Ogni nuova emergenza ci trova impreparati.

Non tanto impreparati ad agire per gestire affannosamente le prime necessità, quanto piuttosto a capire in che contesti opereremo, che aspettative incontreremo, con chi lavoreremo, quali sono i bisogni veri che valuteremo e che risposte saremo in grado di dare.

Nelle diverse esperienze di emergenze nazionali che abbiamo vissuto in questi anni abbiamo scoperto la necessità di entrare in punta di piedi per testimoniare una presenza che non fosse ingombrante. Abbiamo scelto le strade dell’incontro aperto, del dialogo faticoso, della consapevolezza di essere al servizio della gente e non delle nostre organizzazioni, con la lucidità di chi sa che dopo il chiasso i problemi resteranno più incattiviti e più difficili da risolvere.

Quando si spengono le luci dei media, i terremoti, le alluvioni, le diverse emergenze restano vivi nella solitudine, nell’isolamento, nelle paure e nelle aspettative.

Abbiamo imparato la necessità di continuare a camminare accanto.
Accanto a tutti coloro che vivono ancora sofferenza, solitudine e che temono di essere lasciati soli.

Negli ultimi 20 anni la Caritas di Roma ha coordinato gli interventi della Diocesi di Roma a seguito delle seguenti emergenze:


Maggio 2012. Terremoto Emilia Romagna


Aprile 2009. Terremoto Abruzzo


Ottobre 2002. Terremoto Molise


Maggio 1998. Alluvione Sarno


Ottobre 1997. Terremoto Umbria/Marche