Dai report mensili di giovani in servizio civile nei progetti della Caritas di Roma.
Comincio a rendermi conto di quante cose dovrebbero cambiare, e quanto è difficile farlo. Il degrado di case che non si posso chiamare case, la voglia di cambiare che vedo nei loro occhi e la durezza del mondo esterno. E’ cambiato il mio modo di camminare per le strade di Roma cerco gli invisibili e parlo con loro se vogliono..e spesso questo li rende un po’ più visibili, non se lo aspettano di sentirsi chiedere della loro vita da chi non porta una divisa. Perché non voglio rapportarmi a loro solo all’interno di un campo.
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Se da una parte mi sento privilegiata per avere la possibilità di essere a contatto con la vera umanità, con i più umani tra gli umani, di avere accesso ad un tesoro che molti non scopriranno mai, dall’altra mi sembra a volte che finché questo tesoro, questa parte così vera dell’umanità resta invisibile ai più, sarà difficile pensare ad un mondo diverso. Lottare e impegnarsi perché le persone possano godere almeno dei diritti essenziali è molto, è vero, ma non è abbastanza!
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L’accoglienza in questo senso assume ai miei occhi un valore straordinario, terapeutico (non solo per chi è accolto, ma anche per chi accoglie), è parte integrante della cura perché significa riconoscere la dignità, il valore e i diritti di ogni persona, creare uno spazio che rassicura e rafforza
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…le giornate trascorse qui dentro, il contatto continuo con gli utenti, l’ascolto delle loro storie, guardare i loro occhi mentre parlano di sbarchi e voglia di ricominciare mi da l’esatta misura del livello di follia che sta invadendo l’opinione pubblica e con cui purtroppo mi sto confrontando quotidianamente.
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Invece ho scoperto che posso fare molto altro!!!
Ho potuto insegnare a Francesca i primi rudimenti dell’uso di internet…. ho potuto leggere il giornale con Ciro e spiegargli le parole che non conosceva…. ho potuto guardare i quadri che Riccardo custodisce nella sua stanza perché sono le uniche cose che gli ricordano casa… ho potuto parlare con Kareem e scoprire che gli manca molto la sua famiglia e che sta cercando di far arrivare la moglie in Italia…ho potuto stare seduta in silenzio con Marco perché è la cosa che più gli piace fare….
Insomma in queste due ore al giorno ho scoperto piccole cose su quei ragazzi che in realtà sapevo già ma delle quali non riuscivo a godere pienamente presa dalla smania di rendermi utile a tutti i costi….ora so di poterlo fare anche solo stando seduta con loro…
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ogni giorno, chi si occupa degli altri, in un rapporto stretto e ravvicinato, si trova ad affrontare una realtà dura in cui la cosa principale è affrontare i problemi di natura pratica, mangiare, dormire, lavarsi, avere un documento, tutte cose scontate per chi come me è nato da questa parte del mondo. Questo affaccendarsi, questa preoccupazione di ordine pratico però a volte fa perdere la dimensione umana dell’incontro con l’altro, a volte è anche un modo per proteggersi dalla sofferenza. Ecco vorrei imparare a mantenere sempre la lucidità e la praticità necessarie per risolvere i problemi quotidiani, ma non lasciarmi “distrarre” da questi e avere sempre in testa i principi di rispetto, giustizia e fratellanza. Voglio poter sempre piangere nel buio della mia stanza per un racconto doloroso o per un’immagine atroce vista in tv. Insomma vorrei non abituarmi mai alle crudeltà del mondo. Come vorrei provare sempre una gioia infinita per un sorriso.
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Ma sono sicura che questa esperienza ci lascerà molto dentro e ci farà affrontare la vita in maniera diversa; almeno per quanto mi riguarda, comincio ad avere delle certezze che questa strada sia quella giusta, la strada che ho cercato per parecchio tempo, ma che non trovavo mai il coraggio di percorrere.
Purtroppo, mi sto rendendo anche conto che non è poi cosi facile, ma se non ci si prova non sapremo mai se qualcosa, magari anche in minima parte, può veramente cambiare.
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E credo che lì avvenga proprio questo, una sorta di perdono, una seconda o terza o quarta chance, non importa quante volte ci si sia provato, l’importante è dare amore incondizionatamente, è dare amore all’uomo in quanto tale, e tramite lui mostrare un amore per l’umanità tutta che va aldilà di qualsiasi cosa, amare solo e soltanto perché si è uomini. e forse guardando da questo punto di vista, posso iniziare a capire la frase che campeggia nel teatro di Villa Glori: ….non si può amare senza sporcarsi le mani….. lo sto imparando adesso, o almeno spero che lo stia facendo.
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