredito, al lavoro, alle fasce giovanili ed alle organizzazioni locali di volontariato e non-profit che operano a favore degli esclusi

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