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La Libia e le sue storie

Raccontare la guerra ha sempre un non so che di retorico: i buoni contro i cattivi, i barbari contro gli istruiti, le culture contro le culture;
poi la guerra la vai a guardare più da vicino e non è altro che i più violenti contro i più pacifici.
Eppure oggi le guerre ci entrano in casa e basterebbe poco per collocarle nelle pieghe della storia senza enfasi o giustificazioni fallaci. Basterebbe guardarle senza commenti e forse capiremmo meglio. Ciò che sta avvenendo in Libia leva quella stucchevole pagina di retorica che voleva vendere concetti come tutela, ordine, sicurezza, accoglienza ospitale e rispetto dei diritti umani, per raccontarla per quello che è: un teatro di violenza conosciuta e tollerata nel nome della spartizione di ricchezze e territori. La guerra ha un sua tragica banalità e tra queste banalità ci sono campi di prigionia, vendita di armi, disprezzo della vita dei più deboli, annientamento  di ogni regola democratica, cancellazione dei diritti fondamentali delle persone. E’ il luogo dove menzogna e violenza trovano il terreno per crescere distruggendo la vita. La guerra non ha bisogno di troppe spiegazioni. Basta a se stessa. E se a volte non si riesce ad evitare, sempre si potrebbe non diventarne complici: nel non sostenerla e nel non giustificarla.

aprile 2019

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